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22 febbraio 2011

Lubrificanti esistenziali

Sul Buongiorno di M.Gramellini oggi: «Chiunque faccia parte della casta degli ammanicati non dà quasi più peso ai vantaggi connessi alla sua posizione. Non sto parlando di reati, ma di quei piccoli lubrificanti esistenziali che rendono la vita più scorrevole: il superamento di una lista d’attesa in ospedale, la sala vip dell’aeroporto [...]» 
Sfogliando il giornale, poco più in là M.Molinari, corrispondente da New York, riporta l'essenziale della sua chiacchierata  con l'oncologo Virgilio Sacchini che curò la Fallaci  e di cui sta per essere pubblicato un libro per Mondadori. L'oncologo inizia col raccontare come ha conosciuto la Fallacii: «La prima volta arrivò una telefonata del console italiano che mi chiese di visitare un’amica personale, senza dirmi il nome, spiegando che gli incontri sarebbero stati segreti perché era stata più volte minacciata di morte».  Ecco. 
 
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permalink | inviato da aronne il 22/2/2011 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 novembre 2010

Sanremo2010


3 aprile 2010

La resa



Gramellini su La Stampa di oggi firma la resa del pensatore garbato. Moderato fino all'essere inoffensivo. Pone l'attenzione con il consueto "Buongiorno" sulla posizione assunta da Cota (neogovernatore della Regione Piemonte) sulla pillola abortiva RU486. Il Cota di Gramellini e un Cota frettoloso, istintivo, "poco politico". E' quello che subito dice:"La Lascerò nei magazzini". E che poi frena bruscamente dicendo:"Certo non andrò contro la Legge 194". Gramellini è bravo, bravissimo. Ma per sbozzare Cota, svelando l'acerbo politico, decide di descriverlo come il negativo del vecchio politico DC. Come tutti i grandi scrittori, Gramellini raggiunge il massimo quando evoca nostalgicamente qualcosa di perduto. E così l'effetto è che acquista un grande valore nell'immaginario di chi legge quello stile che fu dei Forlani, dei Rumor. Che è poi il politichese. Quella capacità, parente stretta del cerchiobottismo, di rimanere sempre con un piede in due staffe. E di dire tanto per non fare, poi, niente. Poca concretezza. Già, quella concretezza che invece, per onestà intellettuale, Gramellini è costretto a riconoscere a Cota ed ai leghisti amministratori della cosa pubblica.
Così, il suo Buongiorno, se voleva mettere alla berlina Cota, finisce per aiutare Lega e Chiesa in questo loro sodalizio comunicativo. Che permette alla Lega di avanzare verso il centro. E, si sa, che nel Risiko Italiano una volta preso lo Stato Ponitifcio si è quasi all'obiettivo. Tanto il Sud si annette  facilmente mandando giù un po' di fazzoletti. Non è importante di quale colore siano. I siciliani sono tutti daltonici.


14 ottobre 2009

ieri sera

Ieri sera presso il Centro Congressi dell'Unione Industriale di Torino, Gramellini (UN GRANDE) ed Enrico Mentana hanno parlato di politica e comunicazione. In realtà Mentana avrebbe dovuto presentare anche il suo libro "Passionaccia", ma del libro non si è detto nulla. La discussione si è concentrata sui toni dell'informazione. Più che a rischio censura, a rischio ultras. Due tifoserie, da una parte (Libero, Giornale) e (Repubblica, Il Fatto) dall'altra si stanno dando battaglia da mesi con titoli di prima pagina che sono simili agli striscioni delle curve negli stadi.
L'informazione subisce sempre di più l'attacco dei potenti, dice Mentana. E cita ad esempio il caso di Sarkozy che si è lamentato delle critiche di un quotidiano Francese che ieri ironizzava sull'elezione del figlio del presidente a Le Defense. Se in Francia l'informazione parla troppo, in Italia spesso parla poco. Chi scrive ironizzerebbe sul silenzio che è seguito l'elezione di una maestra di sci a Presidente del Teatro Carignano. Ma torniamo alla carta ed alla stampa. In crisi è il giornalismo. Specie quello cartaceo. Di vendite e di indipendenza, più che dagli editori, comunque ingombranti, dal protagonismo che i vuoti della politica inducono nei Direttori.
In sala il solito pubblico da Unione Industriale. Vecchi e stronzi. A partire da colui che ha introdotto i due ospiti con la solita retorica sabaudo, radical, urticante.

Fortunatamente c'è stato spazio per qualche domanda dal pubblico. Rigorosamente scritta per evitare il protagonismo di qualche non allineato al baccalonismo imperante sormontato dai cappelli di feltro stile Miss Marple. La domanda di chi scrive: "Che giornale e/o telegiornale andrà a dirigere? Visto l'età del pubblico in sala spero che non sia Il Corriere dei Piccoli". Domanda che voleva sollevare, in tanto parlare, la questione dell'allontamente dei giovani dall'impegno e dalla lettura critica del presente. Giovani assenti per loro colpa, certo, ma anche per come certi incontri sono veicolati.
Inutile polemizzare su quanti avessero letto il libro. L'avessero messo come condizione all'ingresso ci saremmo seduti tutti.
 

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