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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



29 aprile 2011

Libica


S’era sposato a quasi ventisei anni, nel gennaio del 15, con l’aiuto di certi parenti imparentati con della gente di via, di Treviso; era sicuro che il paese, profondamente socialista, non avrebbe mai e poi mai consentito alla guerra, alla carneficina del proletariato. La Libia pur essendo dell’89 l’aveva schivata. Ma quando poi, maturò quella grossa, allora lo brancarono anche lui così bello, sposo ancora caldo di letto perché a Cadorna potevano fargli comodo anche quelli di seconda scelta per i suoi colpi di maglio.

- La Meccanica - Carlo Emilio Gadda





  


19 novembre 2010

In altre parole



In altre parole, in questo paese non devi alzare la cresta. Certe cose, certi equilibri non vanno toccati. Vuoi fare il giornalista, bene. Meglio però quello domestico che quello selvatico. Vuoi approfondire, approfondisci ma stai attento che troppo approfondire vuol dire sprofondare. Vuoi capire, fallo pure, ma non esagerare.

Così è nel paese del moderatismo pruriginoso. La verità è che non devi dare fastidio. Non devi sbandierare troppo le tue abilità e competenze. Le tue conoscenze. Né sul posto di lavoro, né a casa tra i parenti, né nella società civile, né in politica e tra le istituzioni. La prassi su cui si è edificata nei secoli la cultura nostrana è coperta da una malta cementizia di paternalismo violento ed autoritario. Fascista e vittimisticamente violento.
Il padre, il dirigente, il leader politico, il ministro, l’establishment tutto, quello con cui devi rapportarti ogni giorno, salvo le dovute eccezioni, ti impone un modello di quieto vivere e rassegnata accettazione dello status quo.

Se vai in un’azienda di grande, peggio se di grandissima dimensione, in Italia pochissime, il 90% delle quali è pubblica o vive di risorse pubbliche, non puoi e non devi “fare”. Perché la maggioranza non “fa”. Non si compete perché il mercato è captive e, se non si compete fuori, non c’è bisogno di selezionare il meglio dentro. Tolto il sano agonismo, lo stimolo a far meglio, è tutto un veleggiare comodamente nella routine.
Qualsiasi tentativo di cambiare rotta viene ostacolato in nome dell’ira degli dei, del fato che potrebbe non essere favorevole. Come nei miti e nelle leggende. In fondo certi personaggi, che fanno parte del cosiddetto management pubblico, si comportano come i Proci. E guai se ritorna Ulisse.
E così ti ritrovi a festeggiare una nuovo prodotto che è il restyling del rifacimento di un suo antenato di 50 anni fa. E devi festeggiare, senza stare a criticare perché fa male al made in Italy. Giovanni Minoli, che come la Comit ai tempi di Mattei c’era ai tempi del Duce così come al tempo della Repubblica, sostiene che a Vieni Via con Me a vincere sia sempre Berlusconi perché Endemol è sua. Sostiene che la Rai è piena di 500, un prodotto made in Italy da cui la Fiat è riuscita e riesce a ricavare profitti perché un ottimo prodotto. Minoli mette però sullo stesso piano, pericolosamente, un prodotto editoriale, televisivo con un prodotto industriale e li guarda sotto la lente del marketing e della comunicazione. Quando invece, forse, un prodotto industriale andrebbe giudicato anche rispetto all’innovazione, all’eventuale vantaggio competitivo che una casa automobilistica riesce a realizzare e che le può consentire di competere sul mercato. Quando invece un programma come Vieni Via con Me non andrebbe solo giudicato rispetto all’azionista di riferimento ma rispetto ai temi che affronta che sono ben diversi da quelli del Grande Fratello che la stessa Endemol produce.
A Vieni Via con Me Saviano prova a rendere televisivo quello che lui ha approfondito. Mettendo in fila, per un pubblico molto vasto, informazioni e ragionamenti. Semplificandone alcune implicite connessioni che un pubblico vasto potrebbe non vedere immediatamente.
La verità è che se le riflessioni incontrano il grande pubblico danno fastidio. E si viene bacchettati, ridimensionati. Zittiti, delegittimati. Per tornare a Minoli sembra quasi che ci sia un po’ di livore per il fatto che la Storia siamo noi la vedono in quattro gatti. Non vorremmo pensare che ciò è dovuto al fatto che il grande pubblico preferisce la Endemol.
La sfortuna di Roberto Saviano è stato quello di finire stritolato dentro una macchina, quella catodica di Rai 3, che ha una targa ben precisa. E che avendo un’identità più forte dell’autorevolezza di Saviano ha finito per targare anche i suoi autorevoli ragionamenti. E così lo ha messo nudo di fronte al linciaggio dei depositari dello status quo.
Perché in questo paese non ci possono essere colpevoli. Né responsabilità. Senza responsabilità vince sempre il più forte e si cementano le distanze sociali più di quanto il reddito e l’evasione fiscale non facciano già. Non ci sono responsabilità da assegnare e quindi neanche ruoli. Senza ruoli non c’è organizzazione. Nel caos ci si può spartire posti, potere, sguazzare alla bene e meglio. Quello che si dimentica è che mentre la macroeconomia è ridistributiva, ridistributivo non è il benessere che è invece funzione di tanti, numerosi altri aspetti e valori. Di denaro ma anche di sogni e di speranza. Di reddito ma anche di alternative ed opportunità. Di identità e di una politica che non scambi i mezzi con i Fini.


