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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



17 luglio 2011

Analisi


Sono un professionista (partita IVA). Col fisco sempre tutto in regola. Fedele e collaborativo. L'altro giorno vado dal medico per alcune analisi.
Con i fogli in mano, seduto alla scrivania se ne sta, dietro agli occhiali, con uno sguardo sornione. Mi dice: "Tutti valori sono nella norma. A posto i trigliceridi, a posto il colesterolo. Le trovo solo l'Irpef alta". E scoppia in una crassa risata. Ecco il primo effetto della manovra...



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permalink | inviato da aronne il 17/7/2011 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


16 luglio 2011

Ecco perché siamo messi male



Le canzoni, d’estate particolarmente, costituiscono la colonna sonora delle nostre vite. Fanno l’atmosfera dei tramonti sulla spiaggia. Dei viaggi in macchina. Dei pomeriggi spaparanzati sul letto.
A furia di ascoltarli, quei testi e quegli arrangiamenti, nei continui passaggi radiofonici, a Settembre ti sono proprio entrati in testa. Alcuni ci legano i momenti più belli della propria vita, riconoscendo in quelle note enzimi catalizzanti di un loro amore o del divampare di un’ improvvisa passione. Emozioni, dunque, al cui ricordo non si vuole rinunciare. E non c’è modo migliore per fermare un ricordo che salvare nel proprio hard disk cerebrale nella stessa cartella una bella canzone di riferimento. Dopo le ferie, una volta tornati a casa, il canticchiarli sotto la doccia, via via dimenticandosi qualche strofa, equivale allo sbiadirsi dell’abbronzatura. Sono le avvisaglie dell’autunno. Che non di rado coincide con l’autunno della memoria. Sono temi discussi e sviscerati del tutto. La filmografia italica ha raccontato con lucida ironia e leggera eleganza tutto. Ricordate Sapore di sale ?
Se ciò che accade ogni estate è la riproposizione di atti umani e pertanto di dinamiche che si ripetono sempre allo stesso modo in quanto figlie della natura umana, le canzoni che ogni anno diventano il o i tormentoni dell’estate sono sempre diverse. E raccontano del contesto, della condizioni al contorno dove quelle dinamiche, che sono sempre le stesse, si ripetono. Adesso accendiamo la radio. E’ il momento di Vedo nero di Zucchero Fornaciari. A Zucchero piace la figa ed evidentemente deve aver già parlato col proprio commercialista. Avrà voluto informarsi per capire quanto la nuova manovra, appena varata dal governo, colpirà le sue fortune. Ecco perché è tutto un giocare sul nero che vede tra le cosce della marchesa e il nero che vede con i suoi occhi. Il nero che lo contagia. Testo pertanto ambiguo, estivo, ammiccante che al tempo stesso guarda alla realtà, al nero delle tasche degli italiani. Zucchero sa che per aver successo occorre comunque suonare le note dell’ottimismo e quindi l’arrangiamento che strofa di nero, corre agile verso il crescendo il cui egli ammette di non mollare, malgrado le tasse e i rincari di luce e benzina. A lui anche se sa di dover urlare come - il pesce infarinato: sono fritto! - il mattino dopo è sempre lì speranzoso che andrà meglio e quindi ci invita a fare come lui - Ma non mi arrendo alzabandiera! -.
Cambiamo stazione. Il più grande spettacolo dopo il bing bang . Jovanotti.
Jovanotti come Zucchero, anche se quest’ultimo fa più fatica ad ammetterlo, ci dice che - ha preso la chitarra senza saper suonare -.
Apprezziamo la sincerità. Jovanotti è in una fase della sua vita che è proprio a metà tra la stupidaggine incosciente dell’adolescente di Gimmi five che sembra quasi l’abbia cantata per anni qualcun altro, e la fase tipica dei post-cinquantenni (come Zucchero) in cui si ritorna a pensare alla figa in maniera preponderante. Ed infatti il suo pezzo è la canzone dell’amore che si compie e si consolida. Dell’amore maturo. E’ tutto un io e te, - che ci abbracciamo forte - che ci sbattiamo porte, - che andiamo contro vento, - che stiamo in movimento,- che abbiamo fatto un sogno - che volavamo insieme, - che abbiamo fatto tutto. La strofa si chiude però con un incidentale di inconsueto realismo per l’autore - che siamo ancora in piedi in mezzo a questa strada –. Jovanotti, forse, si stupisce di essere ancora in piedi? Ammette il suo disorientamento? Ha in mente il disorientamento dei giovani, dei precari?
Anche Jovanotti, come Zucchero, sa che per andare su in classifica occorre predicare ottimismo. Ottimismo e ottimismo. In fondo, mentre tutto intorno a noi dalla Grecia agli Stati Uniti è tutto un peana economico. Anche se durante le ferie, mentre si è tutti distratti con le orecchie che ascoltano senza filtri perché le menti
del terziario avanzato, più dei corpi, chiedono riposo dopo l’anno lavorativo che si lasciano alle spalle, non c’è niente di meglio che foraggiare vagoni di suoni e note ottimisti.
- Ci aspettiamo il meglio come ogni primavera - e nel caso ci fosse qualche recidivo che non abbassa la soglia dell’attenzione oppure qualcuno che è già talmente povero ed inguaiato che le ferie e il riposo non gli spetta ecco che il Lorenzo nazionale ha una strofa anche per lui: - è bello vivere anche se si sta male - .
 
