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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



11 gennaio 2012

Parole e Personaggi: Decrescita felice, un cazzo



L'italiano medio, brutta espressione per definire il sentire dell'opinione pubblica nostrana, rispetto ai temi del consumo e della sostenibilità ambientale, altra brutta parola che non vuol dire niente, è tanto distante da Mercalli quanto lo è dalla Palombelli.
Quello che si trascura è che il cittadino con un reddito medio-basso (che sono la maggioranza) non ha le risorse nè per crescere, nè per decrescere. Caro Direttore, qui nell'officina di un'impresa qualunque tra fatture, ordini e progetti, aspettiamo un Messia. Che vuol dire realisticamente, fuori dalle retoriche, un politico che indichi una via, una visione a medio lungo termine per questo paese. Chessò: l'Italia sarà il Paese che sconfiggerà il cancro. Oppure il Paese che per primo raggiungerà Marte. Ci vuole un terremoto politico. E qui, senz'altro Mercalli, e la sua scala di valori non c'entra.


  



27 ottobre 2008

Chetempobruttochefa



Ieri ho seguito Chetempochefa. Niente da dire. Ottimi ospiti, interessanti i temi. Uno dei pochi programmi che si distingue dallo scadimento morale, culturale e sociale della TV e di cui è affetta l'opinione pubblica nostrana. Eppure la sensazione è che il pubblico di Chetempochefa sia sempre lo stesso. Il perimetro culturale all'interno del quale la trasmissione si muove non è in grado di attirare nuovi utenti. Quando Mercalli parla di risorse limitate, di rispetto dell'ambiente, di ciò che ci circonda è impossibile non condividere. Ma non buca. I suoi inviti non vanno a segno. Sfugge quella fascia di persone, di cittadini che ragiona così:“In Italia se sei un extracomunitario sei tutelato. Un italiano lo è meno. Lo Stato tutela chi viene da fuori e chiede le tasse a me. Non ci sono alternative, e se ci sono non m'interessano. Io evado le tasse per permettermi una vita agiata che è mio diritto. Che lavoro a fare se devo mettere in comune parte dei miei profitti. Se devo lavorare per poi fare la vita dell'impiegato statale che scalda la sedia sul posto di lavoro, tanto vale faccio l'impiegato o l'operaio anch'io.” Certo qualunquismo, certo. Pressapochismo. Eppure è in quelle parole che si consuma la sconfitta intellettuale e sociale quindi politica di chi cerca di guardare oltre.

Il fattismo del PDL si cementa su quelle poche righe. Semplici, cacofoniche. Contro questo edificio scadente non bastano le piazze. Non bastano programmi TV “fatti bene”. Occorre un lavoro di molti anni che rifondi un certo modo di guardare alla cose. Occorrono giornali, TV, esempi politici che ricostruiscano un modo di pensare che guardi alla società, al mondo, alla natura ed alla politica con un senso per la alternative. Con rispetto. Che si riconosca in valori di solidarietà, di uso razionale delle risorse. Sulla responsabilità. Sul rispetto del prossimo. Su questo crinale, difficile e astratto occorre rifondare un'azione concreta e tangibile. Una sorta di francescanesimo laico.
Ci vuole tempo. E temo, non lo abbiamo.

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