< < aronne | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

  
 

    
ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



3 gennaio 2010

Un itinerario



Vostra Regale Perspicacia ed Attenzione voglia dimostrarmi ancora la Sua illustrissima disponibilità dedicandomi il Suo tempo. Costringa lettore, La prego, i Suoi occhi su queste righe e sarò obbligato a sempiterno ossequio.

Parlerò della Cultura. Di quella forma di conoscenza che serpeggia tra le arti. Figurative, letterarie, oratorie e drammaturgiche.
Dirò di quest'ultimo periodo del mio tempo, quello che, grazie ai sempre più rari momenti di ozio, posso dedicare all'ascolto delle anime belle: di poeti, scrittori, pittori e uomini di teatro. Quale fortuna!
Attraverso i 5 sensi puoi avvertire un sentire profondo che nasce cogliendo il connettivo, quel bosco fitto di rimandi e interrelazioni. Al ramo su cui è appeso Bosch riposa anche Robespierre, le elezioni in Ucraina stanno su di una foglia che guarda la tana di uno scoiattolo che conserva, come una ghianda preziosa, l'opera di Durenmatt. Tra le radici di un pino leggi Buzzati, le radici attingono dalla falda dove si nutre la siepe di Andruchovyc.

Buzzati è sulle tracce di Bosch. Per questo motivo va a visitare la sua città, cioè ’s-Hertogenbosch, detta anche Bois-le-Duc, che noi chiamiamo Boscoducale. Viaggio tutto onirico, tutto buzzatiano. Ecco, l'incontro col vecchio Peter van Teller. Come nel più recente ed hollywodiano Ghost, il grande Hieronymus, attraverso la brillante e ineguagliata creatività fantastica di Buzzati, utilizza il vecchio Van Teller come un medium per ridare vita al “Giudizio Universale”, capolavoro del maestro fiammingo perduto durante il rogo del Prado. Il vecchio Van Teller, nella testa di Buzzati era vestito all’antica: una lunga giacca-palandrana che gli arrivava fin quasi ai ginocchi, una camicia dall’alto collo inamidato, una vasta cravatta nera alla Robespierre.
La citazione a Maximilien Robespierre mi porta ad Arras, vicino Pas de Calais, dove è nato. Non da solo però. L'Incorruttibile ebbe due fratelli. Costance ed Augustin. La storia di Maximilien Robespierre è nota ai più. Rivoluzionario, giacobino, montagnardo, di lui diremmo che non fu certo un garantista. E che nel Termidoro del 1794 finì col perdere la testa. Ma non è di Maximilien che ci vogliamo occupare. Perchè sul divano di fronte a dove mi trovo giace, appena finito di gustare, un libricino di Einaudi intitolato “Bonbon Robespierre”. E chi è questo Bonbon? Proprio Augustin Robespierre, o Robespierre le Jeune. Già, Sergio Luzzatto, storico autore del libello, ha voluto dedicare al giovane dei due Robespierre un intero trattatello, un saggio breve di scorrevole lettura. Un antipastino di cultura da servire freddo. Senza la spocchia del caviale, la bassa digeribilità del fritto o del pepato, il libello si fa leggere schioccando la lingua sul palato tra una pagina e l'altra. I capitoli sono tutto un rimando e una citazione. I Gracchi, I fratelli Chenier, Timoleone e Timofane, le Vite Parallele di Plutarco. Alla fine dell'antipastino che sazia come un pasto completo, non resta che “bere la cicuta”.
Ma, ancora un momento, Robespierre Jeune merita il dessert. Augustin è stato un rappresentante meno incorruttibile e meno famoso del fratello con cui ha condiviso la morte ma il suo esempio non è stato meno importante. Seppe criticare gli eccessi del giacobinismo, le storture della Rivoluzione, la follia del potere e l'Onnipotenza della Convenzione, e merita di incistarsi nelle cartilagini della Storia in quanto capace di capire che una stagione per portare i suoi frutti deve chiudersi in tempo. Pensate un'estate troppo prolungata, o un'inverno di otto mesi. Culture e colture sarebbero in pericolo.
Ecco la chiave! Se chiudi gli occhi e pensi ad un attore della storia che capisce quando è il momento di chiudere il sipario sul proprio palco, tac e sei in Austria. Dal grande Durenmatt. E' suo il Romolo il Grande da cui è tratta la piece teatrale in scena al Carignano di Torino dal 14 al 20 Dicembre.
Ma Romolo il Grande, l'antica Roma, l'impero, la corruzione, le proverbiali affermazioni di Durenmatt: "Quando lo stato si prepara ad ammazzare, si fa chiamare patria" mi rimandono nuovamente in avanti, fino all'attualità. Quella di un alto impero in rovina che il suo di sipario proprio non vuole chiuderlo. La Russia. Questo paese ha la propensione a crescere verso Occidente, ad assorbire piccole nazioni, le loro lingue, i loro costumi, la loro birra, riesce ad assorbire anche grandi nazioni, distruggendo le loro chiese e i loro caffé e, cosa più importante, i silenziosi ed accoglienti bordelli che danno sulle stradine lastricate. Poco tempo fa un mio amico mi ha fatto vedere delle vecchie cartoline della città in cui abito. Avranno una cinquantina d'anni. E io ho esclamato:"E' questa la città in cui io vorrei vivere. Dove si trova? Che ne hanno fatto?"
Ecco l'Ucriana servita da Jurij Andruchovyc. Tra qualche settimana, in Ucraina, sarà di nuovo tempo di elezioni. Della Rivoluzione Arancione di 5 anni fa è rimasto poco o quasi. Al punto che quasi si confonde con lo spot della IngDirect. In Ucraina il novanta percento della popolazione ha un cognome che finisce per chenko. Ecco i più importanti: Yushchencko che assieme alla Timoshenko rappresentano il potere filo occidentale; dall'altra parte, niente chenko, Yanucovich che sta con Mosca. Purtroppo per quello che ci è dato sapere attraverso i sondaggi non tutti i chenko stanno con i chenko. Yushchenko porta sul suo viso butterato i segni di un attentato da cui è scampato proprio 5 anni fa. Sono i segni di tutti i rimandi della Storia del popolo Russo e della sua epopea. Quella che un altro scrittore russo come Sergej Dovlatov ha narrato. Scrivendo dall'America dove, finalmente, ha potuto vomitare l'alcolico disappunto verso il totalitarismo sovietico che lo ha reso personaggio lettarario prima ancora di diventare un letterato. Queste voci libere raccontano della fame, delle difficoltà, degli stenti, della sofferenza del proprio popolo a cui il totalitarismo ha tolto la dignità, l'orgoglio, la fiducia e la speranza. Le descrizioni sono piene di orina, di fetore, di vomito, di alcol, di rapporti carnali freddi e meccanici. Violenti. Atti che strappano tempo al tempo.