Buone vacanze. E buon ascolto.




11 maggio 2011

Tremonti e il nucleare


Ho finito di leggere l’intervento di Giulio Tremonti riportato sul Foglio di oggi 11 Maggio. L’ho trovato di grande sostanza. In particolare mi preme sottolineare le considerazioni sul nucleare con le quali concordo perfettamente. Il nucleare, che è e rimane questione politica, va però prima di tutto analizzato dal punto di vista di un’analisi termo economica. Investimento a grande intensità di capitale il cui piano di ritorno dell’investimento va inquadrato in un orizzonte di 50 anni. Un investimento soggetto pertanto, nel calcolo del ritorno economico, da un costo del capitale che grava nei flussi di cassa futuri come la voce di spesa più elevata.
La decisione di un operatore razionale di investire in tale settore (un ipotetico attore privato) è quindi affetta dal rischio connesso con il dover stimare ex-ante quanto sarà il costo capitale tra 50 anni in uno scenario (condizioni al contorno) altamente aleatorio e mi riferisco alla dinamica dei prezzi dei combustibili alternativi al nucleare per la produzione di energia (metano, carbone). Dal punto di vista liberale dunque, prima di decidere “politicamente” se il paese debba o no avviare un programma sul nucleare, andrebbe verificato se nel mercato oggi esiste un investitore privato che ritenga opportuno (economicamente) investire in tale settore.






  


26 maggio 2010

Abolizione delle provincie, tranne...

Aboliranno le provincie sotto i 220 mila abitanti. Ma solo quelle che non sono di confine. Quelle, beh, sono protette dai venti di Tremontana... 


18 settembre 2009

Era meglio

Era meglio se Concita De Gregorio andava a Ballarò sotto le stelle....


8 dicembre 2008

Il gabinetto dell'ambiente



Se cerchi il sito del Ministero dell'Ambiente su internet, scopri che è www.miniabiente.it. E, badate bene, lo stesso non accade per altri ministeri. Niente mini davanti. Ministero del Tesoro ha sito internet all'indirizzo www.tesoro.it, quello della Giustizia www.giustizia.it. Solo il Ministero dell'ambiente, anzichè chiamarsi www.ambiente.it, si chiama www.miniambiente.it.

Voi direte che sono pedanterie, dettagli, indirizzi che non dovrebbero interessare a cittadini che non contano un cazzo, dei numeri, numeri civici. Questione di recapiti dunque. Bene.
Certo che, dovete convenire, un certo effetto quel mini davanti deve pur farlo. Mini sta ad indicare qualcosa di piccolo, di ridotto. Ridimensionato. Ecco. Come a dire che dalle nostre parti l'ambiente conta poco, abbia un peso all'interno dell'esecutivo ridotto. Ridimensionato. E con il ministero, il ministro. Che fa parte del Pdl, ma che non è di Forza Italia. Guarda caso.
L'Italia, in queste ore, sta facendo di tutto perchè gli obiettivi del protocollo di Kioto (20, 20, 20) venagno, come dire, rilassati. L'Italia capeggia un gruppetto di paesi ribelli che, a Bruxelles, chiede di procastinare gli obiettivi di Kioto sull'uso razionale dell'energia. Sulla riduzione delle emissioni di CO2. La richiesta, di cui il Ministro dell'Ambiente si sta facendo protavoce, è la richiesta di associazioni di categoria, prevalentemente confindustriali della media e della grande industria che chiedono a gran voce di poter disattendere quegli obiettivi, in particolare, di fronte ad una crisi finanziaria come quella che stiamo vivendo. In un periodo come questo, dicono gli industrialotti nostrani, è impensabile fare degli investimenti nella riqualificazione energetica dei siti industriali in nome dell'ambiente. L'Ambiente, la natura, lo sfruttamento delle risorse del pianeta, la salute di questo e quindi la salute delle generazioni future diventano materia sulla quale a decidere sono i ceramisti di Sassuolo e i piastrellisti di Modena. Capite. L'universale preso a calci dal particolare. Dal corporativismo dei campanili della bassa padana. Puaff.
Avessimo in casa qualche lobby del petrolio si potrebbe anche comprendere un certo atteggiamento sfrontato. Di chi, forte del suo potere, chiede alle regole di piegarsi sotto la sua forza. Ed invece la nostra forza è la grettezza miope, piccola, insignificante, mini di un campanile e di un piccolo, ridotto e ridimensionato ministero. Mini.

La verità è che la Politica di questo paese, economica e non, è tutta saldamente in mano a Tremonti. Tutti gli altri ministeri, col mini o senza mini davanti, contano solo dal punto di vista cardinale. Numeri ed insiemi. Ma sono politicamente impalpabili. La democrazia è un bluff. Gelmini, Prestigiacomo, Carfagna. La risposta maschilista all'insipido femminismo. Qui da noi, a Palazzo, un solo sire, tante stanze e poche istanze. Poco dibattere e poca dialettica. Quella che increspa le onde, con qualche vaporoso sbuffo di mareggiata, riguarda questioni lontane dalla gente. La Giustizia, ad esempio, quella dei fatti propri.  Mentre l'ambiente, cosa farne di sole e mare, beh quello sarà per un'altra volta.
In un paese come l'Italia che può contare sul fatto di trovarsi in una favorevolissima fascia climatica, rinunciare ad incentivare politiche energetiche basate sulle fonti di energia rinnovabile è la dimostrazione che i ministri ombra sono anche al governo oltre che all'opposizione.
Quello che andrebbe spiegato ai piastrellisti di Modena e, forse, anche alla Marcegaglia è che fare interventi di riqualificazione energetica in un momento come questo è un atto strategico:
1.perchè rientra in quel genere di investimenti che permette di fare efficienza e di rendere l'azienda più competitiva non appena l'economia riparte;

2.perchè è un investimento comunque di una contentua entità;
3.perchè, siccome non riguarda un settore “core” dell'Azienda, questa può ad esempio decidere di consorziarsi ed affrontare l'investimento unendo la forze con altri attori industriali. L'energia come i servizi IT sono tipicamente settori trasversali, su cui le aziende, anche concorrenti, non competono vicendevolmente.

Ed invece, dobbiamo riconoscere che, quando il Foglio diceva che Stefania Prestigiacomo non è una saputa ma pronta a capire,  si perdeva di vista il ridimensionamento del Ministero a prescindere dalle qualità di chi vi si sarebbe messo a capo. Il Ministero paga ancora il retaggio del Verdismo di questo paese. Il cialtronismo di Pecoraro Scanio. Che aveva reso la politica dell'ambiente una politica di "no".  Una politica buona sola a frenare lo sviluppo. Fine a sè stessa. Peccato.


