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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



29 aprile 2011

Libica


S’era sposato a quasi ventisei anni, nel gennaio del 15, con l’aiuto di certi parenti imparentati con della gente di via, di Treviso; era sicuro che il paese, profondamente socialista, non avrebbe mai e poi mai consentito alla guerra, alla carneficina del proletariato. La Libia pur essendo dell’89 l’aveva schivata. Ma quando poi, maturò quella grossa, allora lo brancarono anche lui così bello, sposo ancora caldo di letto perché a Cadorna potevano fargli comodo anche quelli di seconda scelta per i suoi colpi di maglio.

- La Meccanica - Carlo Emilio Gadda





  


30 marzo 2011

Tempo zero



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30 marzo 2011

Povera Italia


Ieri mi è arrivata una e-mail dalla Spagna. Da un mio ex collega dell’Università, che vive all’estero da quando ha terminato gli studi. Uno dei cervelli che il nostro paese non è riuscito a trattenere. Malgrado l’ incarico, sicuramente di grande importanza che riveste all’estero, ieri, ha trovato il tempo per riempire una lunghissima mailing list cui destinare il suo sfogo, indignato, verso De Mattei, Vice Presidente del CNR. La chiosa “Povera Italia”. Già.
Povera per niente. Ché, per dirla col De Mattei, Dio solo sa quanta liquidità c’è in questo paese. Tanta e concentrata in mani di pochi che non si riesce a incentivare nell’investire in qualcosa che faccia scopa con sviluppo e modernizzazione. Perché gli incentivi su come spenderli li dovrebbe indicare la politica. Ecco. E quindi da fuori gli Augias, i compagni di Università esterofili, ci vedono poveri. Bello è guardare all’Italia dalla Francia muscolare e gelosa di Sarko’. Facile contare i nostri pochi fagioli con davanti un bel piatto di crauti cotti dalla Merkel.
Tutta colpa di Berlusconi che deve preoccuparsi dei suoi processi e delle sue maialate! Questo il coro delle prefiche, limitate nell’intelletto, che si accontentano dello slogan al posto dell’analisi.
Prendete Lampedusa. Lampedusa, non Lampedusà, non Lampedusen. Più scoglio che isolotto. Più Tunisia che Italia. Come è possibile non riuscire ad organizzare lo sbarco di 1000 persone al giorno? Una quantità che non riempirebbe una nave da crociera. Basterebbe mandare la Costa. Una Costa salva la costa. Ecco, ho già il motto.
Gli armatori sono sempre in crisi perché non riescono nelle mezze stagioni ad ottenere un riempimento profittevole delle proprie navi. Ecco, fatto. Lo Stato paga i loro viaggi. A bordo 10 membri dell’equipaggio, che con altrettanti computer, si occupano della registrazione, catalogazione e smistamento. Già. Chi sei, da dove vieni, cosa sai fare e una lista di 3 paesi in cui vorresti andare. Un sistema informativo centrale (Europeo) si preoccupa di interagire con le prefetture. Non è Minority report. E’ una cazzata. Ma niente paura questa mattina deve essere in arrivo un barcone di sole donne dalla Tunisia. Evento rarissimo. Ed infatti Berlusconi si è precipitato sull’isola. .





  


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8 marzo 2011

A Torino il Pdl rischia la S-Coppola...


A volte il nome è tutto. Si vocifera che Berlusconi il 21 Marzo, con una mega convention lancerà Coppola. Candidato del Centrodestra a sfidare Fassino alle Comunali di Torino. Ora, con tutti i guai che ha già, con tutte le allusioni che riceve e deve sopportare, ma dico io proprio uno che si chiama Coppola doveva coinvolgere?

 

 




  


2 marzo 2011

Risate a denti stretti


De Benedetti su La Stampa in una lunga intervista.  Difficile da commentare. Ma sicuramente molte idee per la pagina delle Risate a denti (e non solo) stretti del prossimo numero della Settimana Enigmistica.

D.: E dunque, gli investimenti?

R.: «Penso - ma lo dico come criterio generale e non come programma della società - che usciremo dalla crisi con un aumento dell’inflazione. Quindi ritengo che in questa fase l’investimento in beni reali a medio-lungo termine sia premiante, mentre è da escludere la finanza fine a sè stessa».