La letteratura, la poesia, valvola di sfogo per gridare, per urlare per opporsi ad un percorso non condiviso, per ridare orgoglio, forza, vigore senso ad un'esistenza inumana, sottomessa, umiliata. Ancora Andruchovyc: “Ho pensato che Dio, non quello inventato, quello finto, non avrebbe mai permesso che esistessero le nazionalità...”
Gli occhi degli scrittori, degli artisti permettono di guardare alla cose senza filtri. Loro vedono una loro realtà che sublima, peggiora, deturpa, deforma, rende unica la realtà in cui noi viviamo. Quella sensibile, pesante, quella fisica che ci appartiene. Quella con cui condividiamo la gravità. Tutti i giorni. Attraverso il loro sguardo, ci è svelato dell'altro. Sentimenti, emozioni, i lati nobili e meno nobili. L'artista è quindi realista per definizione. Lo pensa Buzzati e lo fa dire a Van Teller a proposito di Bosch:"Era uno che vedeva e ha dipinto quello che vedeva…". E per rimarcare il concetto Buzzati interloquendo con Van Teller: “Capisco. Certo, in sede letteraria. non si può negare… Però lei intende alludere, vero. a una realtà fantastica, a una realtà trasposta? alla realtà dei sogni, delle paure, dei rimorsi? Tornerà sempre a suo merito, di Bosch, l’aver dato una forma concreta a questi fantasmi… .Però lei non mi dirà che quegli esseri orrendi, rettili antropomorfi, osceni meccanismi, utensili trasformati in membra, gnomi e insetti abominevoli, lui li vedesse veramente, che quattro secoli fa girassero per le strade dell’Olanda”.
“Non li vedeva?” fece lui, arrogante: “Non giravano per le nostre strade? Oh, non mi faccia parlare!”. A questo punto non ebbe più riserve. Confessò che pure lui, non tutti i giorni ma abbastanza spesso, ‘ vedeva ‘ il mondo come Bosch : quel pomeriggio, per esempio. Parecchie di quelle amorevoli mammine venute con la carrozzella del neonato non erano – mi garantì – che laidi uccelli dal becco adunco, lucertoloni neri gonfi d’odio, avidi cercopitechi sdentati, vesciche infami con gambe di ragno. Tra i bam­bini stessi aveva visto qualche ributtante esemplare di ornitorinco e di gnomo, armato di uncini sanguinolenti.
Un fiume carsico, nei secoli, ha scavato per erosione valli di sapere, di conoscenza, di gusto, di estetica. In un ginepraio di interstizi e di grotte piccole e grandi. In un labirinto di certezze fatto di riferimenti, di citazioni, di orginali riproposizioni. Passato e presente, storia e fantascienza, colori, sfumature, suoni, mezze note, acuti e pause. Tanti protagonisti, infiniti comprimari.
Anche a chi si accosta alla cultura con un'attenzione sistematica ma non professionale ha di tanto in tanto la fortuna di essere scelto. Selezionato tra i tanti fruitori. Ed accorgersi dell'intimo legame che sottende le arti. Scoprirlo, sentirsi parte del mondo della Cultura è un'emozione grande ma non confersice una patente. E' un premio di incoraggiamento. Un incentivo a proseguire. Nè stock option. Nè premi di produzione. Niente notorietà, niente autografi. Solo il piacere di un libro, un caminetto, un cognac e buon sottofondo musicale.


