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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



1 luglio 2008

Ma che cazzo lavori a fare?



Periodo di grande lavoro. Si. Il periodo peggiore. Caldo, afa, piogge monsoniche. E tanto, tanto lavoro. Che poi uno che lavora a fare? Un amico che, purtroppo, frequento poco, mi dice:"In fondo lavori per non stare a far niente". Ed è vero. La mattina del 6 Novembre che faresti? Niente, vai a lavorare. Coperto di diritti, eviti le folate di doveri. E quindi lavori. Si ,lo stipendio. Si, l'ingranaggio borghese. La famiglia, la stabilità, la pizza al venerdì, il cinema, la vacanza, i pannolini di grandi e piccoli. E quindi lavori. Ma al netto dei soldi, dell'ingranaggio piccolo borghese, diciamocelo:"Ma chi cazzu lavuri a fari?"

E qui inizia la filosofia. C'è chi ti impistoletta con "il lavoro nobilità l'uomo". Oppure "il lavoro rende l'uomo libero" - "Lavoro= emancipazione".
C'è chi la mette sul capitalismo e sul consumismo. Lavori per avere redditto, quindi flussi, che concorrono aad accumulare patrimonio, quindi stock. E poi? E poi prendi lo stock e te lo spendi con altri flussi (-). E così la domanda cresce, l'economia gira. E siamo tutti consumati e contenti.
C'è chi la mette sul piano socialista marxista. Di solito ha i pantaloni grigi e, appena inizia a parlare, salta il satellite, e lo vedi in bianco e nero. E, se fa caldo, con i moschini anche! E ti dice che il lavoro è lo strumento con cui i ricchi, pochi, sfruttano i lavoratori, poveri e tanti.
Epperò, se parli di lavoro, specie se ne parli al lavoro, si fa più in fretta a far passare la giornata di lavoro. Senza lavorare.

Ma la mia domanda torna:"Ma chi cazzu lavuri a fari?" C'è chi lavora per l'autoaffermazione di sè. Perchè crede di avere delle capacità, ha voglia di fare, di contribuire al "progresso". Beninteso, "progresso" è parola contentitore. Dice e non dice un cazzo.
Ma, in una certa misura, è così. So che c'è chi ci crede in quello che fa. E tutto l'argilloso mondo, del Nord del Mondo, alla fine, funziona grazie ad un certo numero di persone che ci danno dentro e cercano di fare il loro. Il loro dovere. Poi, quattro teste di cazzo governano, e per fortuna, non riescono a disfare proprio tutto. Proprio tutto il buono che è stato fatto.
Io mi sento tra quelli che, nel suo piccolo, spinge la carretta. Eppure, ieri, mi sono sentito dire:"Lei mi sembra ci metta buona volontà".
Ecco, se uno mi dice che il mio lavoro dimostra buona volontà io m'incazzo. M'incazzo forte. La buona volontà è la virtù di coloro che non sanno fare un cazzo. E che si impegnano tanto. Quantità senza qualità. Se uno lavorasse per i soldi, volontà o non volontà, basta che c'è lo stipendio e chi se ne fotte. Ma chi è abituato a metterci la faccia ed a volte anche qualcos'altro in quello che fa, beh, diciamo che i soldi non bastano. Ed è un bell'anacoluto. Serve la gratificazione personale e del team che ti circonda. Ma è utopia. E' utopia perchè il mondo del lavoro, anche il più dinamico, quello "high profile", come tale si atteggia, è un mondo di competitivi ominicchi. Che malgrado l'età, l'esperienza, i soldi, e tutto il resto vivono di invidia, di rivalsa e della voglia di presenzialismo. Di quel vanitoso, pruriginoso desiderio di contare. E conta! 1,2,3. In "R", mi pare, i numeri sono infiniti.
Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto è colui che, nel nome della buona volontà....
La mia domanda torna:"Ma chi cazzu lavuri a fari?"

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