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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



16 maggio 2011

Avvistamenti pre-elettorali


Torino, piazza Carignano. Ad una tavolo da Pepino, Piero Fassino e consorte, per meglio precisare la moglie, conversano amabilmente con Aldo Cazzullo e compagna. Al Teatro Carignano Ugo Pagliai (Estragone) ed Eros Pagni (Vladimiro) aspettano Godot.




  


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8 marzo 2011

A Torino il Pdl rischia la S-Coppola...


A volte il nome è tutto. Si vocifera che Berlusconi il 21 Marzo, con una mega convention lancerà Coppola. Candidato del Centrodestra a sfidare Fassino alle Comunali di Torino. Ora, con tutti i guai che ha già, con tutte le allusioni che riceve e deve sopportare, ma dico io proprio uno che si chiama Coppola doveva coinvolgere?

 

 




  


4 marzo 2011

Risiko sotto la Mole


La Santanchè potrebbe essere la rivale di Piero Fassino alle comunali di Torino.
La Politica, si sa, è come il Risiko. In funzione degli obiettivi, in alcuni paesi è preferibile lasciare solo un carro armato.  
 



  


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14 settembre 2010

Elezioni

La Lega perde le elezioni di Miss Italia. Il PD inizia a pensare al compagno Mariotto... 


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10 novembre 2009

Bilico



La Gelmini è incinta. Partorirà in Primavera. Per fortuna per quella data, si spera, non dovrà conciliare l'attività di mamma con quella di Ministro...


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21 febbraio 2008

Un filo giallo



La campagna elettorale si giocherà a centro. Quella zona dell'arena politica che l'apparenza mediatica vuole confinare a mera strisciolina vecchia ed ingiallita. Tra l'azzurro e il verde. Giallo, verde e azzurro. Già, la tricomia. Che se ci pensi, e mescoli il verde con l'azzurro, poi...Ma lasciamo stare. In fondo sono cromatismi. E l'elettorato, si sa, quello borghese e neo proletario, che poi siamo noi, è un po' daltonico.
I due schieramenti maggiori si trovano poi, in fondo, nella stessa situazione. Sono costretti a dire le stesse cose. Come in una regata di vela, l'uno marca il fianco sopravvento dell'altro. A mossa del primo segue la contromossa dell'altro. A prescindere da ideologie, programmi, valori fondanti. Chissenefrega dell'identità. La moda di oggi è vecchia domani. Nè radar, nè sestanti. Si naviga a vista ed il paese è costretto a non prendere il largo.
Sono lì a scontrarsi su chi muove per primo, a chi fa una fujtina in avanti. Salvo poi essere pronto a ritrattare se il sondaggio del giorno la boccia. Speculatori di voti, come lo sono quelli finanziari per i titoli. Pochi rischi, a giocare sulle fluttuazioni. Come quei brookers che oggi vendono quello che oggi hanno comprato. Distorcendo il mercato, disorientando l'elettore. Tant'é.
Con l'occhio, sempre più strabico, che guarda, fisso,  quel centro. Quel filo giallo che è sempre più stiracchiato. Veltroni spera si inciccisca dei voti che i centristi intercetteranno, privandoli alla destra. Berlusconi che spera, invece, che si inciccisca per i voti dei delusi della sinistra maanchista, cattocomunisti che, magari, hanno giudicato male l'ingresso dei radicali nel PD. I poveri radicali...
Loro che liberali, libertari e libertini, più che stiracchiarlo quel filo giallo, lo prenderebbero a morsi per strapparlo. Con solo un keeway sono lì, a prua,  mezzo marinaio in mano, a fare da mozzo ai velisti de sinistra....

M.F


8 febbraio 2008

Facci Tabacci!




Tutti, o quasi, guardano a Veltroni. Alla notizia. Vera al 50%, ai 2/3, o ai 4/5. Quella secondo cui il PD andrà al voto da solo mentre la CDL, o meglio il Partito delle Libertà, con i soci fondatori. Io guardo a qualcun altro. Che va contro corrente. A Tabacci. Cazzuto e tenace, Tabacci (ex-UDC), (ex-tavolo dei volenterosi), ha deciso di lasciare il suo posto nell'UDC e di dare vita ad un "partitino". Mentre ci si arrovella su stabilità, bipartitismo, annullamento dei partiti minori, lui se ne va solo per la sua strada. Per coerenza. E mette sù una Rosa Bianca.
Tabacci incarna il prototipo del politico che si accolla i problemi. E, mgari, cerca anche di risolverli. Quello che cerca di farsi interprete delle esigenze di chi lo rappresenta. Frasi, queste, che suonano come delle grandi ovvietà. La definizione, in fondo, dell'attività di un politico. Frasi che agli analisti politici navigati, come i De Bortoli, i Mieli suoneranno come i versi di un neonato. Ingenui vocalizzi. Vabbé.
 
Ma sembra una faccia meno truccata, meno complicata. Già tanto in un paese in cui la politica del tornaconto è sovrana. In cui la politica è serva di portatori di interesse. Che non sono noti. Non lo sono, per lo meno, in maniera trasperente. In cui le minoranze sono, talvolta, il simbolo della pluralità ma troppo spesso uno strumento del controllo capillare e clientelare del territorio. In un paese in cui non esiste un partito socialista riformista in grado di farsi interprete delle necessità della middle class, quella di coloro i quali, senza necessariamente essere operai, hanno problemi salariali. Hanno difficoltà ad inserirsi, rimanere, sopravvivere nel mondo del lavoro.
Un paese in cui Confindustria è come la Francia di Danton. In cui la crescita rimane all'1%. In cui le Banche si concentrano, non permettono agli altri di entrare e continuano a costruire e comprare immobili. Ingessano con la farina con cui invece si dovrebbe fare il pane.
Un partito così, la Rosa Bianca, ha poche chances. I grandi analisti politici non lo calcoleranno più di tanto. Eppure, un certo elettorato dovrebbe puntare su un voto di rottura. Un voto che potrebbe dire, finalmente, più di quello che può e che è costretto a produrre. Un voto che finisce per innescare un effetto domino di cui l'elettore non ha controllo. Implicitamente sceglie il premier. Quindi i ministri. Tutto imposto. Dall'alto dell'oligarchia dominante. Di sinistra come di destra.
Votando per un partito fuori dai Poli si manderebbe un serio messaggio. Si sfiducerebbero certi personaggi tristi e decadenti. Letta, Franceschini, Casini, Bondi, Cicchitto sono nella mia lista nera. Quelle delle facce del cubo della politica. Le più tristi. Penosi e mediocri.

M.F


6 maggio 2007

Corsa all'Eliseo



Corsa all'Eliseo. C'è sempre l'ultimo spettacolo...


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