14 settembre 2010

Elezioni

La Lega perde le elezioni di Miss Italia. Il PD inizia a pensare al compagno Mariotto... 


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19 agosto 2010

Dove sono tutti i Calabresi?

Irene Pivetti si occuperà dell'immagine della Regione Calabria. Irene Pivetti, nata a Milano, membro della Lega Nord è entrata a far parte del governo della regione. Sarà assessore e  ne curerà l'immagine.  Evidentemente si tratta di una scelta popolare... Gli elettori l'hanno chiesta a gran voce. Le urne, quelle evocate dalla maggioranza, da Schifani, hanno sancito che una leghista curi l'immagine della regione più a Sud dell'Italia. Non considerando la Sicilia che non si sa ancora se faccia parte dell'Italia.

L'opposizione dov'è? Quella nazionale e quella regionale? Esistono ancora?

La mossa è assai astuta. E' evidente una strategia da parte della Lega di infiltrarsi al Sud per aumentare la loro influenza politica laddove l'identità celodurista, federalista e antisudista  di Bossi gli aveva impedito di essere presente.
Chiaramente il tutto in barba alla democrazia parlamentare. Facendo lo sgambetto sia a destra che a sinistra. Granata, Miccichè e Lombardo sono avvertiti.  



11 giugno 2010

Leghisti

Cirio, assessore regionale Regione Piemonte ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Assumerò solo Prof.Peimontesi".
Beh, Cirio andrebbe proprio pelato.  Vivo.


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2 giugno 2010

2 Giugno

I leader della Lega non hanno partecipato alla parata del 2 Giugno.
Avranno pensato fosse un giorno di ferie....


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29 aprile 2010

4 matrimoni in 4 mesi

Questo post è una piccola riflessione che inaugura per il sottoscritto un periodo di grande sofferenza. Forse, anche di qualche isolato e concentrato piacere. 4 matrimoni in 4 mesi. Già.
Ora, sul matrimonio si potrebbe discutere giorni senza arrivare a nulla. Gente che si sposa non arriva a nulla anche dopo anni. Per cui, figuriamoci...
Qualche piccola osservazione, però, vale la pena farla. Aiuta a buttare fuori un po' di acido, prima, per evitare di allungare le digestioni, poi.
Prima riflessione. Mi sono sempre chiesto perchè si chiama matrimonio e non patrimonio. Perchè due termini così simili abbiano due significati così distanti. Mi sono dato questa risposta: Matrimonio e Patrimonio sono come Impieghi e Fonti nel libro contabile. Uno dei modi per impiegare il patrimonio è il matrimonio. L'uomo (patri) porta i soldi a casa e la donna (matri) li impiega. Mi sposo (matrimonio) e mi impiego nel patrimonio. La borghesia, che è abile nell'esercizio sottile dell'ipocrisia, preferisce parlare di matrimonio e basta, celando, dietro le quinte, alle spalle dell'altare, il patrimonio. Una prosaica tecnicality. Come negli affari. Ci si da una stretta di mano in pubblico. Poi ai dettagli penseranno gli avvocati. O i ministri del culto. Paraculi e paraculti vanno a braccetto.
Messa da parte questa riflessione un po' scontata sull'officio, veniamo ad alcune più folkloristiche distorsioni correlate.
Partono gli inviti. Per semplificare consideriamo cento partecipazioni. Ciascuna mediamente per due persone. Nella maggior parte dei casi l'invitato è uno dei due destinatari della partecipazione, l'altro è il consorte o la consorte. Tant'é.
Statisticamente su una ventina di matrimoni cui capita di essere inviatati, se si è fortunati, in una decina uno dei due (più lui di lei) eviterebbe di andare. Anche se non puoi dirlo apertamente perchè l'esercizio che la borghesia impone inizia 40 giorni prima della cerimonia, diciamo che non te ne frega un cazzo. Ma ci vai. In fondo, fai compagnia alla tua dolce metà. Magari sfrutti l'occasione per un viaggetto. Di solito, se sei fortunato, finisci in qualche bel posto. Ma nella sostanza al matrimonio fai solo presenza. Se capita di finesettimana, l'uomo patisce in qualche momento la lontananza dal televisore. Specie in questo finale turbolento di campionato soffre di non poter seguire la giornata calcistica con i suoi verdetti. Può effettivamente essere un dramma. Puoi individuarlo facilmente l'uomo che non è l'invitato ma accompagnatore di inivitata. Ha quello sguardo tipico di chi, durante la cena (specie di un sabato), vaga cercando in qualcuno degli altri sconosciuti con cui è al tavolo, un'intesa, un po' di solidarietà. Magari una connessione ad internet per avere un aggiornamento del posticipo. Le donne (in veste accompagnatrici), invece, si comportano in maniera completamente differente. Per loro sono i momenti più belli dell'esistenza. Ci si veste, ci si trucca e si perde tempo. In macchina, in pulmann, in treno, in albergo, al ristorante, facendo fotografie, chiacchierando di stronzate. E' decisamente il loro habitat. Alcune, anziane, sfoderano un'euforia da baccanti. I piedi tornano per qualche ora piccoli e stretti ed entrano miracolosamente dentro scarpe che evocano le chiglie di scafi da competizione. Come mettere delle mercedes dentro dei garage dove a stento entra una 500. Solo che anche Cenerentola, che doveva essere una gran figa, aveva i minuti contati. E così, inesorabilmente, il trucco a metà del rinfresco, inizia a cedere mostrando delle fessurazioni simili allo scorrimento delle placche tettoniche. Le piante dei piedi tornano a chiedere impetuosamente, come il vajont, spazio agli argini che cinici stilisti hanno progettato. Gli aloni fanno il resto. Della loro carcassa ormeggiata di sbieco su qualche poltrona, durante pietosi momenti danzanti che hanno il solo vantaggio di far abbassare le luci, rimane solo il vociare squillante e caciaroso con cui rimbabisono chi gli passa intorno.
Le più giovani specie se, come capita di frequente, provengono da regioni diverse dedicano il loro tempo a riflettere sulla differenza dei costumi. E' tipico che quelle che vivono al Nord vedano ancora in voga tra quelle che vivono al Sud cliché da primo dopoguerra. E ci danno dentro su quanto sono classiche e superate certe usanze, la mentalità ecc.

Hanno l'atteggiamento che è perfettamente descritto nel film l'Uomo delle Stelle interpretato da Sergio Castellitto - (una delle sue migliori interpretazioni, probabilmente per via del fatto che gli veniva naturale essere come il personaggio che interpretava). In quel film Castellitto era un modesto furfante romano (Joe Morelli) che si guadagnava da vivere facendosi pagare da persone umili provini fotografici che millantava fossero destinati a importanti registi e uomini dello spettacolo. Lui non li avrebbe mai consegnati a nessuno. Il film è girato nella Sicilia del primo dopoguerra dove contadini, poveri disgraziati, scampati alle guerre di liberazione/occupazione del 900, si concedevano nella loro ingenua e più sincera autenticità. Joe Morelli non capiva che la truffa non riguardava gli spiccioli che andava estorcendo, ma riguardava quegli spaccati di vita che faceva suoi indebitamente.
E così, quando un gruppo di uomini d'onore chiedono, con la stessa umile genuinità dei poveri contadini, un servizio fotografico “fatto bene” per un loro “Don” testé scomparso, Joe Morelli fa male i suoi conti... La gente è disposta a dire più verità davanti ad una macchina fotografica piuttosto che davanti ad un paio di manette. Ma se la macchina fotografica è vuota...eh, Moré?!. [parte marcia funebre “Cristo alla Colonna" scritta dal Maestro Belisario di Ispica (RG)” ]