25 dicembre 2009

Bonbon Robespierre

- Augustine Robespierre -

Sergio Luzzatto è uno dei più brillanti storici Italiani. Insegna Storia Moderna all’Università di Torino. Poco noto al grandissimo pubblico, ha conosciuto una certa notorietà con il suo libro su Padre Pio. Nel 2009 ha pubblicato Bonbon Robespierre. Un libro che è una chiccheria. Per dotti e raffinati intellettuali in cerca di quei pezzi di storia che sono rimasti scuciti dal punto croce della storiografia ufficiale. Pezzi storia che sono però incistati come la placenta all’utero che genera il susseguirsi di eventi che fanno il passato e la memoria dei popoli.
Bonbon è un vezzeggiativo. Così gli amici solevano chiamare Augustine Robespierre, fratello minore del più famoso Maximilien Robespierre. L’Incorruttibile, il capo indiscusso del Termidoro del Luglio 1794 a Parigi. Le vicende del giovane Robespierre non sono meno importanti di quelle del fratello più grande e potente. E, anzi, permettono di leggere la storia del periodo del Terrore sotto una prospettiva diversa. Da una sponda equidistante.
La Rivoluzione Francese, che può essere considerata il primo evento storico e politico di rilevanza globale, è stata raccontata attraverso le storie dei Marat, dei Danton, dei Robespierre (Maximilien). Come tutti le rivoluzioni, fu un periodo storico dominato dal caos e da una grande confusione sociale e politica. Venne versato tanto sangue. Degli aristocratici appartenenti all’ancien regime, ma anche della gente comune, dei borghesi, dei contadini, dei poveri. Di quel terzo stato, dei cui bisogni la Rivoluzione diceva di farsi interprete. Si versò anche sangue rivoluzionario. Il sangue, purtroppo, non ha distinzione cromatica. E dietro l’indistinguibilità del sangue, si nascosero i sanguinari esponenti dell’estabilishment rivoluzionario che, non appena furono padroni del potere, si arrogarono il diritto di vita e di morte su altri uomini. Senza garanzie, senza processi. Lasciando che fosse assente lo stato di diritto. Più ingiusti degli ingiusti che rovesciarono.
Augustine Robespierre fu un rivoluzionario poco burocratico. Rivoluzionario “dal basso”. Un giovane terrorista, uno che oggi in Italia sarebbe o direttore di qualche giornale o quanto meno editorialista. Un viveur che al dovere, all’applicazione totalizzante del Termidoro preferiva l’anticonformismo sovversivo, libertario, dissacratore e libertino. Rimase fuori, anche se non sempre per scelta attiva, dal furore cieco che pervase i leader della Convenzione, fu il più Girondino dei Montagnardi. Lontano quel tanto che bastava per comprendere che solo fermando la Rivoluzione si poteva salvarla. Un po’ come Romolo Augusto, l’ultimo imperatore romano dell’Impero Romano d’Occidente. Quelle figure le cui gesta sono quelle che non sono state fatte. Il cui merito principale consiste nel comprendere che la fase storica di cui sono stati protagonisti è al termine. E che per salvaguardarne il valore, la forza innovatrice e progressista, il posto nella memoria storica dei posteri è necessario contribuirne alla fine.
Robespierre Jeune si occupò del presidio delle Alpes Maritimes e del dipartimento di Haute-Saone. Qui, alla fine del 1794, dopo il terribile Termidoro, non si contarono che una manciata di morti ghigliottinati. Lo stesso non si poté dire di altri dipartimenti. Prendete la zona di Calais, nell’Artois, proprio nei pressi Arres città natale dei fratelli Robespierre. Qui imperversava quel prete spretato di Lebon. Un sanguinario notabile della rivoluzione. Uno dei più spietati. Nei suoi dipartimenti si contarono centinaia e centinaia di ghigliottinati. Dagli aristocratici ai contadini. Tutti potevano finire indiscriminatamente senza testa. Indiscriminatamente. A nulla valevano i tentativi di frenare tale furore assassino negli anni 1793 e 1794.
A nulla valsero le lettere di Buissart a Robespierre l’Incorruttibile che fingeva di non sapere, che sceglieva di non scegliere. Facendo il gioco dei suoi sanguinari luogotenenti che, lontani da Parigi, seminavano il terrore nelle periferie e nelle campagne. La ghigliottina, come il tendone di un circo, seguiva questi luogotenenti nei loro tour itineranti che seminavano morti lasciando una scia di sangue raffermo. Una nuvola nera sulla luce dei diritti e delle libertà che dalla rivoluzione, invece, ci si attendeva.
Quella scia di sangue raffermo non risparmiò neanche i due fratelli Robespierre che morirono assieme il 28 Luglio del 1794. La Rivoluzione ancora una volta aveva fatto perdere la testa anche ai suoi fautori.

Il libro che nelle librerie potete trovare sotto le biografie, terribile scelta libraria, non è per nulla una soporifera biografia. E’ un libro di storia scritto con molta raffinatezza. Racconta della vita di Augustine senza mai dedicare più di qualche capoverso all’enunciazione di fatti e/o eventi. Un quadro storico, politico e sociale che si sbozza a strati attraverso un discorso che malgrado i tanti annedoti, fatti e riferimenti, si mantiene organico ed unitario. Lo stile è accessibile, umile, al pari della storia che racconta. Ma al tempo stesso è chiccoso, sicuro e consapevole di dire e di ragionare su fatti che proprio nel loro essere secondari trovano la loro forza, la loro originalità, la loro capacità di dire qualcosa al presente. Un presente in cui si parla di clima di odio e di violenza, adoperando espressioni che sono storicamente inappropriate. Sproporzionate. Un presente dove la propaganda è sempre più costruita ad arte. Fatta di capitomboli e statuette volanti. Dove la ghigliottina è solo il triste epilogo di una trasmissione televisiva pre-serale.

 

 

sfoglia     dicembre        febbraio
 
 


 >> >>  in evidenza  << <<
  
  "Eurobond, Eurobond!"
  




  
I pionieri dell'Imprenditoria
 


  
                Statistiche

 Site Meter  



 















CERCA

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog