< < aronne | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

  
 

    
ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



23 maggio 2011

Soli in città


E’ un esercizio che può fare chiunque. Passare in rassegna la cerchia dei propri conoscenti ed amici, di età compresa tra i 30 e i 35 anni, e scoprire che la maggior parte di questi, è sola. Vive sola in qualche grande città italiana dove studia o lavora. O studia e lavora. Già.
Ognuno un appartamento, o una stanza in un appartamento. Ognuno un mezzo di trasporto, per chi se lo può permettere, ognuno un lavoro che viene remunerato tipicamente con lo stesso stipendio di ingresso nel mondo del lavoro e regolato mediante contratti tipici o atipici che, anche quando garantiscono dei diritti, subiscono di rovescio un contesto che è in attesa. Senza prospettive.
Lasciando da parte i perché, e i come, val la pena riflettere sulle conseguenze di questo stato di cose. Al suo protrarsi, troppo, nel tempo.
Al fatto che, sotto queste condizioni, intraprendere una vita a due diventa non un approdo amoroso, la scelta spensierata e felice frutto dell’amore, sentimento che come un torrente dopo aver rimescolato i corpi e le anime dei due protagonisti li conduce nella stessa laguna, ma una scelta per necessità. Un antidoto sociale mediante il quale si riducono i rischi nell’affrontare un contesto difficile. Più che un’unione di amorosi sensi, si tratta più di un accordo di cooperazione, in cui si mettono a fattor comune alcuni beni e servizi cercando di massimizzare i profitti, ciascuno, della propria attività. Nascono così quelle che passeranno alla storia come le società dei fidanzati italiani giovani anonimi. Acronimo SFIGA.
Società piene di responsabilità e tormenti. Prive di capitali. Prive di patrimonio. Su cui gravano: un mutuo, utenze di luce e gas e la tassa sui rifiuti.
Malgrado questo spaccato, la tendenza è di una crescita delle città, in Italia come in Europa. Nel prossimo futuro si prevede che le città diventino delle megalopoli perché è in esse che si creeranno le maggiori opportunità. Sarà pur vero ma per l’Italia potrebbe assistere al rifiorire di rivoli di certo sincretismo. Il rinascere di un certo pauperismo. Un ritorno ai borghi ed alle campagne. Chissà.








  


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giovani report generazione poveri povertà mutuo

permalink | inviato da aronne il 23/5/2011 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 febbraio 2008

Il target

                                                                                                  

Sentendo parlare Bertinotti non puoi che condividere tutto. La pacatezza, la “r” moscia, il ragionare sulle questioni dei lavoratori, dei salari, sulle questioni dell’ambiente e dell’esigenza forte, del nostro paese di essere presente, politicamente, all’interno dell’alveo del moderno socialismo europeo.
Bertinotti parla del 900 come del passato. È teorico e procede logicamente. È garbato e acuto anche quando, di fronte alla possibilità che vinca Berlusconi o che vinca Veltroni, dice: “Preferirei perdesse Berlusconi!”. Come biasimarlo. Del resto lui è di sinistra, sindacalista, è contro Berlusconi ma anche contro coloro che sono rappresentati degli interessi confindustriali e delle banche. Come si fa ad essere un riferimento per i deboli, per chi guadagna meno, per chi muore sul lavoro, con chi invece ai lavoratori, ai sottoposti, ai subalterni si contrappone. Non fosse altro per quel gioco concertativo tra le parti che vuole allo stesso tavolo confindustria, parti sociali, governo. Concertazione che è poi uno dei freni alla crescita di questo paese. Perché il governo fa poco per ridurre la pressione fiscale sulle imprese, e queste fanno poco per dare di più a chi se lo merita, e i lavoratori, non di rado, finiscono per chiedere più di quello che si meritano.
Ma uno come Bertinotti è almeno coerente. E spero lo rimanga. C'è bisogno di un partito che si faccia espressione di quei lavoratori, lavoratori giovani in particolare, che sono sotto pagati. Perché gli stipendi medi europei dei giovani sono più alti di quelli deei giovani italiani. Mentre gli stipendi medi dei 55-enni europei sono in linea con quelli dei 55-enni italiani. Perché quindi ci sono fasce anagrafiche non tutelate, non valorizzate.
Bertinotti ha il piglio da grande leader. Sa guardare oltre. Sa dare speranza. Parla di valori intangibili in cui in tanti si possono ritrovare. E dentro questi valori ci sono anche, poi, anche dei risvolti pratici, ci sono anche gli aumenti dei salari. Ma che vengono dopo. Perché la politica non deve essere solo ragioneria. Non può essere fatta di ordini e offerte, non può essere mercimonio dell’arte e dei beni turistici di questo paese. Non può essere film festival e notti bianche. Non può essere garantismo radical chic, di chi, in salotto, non ha mai subito ingiustizie e parla di mafia come i bambini della pensione.   
Malgrado una storia, quella della falce e martello molto dura ed impopolare, specie oggi che è di moda mangiare pane e liberismo, frutta innaffiata di capitalismo, che poi spesso non si sa cos’è. Non si sa cos’é. Già.
Il PD continua tracciare le righe del campo da gioco ed a fare le regole ad hoc per le Banche, attori che si guardano bene dal finanziare progetti. Ma che si limitano a prestare denaro. Un paese in cui non esistono capitalisti. Dove nessuno rischia, e dove la maggior parte sono imprenditori per nascita, sulla carta di identità. Che quando si tratta di metter mano al portafoglio sembrano pensionati del circolo unione.
Il PD è un forza politica che non dovrebbe intercettare i voti dei giovani e dei lavoratori perché non ne è l’espressione. Franceschini non è credibile. Perché declina, con la stessa verve e dinamismo di un pannello pubblicitario espositivo trifacciale, il claim diverso-nuovo senza però, poi, saper dare sostanza, senza dire ed ammettere di chi quali interessi è rappresentante, senza ammettere che gli interessi sono gli stessi-vecchi, senza dire nulla su come ad esempio si risolveranno i conflitti interni sul cilicio della Binetti, su come la nuova Democrazia Cristiana possa incarnare quello che la maggioranza della popolazione ha bisogno, su cosa vuol dire essere progressisti quando su temi sensibili ed economia, senza ammettere che sugli esteri non si è in grado di proporre ricette innovative e condivise. Senza ammettere di non sapere qual è il suo target!
Il paese deriva tristemente a destra, quella Berlusconiana, perché la destra, nell’immaginario, rimane il male. La nostra opinione pubblica preferirà il claim nuovo “Meno tasse per tutti”, ai claim   Veltroniani. Perché alla fine l’operaio di Settimo Torinese che assieme alla moglie porta a casa 2400 Euro al mese si sente povero. Povertà percepita. Tanto più perché la testa dell’operaio di oggi è la testa di un ricco e sprecone. Perché con tre telefonini per famiglia, e tutti i gadget hi-tech e i vestiti trendy che vanno cambiati ogni anno, diventa dura arrivare alla quarta settimana.
Quello che Berlusconi aveva capito quando entrò nel mondo della TV commerciale è che siamo un paese in cui, si, c'è il povero povero,  il povero e basta che lotta per i bisogni fondamentali, che non ha una casa e non ha un pasto caldo ogni giorno. Ma che questi poveri sono pochi, sono politicamente irrilevanti. Il target, il segmento giusto erano e sono i poveri, che sono poveri perché non sono ricchi. Coloro che hanno una casa, hanno l'indispensabile per vivere ma si sentono comunque poveri perché non riescono a fare la cosiddetta 'bella vita'. Tra questi c'è il povero colletto bianco, ovvero colui che, ieri ceto medio, oggi si vede risucchiato nelle sfere reddituali più svantaggiate, non potendo giocare sull'Irap, su commercialisti consenzienti, su tutto un sistema di contabilità speciale che favorisce il ceto medio di coloro che, secondo alcuni economisti extraterrestri, guadagna 3,500 euro al mese.

 Tant’é. Chiudo perché sono stanco e non vado oltre. Rimango alla finestra a guardare il giardino dei radicali. Perché lì ogni tanto viene seminata qualche pianta nuova, perché ogni tanto grazie ad un giovane vecchio, un gigante come Pannella, vengono intuizioni politiche, svolte di impegno civile, battaglie etiche che sono di conforto. Sono un gradevole retrobottega nel cui rifugiarsi, putroppo, un po’ velleitariamente.

 

M.F

sfoglia     aprile        giugno
 
 


 >> >>  in evidenza  << <<
  
  "Eurobond, Eurobond!"
  




  
I pionieri dell'Imprenditoria
 


  
                Statistiche

 Site Meter  



 















CERCA

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog