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10 febbraio 2012

Il caso di Shvat Shaked



giovedì 09 Febbraio 2012

Quella di Fraud Sciences è una storia mediterranea. Locale e globale. È la storia di una start-up tecnologica che crea una competenza codificata, ne fa un vantaggio competitivo e la trasforma in un progetto imprenditoriale capace di attrarre l´interesse della più grande multinazionale del settore.

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17 gennaio 2010

Anniversario



Articolo chiccoso. Avviso i più di lasciar perdere. Dallo stretto del canale di Suez, un' immensa pagina di storia, politica, religione, affari, imprenditorialità. Tutto in questo bell'articolo che ricorda i 140 anni dall'apertura del Canale di SUEZ che permette collegare l'Occidente con l'Oriente senza dover circumnavigare l'Africa. 


12 gennaio 2009

Me Gurion!

Ci sono delle questioni che continuamente ritornano alla ribalta dell'attualità che sono storia e notizia nello stesso momento. Mi riferisco al riacuirsi, fino alle più gravi conseguenze, della crisi mediorientale tra Israeliani e Palestinesi.
Purtroppo, in casi come questi, l'informazione non viene in aiuto della memoria storica. E l'attualità, con il dettaglio che le sempre più sofisticate strumentazioni di comunicazione e di audio-video registrazione permettono, sovrasta la pacata analisi e la seriosa ed approfondita riflessione su come l'oggi è legato a ieri. Capita quindi di ascoltare i fatti di cronaca estera da Gaza come si trattasse dell'ennesimo incidente d'auto per guida in stato di ebbrezza o come se fosse l'ennesimo fatto di sangue consumato tra le mura domestiche. Capita quello che capita alla terra quando è troppo secca per il troppo sole e la troppa afa. Che la terra, alle prime pioggie, se queste sono di forte intensità, non è in grado di trattenere l'acqua e, con essa, il suo messaggio di vita. Così il telespettatore, sovrastato dalla violenza, resa ancora più aspra dalla qualità dell'immagine, non riesce a fermarsi a pensare e vive la storia come fosse una semplice somma aritmetica di notizie.
Quello che sfugge guardando i servizi particolareggiati della BBC o della CNN, esempi di tecnologica informazione, è che nella striscia di Gaza sono in ballo due diritti. Due diritti di due popoli di eguale dignità. I missili di Hamas e i tank israeliani sono, purtroppo, le consonanti e le vocali di una lingua, di un protocollo di comunicazione che è l'unico che conoscono le due parti in causa. L'Occidente non c'entra. Non c'entra ma è responsabile. Responsabile più per cose che non ha fatto che per cose che ha fatto. I morti a Gaza, i morti dell'una e dall'altra parte, sono le vittime. Vittime, cadute mentre Olmert e Hamas provavano a difenderne i diritti. Non conta la resistenza, il colore, la qualità dello scarpone che prova a calpestare quello che pensiamo sia un nostro diritto legittimo. Conta solo l'ombra cupa che si allunga sulla nostra testa inerme.
Quello che Olmert fa oggi non è tanto diverso da quello che 60 anni fa faceva il suo predecessore, il Primo Ministro Isreaeliano Ben Gurion. Scrive lo storico di Amburgo Helmut Mejcher:“Fin dall'inizio Ben Gurion aveva chiaramente concepito la guerra di Indipendenza come una guerra di concquista per creare un nuovo e soprattutto forte stato ebraico. E per raggiungere questo obiettivo non si arrestò di fronte a nulla”. Mejcher si riferisce alla guerra condotta nel 1948 da Ben Gurion che, sfruttando una più o meno involontaria disattenzione diplomatica dell'Occidente, condusse una offensiva militare di espansione che portò numerosi ed importanti territori sotto il controllo della Stella di David. A Sud, fino ad Elat per avere lo sbocco a Mare sul Mar Rosso, nel Golfo di Aqabah. A Est, fino alla Giordania.
Gli Arabi della Palestina dal canto loro, non hanno mai accettato, in via pregiudiziale, la nascita dello Stato di Israele. Se non altro perchè nulla li incentivava a farlo. Vi avrebbero perso dei territori. Eppure per gli statisti Europei, in particolare Inglesi, non vi erano dubbi né perplessità. Nel 1917 con la dichiarazione di Balfour venne istituito lo Stato di Israele. A tavolino, senza cercare alcun accordo con coloro i quali abitavano quella stessa terra recintata col righello e squadretta tra un sigaro e un whiskey scozzese. La Palestina.
70 mila. Tanti sarebbero stati gli Israeliani a fare ingresso nel nuovo Stato. Coloni, artigiani e piccoli imprenditori. Gente tranquilla che senza troppo clamore, avrebbe fatto attecchire i kibbutz israeliani e i forni pronti a generare pane azimo. Quei 70 mila rappresentavano la risposta pragmatica all'idelogia sionista che in quegli stessi anni imperversava sul piano dialettico ed intellettuale in Europa. Dalla Germania alla Polonia.
Hitler non aveva ancora issato la sua aquila ma i ghetti giudei esistevano già. Residuo di un passato millenario in cui l'odio e la diffidenza verso il popolo eletto aveva assunto nel tempo, da semplice retrogusto di tipo religioso, un sapore dai risvolti sociali ed economici.
A favore della nascita dello Stato di Israele vi erano, in particolare, gli Inglesi. Non vedevano l'ora di attuare una politica di disimpegno dall'area. L'epoca del colonialismo non era più di moda e si voleva rimanere presenti senza inimicarsi nessuno. Un gioco di tacco e di punta. Di diplomazia guardando al portafoglio. Ai paesi arabi ed al loro petrolio.
All'atteggiamento degli Inglesi fece il paio quello degli Stati Uniti. Che, idealmente, gli succedettero nei decenni successivi, quali principali sponsor dello Stato ebraico. Lo stesso atteggiamento che corrisponde, ancora oggi, al polso del paziente mediorientale. Che salda l'attualità di ieri con quella di oggi. Che spiega le astensioni dell'America nelle votazioni alle risoluzioni dell'ONU.

E' sempre pur vero che in ballo sono due diritti, identicamente legittimi, di due popoli che pervicacemente li difendono. Può essere di interesse intellettuale, giurisprudenziale, di interesse politico, approfondire il come fu ancorato, dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato di Israele al territorio Palestinese. Si può discutere di come e perchè uno Stato sia o possa diventare tale. Degli elementi costituenti: lingua, religione, confini. Di come possano esistere due popoli e non uno stato.
Ma una cosa è certa. Se si guarda la cartina della Palestina dei primi del 1900 e quella di oggi, è evidente come del territorio a disposizione dei Palestinesi non è rimasto che qualche sfrido. E che per difendere quei pochi sfridi, le frange estremiste della popolazione palestinese non esita ad utilizzare essa stessa come scudo di difesa. Cedendo la vita per la terra. Per richiamare l'attenzione dell'Occidente. Per attirarne risorse economiche. Che foraggiano la guerra, le armi e, mai, l'autorevolezza diplomatica e politica per portare il conflitto lontano dai territori e dal linguaggio delle bombe e delle vocali suicide. Ad esempio al tavolo delle Nazioni Unite.


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permalink | inviato da aronne il 12/1/2009 alle 8:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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