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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



14 marzo 2008

Donne, uguaglianza, barba e capelli



Da Aronne del 07/09/2006


Sabato pomeriggio, sono dal parrucchiere. Il salone è gestito da una coppia di socie, titolari dell'esercizio nel quale operano  4 dipendenti regolate con contratto artigiani. Dal momento che è un salone di parrucchiere, la clientela è prevalentemente appartenente al sesso debole.
Attendo un'ora il mio turno. Il protocollo prevede lo shampoo prima del taglio. Per niente rinuncerei alle mani di Margherita, un donnone biondo, americana di origine calabrese, che vista la mole probabilmente sarà arrivata a Torino con qualche Katrina o affini alcuni anni fa. E' la mia shampista di fiducia, di una simpatia dirompente, pari alla mole. Parliamo sempre un pò del più e del meno. E' gradevole, e, specie dopo una settimana trascorsa con i 'vadical chic' di stampo sabaudo, un pò di sana aria di borgata (di pasoliniana memoria) è una brezza rasserenante.

Ma veniamo al punto. Margherita mi confida, con la sua consueta flemma ed il suo solito atteggiamento servile ma non sottomesso "ricordate lo zio di Guido (Benigni) in "La Vita è Bella"? e mi dice: "Da quando ho avuto il mio bimbo sei mesi fa qui il rapporto con le cape è cambiato totalmente. Niente ferie, scalate dai giorni di maternità, niente permessi, orario no-stop 9-19 dal lunedì al sabato e un clima che può essere riassunto con "Prova a sgarrare un'altra volta e sei fuori!"

Preso da un Bakuniano istinto sindacale rinuncio a rilassarmi totalmente al suo massaggio, e una volta sotto la forbice di una delle due socie vado all'attacco, avvalendomi dell'eloquio dei classici, la logica pitagorica ed una simpatia sicula per edulcorare il tutto.
Per la socia non ci sono ragioni, lei è una che si è fatta da sè, divorzi, matrimoni, aborti, viaggi a Sharm, debiti e lavoro sono la sua vita arida e neo-proletaria. Come li aveva ben descritti Tommaso Labranca i neo-proletari vivono delle tre FFF, fiction-fashion-fitness. Nel loro perimetro culturale, nel quel non possono trovare spazio categorie come il liberismo, il capitalismo, l'essere liberali o assistenziali, alberga solo questo convincimento:"lavorare per estrarre da dipendenti/clienti il surplus che possa garantire i valori declinati dalle fiction che sono il vestire fashion dopo essersi fisicamente sistemati con il fitness".

Uno dei miei lettori più assidui di allora, Cincinnato, qui nei commenti, forte della sua cultura e della sua quasi Kantiana impostazione socio-culturale giustamente dice:"Il diritto di procreare investe la sfera privata dell’individuo e di questa sfera non è tenuto a farsi carico il mercato. E qui, o siamo liberali, o non lo siamo", dice una cosa giusta che io condivido.
Tuttavia non è questo il principio che regola l'atteggiamento di tanti/e datori/trici di lavoro che invece bistrattano i propri sottoposti semplicemente in nome di una pregiudiziale visione della realtà. Come nella più classica società 'latina' regolata da rapporti di tipo verticistico, il capo, il Principe se vi piace, non può non essere lupo. Deve erigere gli argini contro la fortuna, deve prevedere che il dipendente per una pura questione di free riding proverà a fregarlo, ad esempio facendosi assumere per poi rimanere incinta. Quindi al diamine le considerazioni se il tasso di natalità è sotto zero, al diamine le considerazioni sul fatto che la società è fatta di vecchi e per i vecchi. Quello che conta è non perdere quel surplus da estrarre anche dal più furbo dei dipendenti dimostrandio di essere più furbi di loro. In questo penso che le donne siano penalizzate più degli uomini.

A meno che come suggerisce il più grande statista di tutti i tempi usano la loro piega più intima per sposare un ricco...Tant'é.

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