  


23 febbraio 2011

Il prurito dell'elefantino

Ieri Roger Cohen, editorialista del New York Times aveva in uno splendido articolo svelato la piccineria di un' Europa divisa che non riesce a coordinarsi per pianificare una linea diplomatica comune di fronte al ribollire del Maghreb. Qui trovate l'articolo che non risparmia battutine velenose a Francia ed Italia che, schiave dei loro premierati e delle loro politiche troppo poco diplomatiche e tanto, troppo amicali  si trovano costrette a tiepide reazioni di fronte ai massacri di Tripoli. Giuliano Ferrara, che nel 2006 aveva benedetto il libro di Christian Rocca "Cambiare Regime", deve essere stato punto sul vivo dall'articoletto al vetriolo di Cohen. E così stamattina replica sul Foglio, che, ahinoi, rimane assai distante dal New York Times.
E' curioso notare come proprio quella real politik, di cui Ferrara nel 2006 riempiva il suo doppiomento, mentre intervistava dando rigorosamente del Lei Rocca , vorrebbe oggi un Europa più  in linea con le dichiarazioni della Merkel che con il cerchiobottismo imbarazzato di Sarkozy e Berlusconi. Il cortocircuito della sinistra pacifista in una politica estera atlantica è stato superato, in peggio, dal cortocircuito dei contratti amicali, dei tornaconti personali. Della politica internazionale dei tarallucci e del vino.
Il risveglio del Maghreb è dovuto alla fame, ai bisogni primari. Che vengono ancora prima dei diritti civili. Perchè con lo stomaco vuoto si fa fatica a concepirla la libertà.
L'Occidente ha da spartire la pagnotta con chi la pagnotta non ce l'ha.

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vg


  
  


22 febbraio 2011

Europa pigmea

Il 17 Dicembre la rivolta del popolo Tunisino segna la fine del regime di Ben Alì. Michèle Alliot Marie, Ministro degli Esteri del Governo Francese,   offre il "know how" dell'intelligence transalpina a Ben Alì. Con cui notoriamente la famiglia del Ministro fa affari da lunga data.

Due mesi dopo, la rivolta impazza tra le strade di Tripoli. Malgrado la repressione ordinata da Gheddafi e dall'esercito, il dittatore libico pare avere le ore contate.
Il premier del governo italiano Silvio Berlusconi si coordina col Ministro degli Esteri Frattini. E questi fa scena muta. Nè una parola, nè una esternazione di fronte alle centinaia di morti a Tripoli e Bengasi.
Oggi Berlusconi definisce Gheddafi: "Uomo di grande saggezza".  

Mentre il Maghreb è messo in fiamme dalla rivolta di popolazioni affamate ed eternamente soggiocate da tiranni arrivati al potere attarverso golpe militari, legittimati da un Occidente disunito e compiacente, assistiamo al tramonto del'Europa.
Un' Europa incapace di costruire una politica autonoma, omogenea ed unitaria. Un'Europa piccina piccina che ostacola l'ingresso della Turchia in Europa,  che è schiava degli egoismi dei propri leader che hanno molto, troppo in comune con i tiranni deposti in Maghreb.

Lettura consigliata: The fading dream of Europe -  Orhan Pamuk  
   
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6 febbraio 2011

Legittima inculata

Oggi Ferrara su Il Foglio prova a costruire un parallelismo molto ardito. Tra Marchionne e Berlusconi. Ovvero tra Fiat e Governo. E quindi, azzardiamo, visto gli sviluppi odierni, anche questo: Chrysler e Storace.
La spregiudicatezza di Marchionne nell’essersi saputo sganciare da Confindustria, quanto mai inutile, oggi ormai relegata a conventicola per caffè letterari, cene culturali, parcheggio di figuri che di industriale hanno solo le chiome metallizzate, viene accostata alla spregiudicatezza di Silvio Berlusconi che nelle sue cene di Arcore ha saputo sganciare Euro in bigliettoni per creare attorno a sé, invece, una conventicola che le chiome le ha ben colorate. Sotto e sopra, diciamo.
La contropartita di tanto spregiudicato riformismo, venduto oggi a 1,30 Euro, perché quello vale, è l’inchiappentamento di tre quarti di società. Le donne che vedono consolidare la loro posizione. Pi greco mezzi. Come direbbe Cetto orizzontalmente e verticalmente. E gli operai. Ma la posizione di questi va vista sotto diversi angoli. La litania di certa sinistra, sindacale anche, dei diritti perduti è una balla ideologica vecchia come i grigio-metalizzati di Confindustria. Il punto è che il riformismo alla Marchionne sta facendo passare come colpa del costo del lavoro la crisi industriale di questo paese che non sa più fare niente su grande scala. Produce prodotti di nicchia che però danno lavoro e cibo a numeri di nicchia. E non ci permettono di competere a livello “Mondo”. Quello che Ferrara chiama riformismo è quindi un maldestro tentativo di risolvere, secondo logiche di cortissimo periodo, beghe interne e locali, o addirittura familiari nel caso del Premier.
Ed infatti, l’agenda Politica di Silvio Berlusconi non ha obiettivi di lungo termine. Un fine ultimo collettivo. Ma nasce dall’esigenza di allontanare dai propri guai giudiziari e personali l’attenzione di quelle stessa collettività verso cui il Governo di cui è presidente è (dovrebbe essere) responsabile.
Il Paese è quindi vittima dei bocchini, dei Bocchino, dei bordelli e dei Casini. E anche se alcuni nomi e termini hanno la maiuscola, è il paese ad essere minuscolo. Dobbiamo sorbirci un Michele Brambilla su La Stampa che ci spiega del perché la bicameralina, del perché del veto di Napolitano, del perché di quella manfrina, di questa leggina, di quell’altra ruffiana, e di quest’ultimo lecchino. Il risultato politico concreto è lo stallo del paese. Che di fatto va avanti mosso da pure forze inerziali. Manifestazione palese del fatto che al governo c’è soltanto una burocrazia inutile. A conferma di come probabilmente una macchina senza nessuno al volante rischia di essere meglio di una mal guidata. Un (brutto) modo per legittimare un risveglio liberale.

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vg


  
  


29 gennaio 2011

Cetto bafanculu

Il film sul Sig. Laqualunque provoca il vomito. E non per le risate. Ma perché è vomitevole l’idea che si possa fare un film cucendo dei vestiti sgargianti su personaggi scontati, facendoli muovere in maniera scontata con in bocca le parole, le stesse parole che, da ormai 6-7, anni Piero Guerrara scrive per Antonio Albanese. Da quando fu concepito il personaggio Cetto Laqualunque. Personaggio riuscitissimo. Certo, Cetto.
Cetto vomita, Cetto insulta, Cetto sputa, Cetto piscia, Cetto caca. Sopra tutto e tutti. Sopra ogni morale, ogni decenza, ogni diritto, ogni buon senso del vivere civile e del vivere comune. Ma una cosa è il personaggio, le gag, i gesti, le movenze dello straordinario Albanese. Attore insuperabile. Caricaturista, che nei suoi film, ha dimostrato di essere un camaleontico interprete di ruoli profondamente distanti che è capace di rendere credibili. Un’altra cosa è un film. E questo film non è.
Manfredonia, il regista, doveva fare di più. Andare oltre le gag e la banale sovraesposizione dei mali della Calabria e del Sud. Una banale, grottesca sottolineatura di un profondo malessere che è culturale. Che è genetico, incistato nella placenta di una terra vittima della sua stessa gente. O, almeno, di molta parte di essa. Cui questo film, banalizzandosi, finisce col dare poco aiuto. Perché, se è vero che anche il troppo ridere può tramutarsi in tanto pensare, è anche vero che troppo ridere, di cose gravissime, finisce col semplificare, annacquare. Il sud è brodaglia ormai!
Albanese ha ribadito, più e più volte, il suo intento di colpire una certa cultura omogeneizzata. Dominante. Una cultura autoritaria che non si sente responsabile ma legittimata. Che al confronto contrappone l’affronto. Ma non basta.
Interpretare un personaggio per condannarne l’anima è esercizio assai complesso. Albanese corre seriemente il rischio che un personaggio così vivo, così reale, come Cetto Laqualunque, che se oggi si candidasse veramente alle prossime elezioni otterrebbe il 9% delle preferenze, di diventare suo prigioniero. E come tutti i prigionieri finire vittima della sindrome di Stoccolma.

La gente in sala inizia a ridere appena si spengono le luci. Sono ancora i trailers di altri film. Segno che non ci si può aspettare un pubblico critico. Segno che alle prossime elezioni scelgano di nuovo lo stesso premier confondendolo col sempre più reale Cetto.


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vg


  
  


14 novembre 2010

La Politica Sportiva

La Ferrari non ha vinto il Mondiale con Alonso. L'ho scoperto quando una ciabatta mi ha svegliato dal torpore in cui l'ennesima gara soporifera di uno sport, che non ha più niente di interessante da raccontare, mi aveva fatto sprofondare. A conti fatti, mi sono detto, non è poi tanto male. Ho pensato a cosa poteva succedere di qui a pochi giorni. Pensate. Un nuovo premier che anzichè vincere in rossonero, vince in rosso. Che al posto di Bertolaso si porta dietro Schumacher...mala tempora...

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