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8 maggio 2011

Finesettimana a Torino / 2



Se si vuole che Torino sia una città con un forte piglio turistico bisogna fare in modo che essa accolga manifestazioni di piazza ma al tempo stesso più coerenti con la raffinatezza e lo charme della città.
Di una Torino che è sabauda, che è stata prima capitale d’Italia, che è uno scrigno di tesori (arte) che ha ospitato grandi matematici (Lagrange, Tricomi), chimici (Avogadro), letterati (una lista interminabile), mecenati (Gualino). Perchè non candidare Torino a sede del prossimo gay pride?
Il movimento gay ha, per ragioni antropologiche, un profilo coerente con la città sabauda. In ambienti poveri, o economicamente rarefatti, è difficile emanciparsi dichiarandosi gay. La popolazione dichiaratamente gay vanta quindi, mediamente, un buon reddito. Ed ha conseguentemente una maggiore propensione alla spesa.
Un gay ha gusto, capisce ed apprezza l’arte, il bello. Lo stesso non si può dire con la stessa certezza statistica per un alpino medio. I gay sono in grado di apprezzare Torino e di coglierne quel suo fascino raffinato e dark. Torino è una città mitteleuropea. Più simile a Berlino che a Tigliole d’Asti dove andrebbero confinate certe manifestazioni becere e triviali come quella dell’adunata degli alpini.
Non venitemi a dire che la notte testè trascorsa gli alpini sbronzi hanno visitato i Musei rimasti aperti per l'occasione.


8 maggio 2011

Finesettimana a Torino / 1



Questo week end Torino è stata invasa dagli Alpini. 500 mila alpini provenienti da tutta Italia. Oggi, mentre questo post viene scritto, è domenica 8 Maggio e se ne celebra l’adunata davanti alle più alte cariche dello Stato. A Torino, appunto, per l’occasione. Venerdì c’è stato anche il presidente della Repubblica Napolitano. Lo smog in cielo si è colorato di bianco, rosso e verde grazie alla Frecce Tricolore. Va tutto bene. A gonfie vele. L’economia gira.

Saitta e Chiamparino, con il cappello da alpini, gongolano perché Torino è finalmente una città turistica. Saitta, originario di Raddusa (Catania), presidente della provincia di Torino, (ma non le dovevano togliere le provincie?), è effettivamente poco probabile come alpino, semmai etneo, ma è raggiante al pensiero che ieri sabato ci sarebbe stata la notte bianca con i Musei tutti aperti, con le strade del centro invase da questa folla festante e colorita degli alpini mescolati alla gente comune. Ai Torinesi. Evviva.
Ho le piume bagnate dal godimento. Meno male che ormai si usa il computer e non il calamaio, altrimenti addio post!

Per capire l’importanza di questo turismo, di questo bagno di folla nelle vie del Centro, quello nobile ed austero, parigino, di Torino, di classe, fatto da: Via Lagrange, Piazza San Carlo, Piazza Carlina, basta affidarsi ai servizi da Piazza Castello del Piemontesissimo Gianfranco Bianco. E’ lui che con le sue interviste tra la gente, i protagonisti, ci dischiude l’antropologia della festa.
L’alpino medio non ha fatto alcuna guerra. Semmai è tra quei pochi che hanno fatto ancora la leva, quando era obbligatoria. Abolire la leva obbligatoria penso che sia stata una delle poche cose buone che la Politica ha fatto ultimamente. Un anno perso che spesso giovani laureati dovevano letteralmente buttare a spostare scatoloni da un fabbricato ad un altro, mangiando male per un anno e fumando, quello sì, un sacco di canne.
 Ecco, a questo anno così inutile molti alpini presenti all’adunata sono nostalgicamente legati al punto da mettere mano al portafoglio per venire a rivivere un paio di sbronze davanti a Vittorio Emanuele in completo di piombo nerissimo con papillon color merda di piccione d’ordinanza. Fantastico. Che colori!