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3 aprile 2010

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Lega e Chiesa


3 aprile 2010

L'escalation dell'amore

Su Espresso del 31/3 Michele Serra scrive il suo solito articolo tutto yogurt con le fragole. Michele Serra è un simpaticone. Me lo immagino su di un divano in pelle di un salotto molto chic. Il divano sta morbido davanti ad una libreria, anch'essa molto chic. Piena, ovviamente, di libri molto chic. Qualcuno gli dice per telefono di quello che succede alla manifestazione berlusconiana contro Santoro. Lui forse non è neanche in Italia. Me lo immagino a Parigi, ad esempio.
Gli dicono del partito dell'amore. Della manifestazione. E lui si mette subito al lavoro e scrive il pezzo per Espresso.
Sentite come è spiritoso e chic al tempo stesso. "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio" è un appunto trovato tra le carte di un pubblicitario suicida. Forse uno slogan per promuovere un nuovo psicofarmaco. Forse uno slogan rifiutato da una ditta di spazzoloni per il cesso. Davvero chiccoso. Non vi sembra?
Per Michele Serra slogan e manifestazione sono due autogoal della comunicazione. Mica i pubblicitari di Fininvest possono competere con uno spindoctor come lui.
Michele Serra prevede il futuro. Non solo quello prossimo, ma anche quello di medio termine. E si spinge ad un fantasioso procedere di immagini su come saranno le prossime adunate del pdl. A ottobre 2010 e ad Aprile 2011.
Che simpaticone. Pensate a come deve sbellicarsi mentre descrive il pdl che sarà. Dal suo divano. E su altri divani, come il suo, Michele Serra sa che rideranno i suoi ammiratori, e le sue ammiratrici. Risate non volgari, s'intende. Risate chic. Con la boccuccia a culetto di gallina. Bocche che parlano di arte moderna, di libri, di cucina di un certo tipo. Il tutto con una certa classe. La raffinatezza, l'eleganza fanno parte del loro paradigma. Adottano i bambini a distanza ma lasciano i propri alle tate indiane. Anch'esse in divisa chic d'ordinanza. Certo.
Si scrivono e si leggono. A mezzo stampa, settimanale. Sentite come Michele Serra parla della Lega:"[..]breve intervento di Bossi che pronuncia parole di fuoco contro adultere, maledice gli arabi e saluta con un rutto. Successo travolgente[..]". Già, però non capisco chi voglia offendere Michele Serra. Forse quelli che danno il voto a Bossi, ma che sono la maggioranza? Forse Umberto Bossi in persona?
Oppure ce l'ha con gli avversari politici che non sanno fare i rutti al livello del leader leghista?

I numeri dei settimanali a cavallo delle elezioni dovrebbero indurre gli editorialisti a maggiore prudenza. Specie in quelli dalla immaginazione fervida ma che sono ormai sganciati dalla realtà. Le loro penne sono come i moduli spaziali entrati in orbita. Esiste una forza, coraggio dell'editore, che li trattiene a girovagare in un'orbita dalla quale, sì guardano alla terra, ma con l'approssimazione che la distanza siderale impone. La loro interpretazione della società finisce con l'essere lontana dal vero. Frequentare poi, nella angusta ma chiccosa navicella, i propri sodali ed amici di vecchia data non li aiuta di certo. Zucconi, Scalfari, Curzio Maltese, e i vari intellettuali come Zagrebelsky & C. non sanno più niente di questa Italia.
Sono troppo poco intellettuali per mettersi di stare lontano dalla piazza e dalla vulgata popolare che avrebbero il compito di studiare ed interpretare. E sono troppo poco popolari perchè abituati a rimanere nei loro salotti. Quelli chic ed elitari dove si spartiscono le poltrone di certi giornali, di certe case editrici e di certe roccaforti culturali. Arrogandosi il diritto di dettare i tempi e i modi dell'eleganza e dell'estetica. Della cultura, del sapere. Come se fossero questioni loro personali. Come se il gusto appartenesse solo a loro. Senza pensare, invece, a come veicolarli verso tutti.  A come far diventare la cura del bello, la passione per la lettura e l'approfondimento, l'urbanistica, ad esempio, valori rispetto ai quali è possibile trovare una condivisione di intenti tra strati sempre maggiori della popolazione.
Occorre pensare a quei valori in cui si potrebbe rivedere un'Italia di domani. Che non è necessariamente fatta di persone che sono contente di essere assimilate alla cultura modesta e dal trucido modo di fare della Lega. O che non si ritrova nel moderatismo centrista e nel conato di egoismo cattolico che tanto bene oggi il pdl interpreta.


1 aprile 2010

E adesso



Non ci resta che saltare sul Carroccio del vincitore...


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permalink | inviato da aronne il 1/4/2010 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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