4 dicembre 2008

Ancora sul 55%



Il Governo ha fatto, pare, marcia indietro. Per il 2008 i contributi del 55% a copertura delle spese per la riqualificazione energetica rimangono garantiti. Dal prossimo anno però ci sarà un limite fissato in 185 milioni di Euro. Quindi verranno frenati gli interventi rivolti ad un uso razionale dell'energia. Dal basso. Mi chiedo però, visto che lo spirito di questa manovra del Governo è un uso più razionale delle risorse economiche del Paese, un loro maggior controllo, perchè non hanno pensato di ridurre le incentivazioni sul conto energia. Quella misura di incentivazione che riguarda il Fotovoltaico. E che lo rende così appetitoso. E che lo ha trasformato in un eldorado per speculatori e fondi di investimento che stanno tappezzando le regioni del SUD di distese di pannelli fotovoltaici. Una tecnologia che non ha alcuna sostenibilità economica. Senza il contributo che è di 44 centesimi di Euro per kWh prodotto, non avrebbe senso realizzare un impianto fotovoltaico in quanto il tempo di ritorno dell'investimento, con i soli risparmi di energia elettrica, sarebbe dell'ordine di 50 anni.
Forse quel contributo non si tocca perchè in quel caso non si tratta di pesci piccoli come la gente comune, ma pescecani. Un esempio? SORGENIA. Proprietario? Carlo De Benedetti. Ne riparleremo. 



3 dicembre 2008

Se ci fosse l'opposizione



L'ultima novità è che le detrazioni del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici non sono più una certezza. Chi ha svolto le attività e gli investimenti nel 2008 non è detto che otterrà il contributo previsto. Solo i più abili a compilare una domanda, che va inviata alle Agenzie delle Entrate, potranno ambire ad ottenere quello che fino a ieri era un loro diritto. Un elemento chiave del loro piano di rientro economico.

Eccolo quindi il governo delle politiche delle famiglie! Tremonti, che il Foglio per mesi ha accostato a politici che sino sono distinti per le politiche “stataliste”, o comunque sociali, tipo Nitti, si mostra in tutta la sua reale essenza.
Quello che più sconvolge di questo decreto, non è solo il decreto in sé. Ma soprattutto il comportamento dell'opposizione. Dov'è Bersani? Sulla riqualificazione energetica, sulle rinnovabili un paese come il nostro dovrebbe costruire un intero comparto economico e produttivo. Una filiera tecnologica, non solo un mercato di sbocco per stare dentro Kyoto. Ah, già dimenticavo che noi su Kyoto abbiamo chiesto di essere un po' più rilassati.
Ieri sera a Porta a Porta si parlava di Amanda. Tutti gli altri erano alle prese con lo scandalo di Sky... Non una parola su questo decreto anti-crisi che contiene all'interno una delle peggiori mosse del governo. Un'occasione che una opposizione attenta potrebbe veramente utilizzare a proprio vantaggio.


21 ottobre 2008

Le tre parche del Capitalismo: Finanza - Marketing - Just in time




Della crisi finanziaria, che sta occupando la scena in questi giorni, hanno parlato, detto, commentato e scritto fior fior di economisti, politici, sociologi, manager e imprenditori. Ciascuno guardando al problema dal suo punto di osservazione. Ma più o meno tutti hanno guardato al problema come ad un problema puramente finanziario. Bancario. Monetario.

Sotto accusa la Finanza, quella creativa, quella che stipula mutui a persone che non saranno in grado di rimborsare le rate dell'affidamento. Quella che scommette sull'andamento di titoli finanziari. Quella che ribalta i suoi debiti attraverso obbligazioni verso altri attori. Altri istituti creditizi prima, fino ai risparmiatori poi. Bene.
Mettiamoci una pietra sopra. Sotto la pietra qualche miliardo di Euro o di Dollari. Poi, aspettiamo tre giorni, e il nostro sistema capitalistico resusciterà. Non rimane poi che diffondere la buona novella delle sorti progressive. Stimolare la fiducia e la fede nel sistema. Con tanto di liturgie di mercato. E il gioco è fatto. In fondo la Finanza è creativa, quindi creatrice. Fa miracoli. La moltiplicazione dei pani e dei pesci. Camminare con l'acqua al collo. Difendere chi dovrebbe essere lapidato. Le sue storie sono delle iperboli che messe assieme ne fanno una biblica parabola. Una biblica parabola, oggi, con il coefficiente a negativo.
Ma dietro i problemi della finanza, delle bolle speculative c'è il mondo della produzione, della distribuzione e del marketing. Oggi la grande distribuzione ha abbattuto il prezzo dei beni di largo consumo. E tra questi il cibo. L'aumento dell'offerta di beni e prodotti che contribuiscono a soddisfare esigenze sempre più “evolute”, beni e prodotti che non sono commodity, induce il consumatore medio a deformare il proprio paniere di spesa. Il cibo, un tempo al primo posto dei desideri, occupa oggi solo il 10% della spesa mensile di un italiano medio.
A livello mondiale, con le dovute differenze, ciò implica una modifica devastante all'impalcatura sociale. Chi produce alimenti non ha più margini di profittabilità che gli permettano di vivere decorosamente. Chi ha abbandonato le campagne e adesso vive e lavora in città, operatore dell'industria o del terziario, preferisce l'iphone al prosciutto crudo.

Non basta. La diseguaglianza sul piano globale si fa tragedia se si pensa che la riduzione di domanda di beni di largo consumo, in particolare nell'agroalimentare, colpisce prevalentemente quei paesi che vivono solo di agricoltura.
Ma non finisce qui. Perchè il capitalismo nel suo procedere naturale intimo alla sua natura, deve mietere oggi ciò che gli ha portato ricchezza ieri. Prendete l'automobile. Industria regina del 900. Manifattura, elettronica, design. C'è tutto. Se si guardasse all'auto sotto un angolo solido di pochi gradi si potrebbe cantare delle sorti progressive e fantastiche del pianeta, dell'intelletto umano, della sua capacità di creare diffondendo benessere. Ed invece. Ed invece oggi il capitalismo costringe i produttori di automobili a rivedere continuamente i suoi modelli, le sue scocche, gli interni. Il marketing è peggio della finanza, se possibile. Oggi la macchina deve essere unica per ciascuno. Va “assemblata” dal cliente finale. Un claim della Lancia è “Siamo sarti non produttori di automobili”. Ecco bravi: Sarti siete. E con il metro da sarto che vi state misurando il girocollo stringendo troppo. Pensate che dall'ordine del cliente alla consegna dell'automobile intercorrono 20 giorni. Tutto reso possibile dal just in time che permette all'azienda di approvvigionarsi solo quando ne ha bisogno. Tutto reso possibile da linee manifatturiere che sono in grado di produrre modelli diversi. Tutto reso possibile dal disaccoppiamento delle funzioni. Il marketing dalle vendite. Le vendite dalla produzione. La produzione dalla logistica. Una logica che tra qualche anno, all'aumentare della competizione e al rarefarsi della domanda di automobili, bene sempre meno alla portata di tutti, farà si che le principali case automobilistiche si limiteranno alla parte di concept e di design dell'automobile. Faranno da contractor. Per poi esternalizzare i compiti meno nobili: quelli di produrla. E così, sotto sotto, carsicamente, il sistema capitalistico finisce per terziarizzarsi, per finanziarizzarsi. Per mietere le forme di produzione sempre più aeree e sempre meno concrete, sempre più virtuali e meno reali. Sempre più servizio e sempre meno prodotto.
Questa logica costringe l'Occidente ad aver bisogno della finanza perchè unico ambito in cui l'esasperazione del soft, contrapposto all'hard della ferraglia e dei campi che vanno lavorati, permette ancora di ricavare reddito. Una spirale che non risparmia nessuno in qualsivoglia settore.

Fino a pochi anni fa, alla fine degli anni 90 le migliori Business School vedevano moltiplicarsi il numero di iscritti ai propri corsi. I cosiddetti MBA. E guarda caso le specializzazioni erano Marketing e Finanza. Non era un caso.

Alla Lehman&Brothers pletore di MBA's boy, talenti pleni-potenziali, occupano open space in cui un monitor gigante mostra gli andementi dei listini. Niente carri ponte, niente elmetti di sicureza. Le teste friggono, rischiano di danneggiarsi. Ma senza correre rischi che gli cada qualcosa in testa. Il male viene dal di dentro. Metafora del capitalismo, che si divora da sé dall'interno. In un'economia globale che evolve secondo percorsi che sono caotici nel tempo, seguendo un vortice che raccoglie come una grossa tempesta tropicale tutto ciò che lo circonda. Creando un'inerzia che solidifica, materializza i suoi devastanti effetti. Ogni fede ha la sua apocalisse. Il 29 ebbe il new Deal ma anche la seconda guerra Mondiale.


25 luglio 2008

IPSE DIXIT



“La soluzione non è tagliare la spesa pubblica ma, proprio per non farlo, il problema è ridisegnare la spesa pubblica”. INFATTI

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