Ieri mattina, sabato, quando la maggior parte dei torinesi, autoctoni o di adozione forzata, svolgeva le sue faccende del finesettimana per rispettare il ciclo di vita borghese, nei mercati non era un’eccezione trovare alpini già sbronzi riversi, pancia a terra, in una pozza di vino. Posto che si capisce perché non abbiamo mai vinto alcuna guerra, volendo essere ottimisti, potremmo pensare che questo Oktoberfest di Maggio è comunque un buon modo per iniziare a copiare i tedeschi che crescono così tanto nel PIL.
Peccato però che un alpino mediamente è culturalmente arretrato, e tipicamente economicamente poco propenso alla spesa, bivacca senza spendere, e consuma solo vino scadente a pochi Euro. Ma, sono sicuro che questa notte, testè passata,  avrà visitato tutti i Musei. Da giurarci!


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28 ottobre 2010

Notizie della settimana

Gentile Massimo Gramellini,

       Periodicamente mi piace mantenere vivo questo rapporto epistolare con Lei che gentilmente mi legge. Una sorta di pen pal friend con cui sfogarsi, specie quando l’attualità proprio conforto non ci da. Come forse le ho già detto, sono Siciliano. Ho studiato qui a Torino grazie alle borse di studio Edisu. Tessera mensa, posto letto, denaro. Dire che non avrei studiato senza quell’aiuto sarebbe falso. I miei genitori avrebbero venduto un rene pur di farmi studiare. Ma grazie all’Edisu ho potuto concedermi i libri di testo senza doverli fotocopiare. Ho potuto vivere decorosamente a Torino in anni in cui, prima delle Olimpiadi, non era così accogliente come adesso.

Ho visto cambiare il Politecnico, diventare internazionale grazie ai rettori che si sono succeduti, soprattutto grazie alla gestione Profumo. Il Politecnico di Torino oggi è tra i pochi atenei  che, malgrado i vizi atavici legati ai baronati universitari, riescono ad attirare tanti, tantissimi studenti di differente nazionalità. In Corso Castelfidardo oggi si vedono ragazzi coreani, africani, cinesi. Ragazzi non Piemontesi, tant’è, ma che numericamente garantiscono, in un periodo di “tagli” all’Università, che un luogo di formazione e di tecnologia possa continuare a svolgere il suo ruolo “liberamente” con quelle risorse che una scuola tecnica non può non avere.
Oggi, sono passati circa 10 anni da quando mi sono laureato, e sto pubblicare il mio primo libro. Sarà in libreria dal 10 Novembre. Si intitola Imprenditori d’Italia. Parlando con l’editore, un giovane trentenne, per inciso la casa editrice si chiama Edizioni della Sera, abbiamo convenuto che l’Italia non è certo il miglior paese dove pubblicare un libro. Come Lei saprà purtroppo in Italia si legge molto meno che in altri paesi. Sia dell’Est Europeo che in Germania o in Francia. Per rimanere nell’Europa più vicina a noi. Siamo al fondo di tutte le graduatorie che riguardano la cultura. E senza l’Italia Edizioni della Sera avrebbe venduto molto di più. L’editore avrebbe voluto essere ospite in una trasmissione, di quelle poche in cui si può parlare senza che si urli, per dire queste cose. Non l’hanno mai invitato.
Gli ho detto che non può stare a lamentarsi, in fondo l’editoria, anche la piccola editoria come la sua, prende da sempre aiuti di Stato. Anzi i libri che ha pubblicato ed il mio che sta per pubblicare senza quegli aiuti non sarebbero mai esistiti. Mi è sembrato convenire.

In fondo non tutto è fermo in questo paese. Ci sono dei giovani che si danno tanto da fare. Come Lei mi disse una volta in risposta ad uno dei miei soliti sfoghi, in fondo al tunnel c’è sempre la luce. Spero solo che non sia verde, ma rossa!

                                                                 Con la consueta simpatia e stima,


11 giugno 2010

Leghisti

Cirio, assessore regionale Regione Piemonte ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Assumerò solo Prof.Peimontesi".
Beh, Cirio andrebbe proprio pelato.  Vivo.


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13 maggio 2010

Ballaro'

Ho visto Ballarò martedì, l'altro ieri. Vediamo:
La Bindi mi è sembrata la solita Bindi. Pervasa  da quell'aria generale di tutto il PD. L'aria di chi è sicuro di perdere. Avete presente a Risiko quando hai come obiettivo quello di concquistare almeno 24 territori?  Ecco, quella.
La Todini è una da "Ballarò sotto le Stelle". la vedrei bene con un partner ombra come Matteo Colaninno.
Casini quasi sembrava uno statista. Del resto dopo Cota può fare politica chiunque.


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3 aprile 2010

L'uovo o la gallina?



Le autorità vaticane, lo conferma Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi 3/4/2010, citando il vescovo di San Marino, non possono non guardare favorevolmente a quelle forze politiche che hanno a cuore quei valori fondamentali che la Chiesa ritiene non negoziabili.

Che, poi, a dirla tutta, bisogna ammettere che il Vaticano e San Marino appartengono alla geografia fisica e non a quella politica dell'Italia. Ma, forse, questo è un altro discorso. Se si vuole rimanere nei confini della questione bisognerà pur ammettere che ci vuole un bel coraggio da parte della Chiesa a fare una graduatoria dei valori fondamentali e non negoziabili. Uguaglianza, diritto alla vita, solidarietà, integrazione, carità. Guardare favorevolmente alla Lega che difende il diritto alla vita e non considerare l'atteggiamento della Lega nei confronti degli extra comunitari è come preferire l'uovo alla gallina. E intanto noi stiamo a guardare. Popolo ad occhio di bue.


3 aprile 2010

Stato e Chiesa

Francesco Ruffini fu uno dei 12 professori che disse NO al Fascismo. A Torino, nella stessa Torino che fece il Risorgimento. Quella di Cavour, di Bobbio, di Galante Garrone. Di Gobetti e Gramsci. Di Einaudi. Del governatore leghista Cota.

Ruffini aveva votato contro il Concordato in tempi in cui Papa Pio XI, rivolgendosi ai docenti ed agli studenti dell'Università Cattolica, non solo inneggiava a Mussolini - ci voleva un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare - ma stigmatizzava il pensiero liberale -  la scuola liberale per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto i disordinamenti erano altrettanto feticci e , proprio come tutti i feticci, tanto più intangibili e venerandio quanto più brutti e deformi.

Ruffini chiude la sua lezione sulla Liberta Reliogiosa nel 1924 in questo modo:"Quando le confessioni religiose, le chiese, sconfinando dal campo delle manifestazioni prettamente religiose e culturali, estendono la loro azione al campo della comune vita giuridica, non si può non riconoscere allo stato il diritto di regolare le nuove relazioni che ne risultano, preoccupandosi in primo luogo e quando occorra esclusivamente delle necessità superiori del suo popolo".


3 aprile 2010

La resa



Gramellini su La Stampa di oggi firma la resa del pensatore garbato. Moderato fino all'essere inoffensivo. Pone l'attenzione con il consueto "Buongiorno" sulla posizione assunta da Cota (neogovernatore della Regione Piemonte) sulla pillola abortiva RU486. Il Cota di Gramellini e un Cota frettoloso, istintivo, "poco politico". E' quello che subito dice:"La Lascerò nei magazzini". E che poi frena bruscamente dicendo:"Certo non andrò contro la Legge 194". Gramellini è bravo, bravissimo. Ma per sbozzare Cota, svelando l'acerbo politico, decide di descriverlo come il negativo del vecchio politico DC. Come tutti i grandi scrittori, Gramellini raggiunge il massimo quando evoca nostalgicamente qualcosa di perduto. E così l'effetto è che acquista un grande valore nell'immaginario di chi legge quello stile che fu dei Forlani, dei Rumor. Che è poi il politichese. Quella capacità, parente stretta del cerchiobottismo, di rimanere sempre con un piede in due staffe. E di dire tanto per non fare, poi, niente. Poca concretezza. Già, quella concretezza che invece, per onestà intellettuale, Gramellini è costretto a riconoscere a Cota ed ai leghisti amministratori della cosa pubblica.
Così, il suo Buongiorno, se voleva mettere alla berlina Cota, finisce per aiutare Lega e Chiesa in questo loro sodalizio comunicativo. Che permette alla Lega di avanzare verso il centro. E, si sa, che nel Risiko Italiano una volta preso lo Stato Ponitifcio si è quasi all'obiettivo. Tanto il Sud si annette  facilmente mandando giù un po' di fazzoletti. Non è importante di quale colore siano. I siciliani sono tutti daltonici.


1 aprile 2010

E adesso



Non ci resta che saltare sul Carroccio del vincitore...


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30 marzo 2010

Elezioni regionali 2010

Per via della crisi, il Piemonte costretto a cambiare macchina.
Basta Mercedes.  Si va verso la meno sofisticata, meno spocchiosa, più pratica utilitaria.


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