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23 settembre 2010

Chi fa de sè fa per tre


3 aprile 2010

L'escalation dell'amore

Su Espresso del 31/3 Michele Serra scrive il suo solito articolo tutto yogurt con le fragole. Michele Serra è un simpaticone. Me lo immagino su di un divano in pelle di un salotto molto chic. Il divano sta morbido davanti ad una libreria, anch'essa molto chic. Piena, ovviamente, di libri molto chic. Qualcuno gli dice per telefono di quello che succede alla manifestazione berlusconiana contro Santoro. Lui forse non è neanche in Italia. Me lo immagino a Parigi, ad esempio.
Gli dicono del partito dell'amore. Della manifestazione. E lui si mette subito al lavoro e scrive il pezzo per Espresso.
Sentite come è spiritoso e chic al tempo stesso. "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio" è un appunto trovato tra le carte di un pubblicitario suicida. Forse uno slogan per promuovere un nuovo psicofarmaco. Forse uno slogan rifiutato da una ditta di spazzoloni per il cesso. Davvero chiccoso. Non vi sembra?
Per Michele Serra slogan e manifestazione sono due autogoal della comunicazione. Mica i pubblicitari di Fininvest possono competere con uno spindoctor come lui.
Michele Serra prevede il futuro. Non solo quello prossimo, ma anche quello di medio termine. E si spinge ad un fantasioso procedere di immagini su come saranno le prossime adunate del pdl. A ottobre 2010 e ad Aprile 2011.
Che simpaticone. Pensate a come deve sbellicarsi mentre descrive il pdl che sarà. Dal suo divano. E su altri divani, come il suo, Michele Serra sa che rideranno i suoi ammiratori, e le sue ammiratrici. Risate non volgari, s'intende. Risate chic. Con la boccuccia a culetto di gallina. Bocche che parlano di arte moderna, di libri, di cucina di un certo tipo. Il tutto con una certa classe. La raffinatezza, l'eleganza fanno parte del loro paradigma. Adottano i bambini a distanza ma lasciano i propri alle tate indiane. Anch'esse in divisa chic d'ordinanza. Certo.
Si scrivono e si leggono. A mezzo stampa, settimanale. Sentite come Michele Serra parla della Lega:"[..]breve intervento di Bossi che pronuncia parole di fuoco contro adultere, maledice gli arabi e saluta con un rutto. Successo travolgente[..]". Già, però non capisco chi voglia offendere Michele Serra. Forse quelli che danno il voto a Bossi, ma che sono la maggioranza? Forse Umberto Bossi in persona?
Oppure ce l'ha con gli avversari politici che non sanno fare i rutti al livello del leader leghista?

I numeri dei settimanali a cavallo delle elezioni dovrebbero indurre gli editorialisti a maggiore prudenza. Specie in quelli dalla immaginazione fervida ma che sono ormai sganciati dalla realtà. Le loro penne sono come i moduli spaziali entrati in orbita. Esiste una forza, coraggio dell'editore, che li trattiene a girovagare in un'orbita dalla quale, sì guardano alla terra, ma con l'approssimazione che la distanza siderale impone. La loro interpretazione della società finisce con l'essere lontana dal vero. Frequentare poi, nella angusta ma chiccosa navicella, i propri sodali ed amici di vecchia data non li aiuta di certo. Zucconi, Scalfari, Curzio Maltese, e i vari intellettuali come Zagrebelsky & C. non sanno più niente di questa Italia.
Sono troppo poco intellettuali per mettersi di stare lontano dalla piazza e dalla vulgata popolare che avrebbero il compito di studiare ed interpretare. E sono troppo poco popolari perchè abituati a rimanere nei loro salotti. Quelli chic ed elitari dove si spartiscono le poltrone di certi giornali, di certe case editrici e di certe roccaforti culturali. Arrogandosi il diritto di dettare i tempi e i modi dell'eleganza e dell'estetica. Della cultura, del sapere. Come se fossero questioni loro personali. Come se il gusto appartenesse solo a loro. Senza pensare, invece, a come veicolarli verso tutti.  A come far diventare la cura del bello, la passione per la lettura e l'approfondimento, l'urbanistica, ad esempio, valori rispetto ai quali è possibile trovare una condivisione di intenti tra strati sempre maggiori della popolazione.
Occorre pensare a quei valori in cui si potrebbe rivedere un'Italia di domani. Che non è necessariamente fatta di persone che sono contente di essere assimilate alla cultura modesta e dal trucido modo di fare della Lega. O che non si ritrova nel moderatismo centrista e nel conato di egoismo cattolico che tanto bene oggi il pdl interpreta.

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