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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



22 febbraio 2012

UDC - Sicilia prove generali del prossimo governo Passera




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25 gennaio 2012

Forconi centripeti



giovedì 26 Gennaio 2012

La trimurti del movimento dei Forconi (Ferro - Morsello - Richichi), presunto serbatoio di voti per il centrodestra Berlusconiano, pare che faccia sul serio e che intenda mettere paura a Roma. I Forconi, se non altro per lo stile, nulla hanno a che vedere col movimento forcaiolo d’oltralpe di qualche secolo fa. Quello del sanguinario Lebon. Le teste che Lebon tagliò dalle parti di Pas di Calais finirono col far cadere teste anche a Parigi. Ma furono proprio quelle dei fratelli Robespierre. Le teste della stessa Rivoluzione. A chi faranno più male i Forconi? Al governo in carica o a quel centrodestra che sotto sotto trama una rivoluzione?
 



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18 gennaio 2012

Dalla Concordia alla discordia



20 Gennaio 2012

Mentre i media nostrani sono tutti alle prese con la Concordia, poco o nulla si dice di ciò che sta avvenendo in Sicilia. La protesta degli autotrasportatori sta mettendo in ginocchio i rifornimenti dell’isola e inizia, dopo 3 giorni di agitazione, ad interessare anche la gente comune che ad esempio non riesce a raggiungere le stazioni di servizio per fare il pieno. Probabilmente il forcone, eretto ad effigie del movimento di protesta non sarà chic come il treno sbarrato dei No-tav. Forse gli esponenti del movimento avrebbero dovuto elaborare un claim competitivo al "se non ora quando" del movimento femminista. O, forse, c’è tutto l’interesse a tenerli nel dimenticatoio.

  



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3 agosto 2011

Dove andrò?


 


- In un posto ancora più a Sud. Dove l'acqua è calda e i drinks freddi -

- Sony Crockett -  Ultimo episodio MIAMI VICE

  



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25 gennaio 2011

La Ducea di Carlin Petrini

In Piazza Carignano il count down verso l’anniversario dell’Unità d’Italia procede inesorabile. Per chi non è tra quei Meridionali anestetizzati dai Centri Commerciali, dai calci in culo della Fiat, dalle lusinghe della coattagine che al Nord puoi esibire grazie alla complicità di una maggiore indifferenza, c’è poco o niente da festeggiare. Anzi. La melassa editoriale, eventicola, quella ammantata da ortodosso intellettualesimo, fonda la sua propaganda sulla rievocazione di verità che rivivono del ricordo che sfuma i contorni netti di una realtà contro-storica e contro-dominante. E fa rabbia.
Specie se osserviamo il presente che perpetua del passato riti e gesti. Quanta aneddotica. Prendete Bronte, ad esempio. Crocevia storico ed enogastronomico. Perché la Storia dell’Unificazione è slow. La semiotica della lumaca simbolo del Garibaldi della buona tavola, quella del Carlin Nazionale che ai borbonici take away ha saputo sostituire i presidi chic, racconta la lentezza di un’unità mai compiuta. La bocca che mangia è padrona mentre quella che ha fame è povera.
A Bronte, in provincia di Catania, alle pendici della Montagna, il 10 Agosto del 1860 furono sparati in 5. Innocenti. Nicolò Lombardo, Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitaleri, Nunzio Samperi. Garibaldi, allora, aveva da far rispettare i presidi dell’Ammiraglio che tronca fe' la trïonfata nave del maggior pino, e si scavò la bara. Oggi su quella stessa terra, ancora sporca di sangue innocente, l’enogastronomia saccheggia pistacchi chiedendo a quella stessa terra un tributo insostenibile per la gioia di pochissimi palati. E cos’è il marketing se non propaganda. Serve a cibar gli occhi più che i palati. Serve a creare una verità soggettiva più forte di quella oggettiva. Lo straordinario pistacchio di Bronte rimane sullo sfondo, come sullo sfondo stanno le schiene fiaccate per produrlo. E così chi ne fruisce fa ricco il markettaro Garibaldi di turno a prescindere del pistacchio stesso.
Che, nei gelati, nei dolci, nei biscotti, a granella, sfuso è immagine del meridionale emigrato ovunque, servo disadattato di altrui stirpi. Buono sempre a criticare. Da Scilla e mai da Cariddi.


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vg


  
  


21 ottobre 2010

Personaggio

E' morto Bob Guccione. Dalle tette alle patte. Da Ellis Island a Miami. Un po' Willy Melodia ha fatto soldi con chi la dava. Donne, arte, camicie di seta. Tra battaglie femministe e pilu pi tutti, partì con un grande successo editoriale per finire più volte in bancarotta. Un Napoleone del porno.


26 luglio 2010

La sedia è pronta



Si, si. Ancora qualche giorno e vengo a sedermi


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6 luglio 2010

Sicilia, o cara

Giuseppe Culicchia è nato a Torino. Ma suo nonno, no. Suo nonno è nato a Marsala. Lo chiamavano Pippino Piruzzo.
Giuseppe Culicchia ha scritto “Tutti giù per terra” ed è diventato famoso. Un caso letterario diventò. Un caso letterario, uno scrittore torinese. E' in libreria con “Sicilia, o cara” dove gli piace ripetere spesso ad inizio di ogni frase successiva l'incipit della precedente. E lo facciamo anche noi.
“Sicilia, o cara” non sarà un caso letterario. Per niente. I racconti raccolti nel libro potrebbero essere materia di un blog intimistico. L'autore scopre un po' sé stesso sfogliando l'album di famiglia. Torna indietro nel tempo, alla sua giovinezza, nello spazio, in Sicilia dove tutto ebbe inizio. A Marsala,Porto di Dio.
E' a Marsala dove Giuseppe Culicchia continua anche oggi a tornare. Attirato da quella che Manlio Sgalambro ha definito come la legge dell'appartenenza. Quel diritto che la Sicilia, come la Ionia di Eraclito ed Anassagora, esercita verso i suoi figli. Verso coloro che le appartengono.

I capitoli di “Sicilia, o cara” hanno titoli da manuale. Profumi, colori, alba, cena, dopocena. Immagini metafisiche e metatemporali. Quadretti che partendo dal contingente, dall'esperienza soggettiva, intima, familiare e personalissima di Giuseppe Culicchia sanno diventare universali. La vita, la morte, gli affetti, la comunione con gli altri e con la natura. Tutto è raccontato guardando lo stesso tramonto visto dal proprio padre trentanni prima.
I protagonisti delle storie, delle brevi ma coinvolgenti vicende familiari, finiscono quindi spesso per perdere la loro connotazione anagrafica confondendosi nella storia dell'isola e di Marsala che ha visto transitare Fenici, Cartaginesi, Romani, Arabi. Storie e personaggi mediati dal ricordo diventano mito e favole. La Sicilia è tutto questo. La Sicilia non esiste!
Ecco perchè è così difficile da spiegare. Ecco perchè Siciliano non lo puoi diventare. Puoi andarci tutti gli anni. Ti ci puoi sposare. Puoi comprarti la casa. Puoi leggere tutto Montalbano, il Gattopardo, Sciascia. Niente da fare. Rimarrai un corpo estraneo. Questo ovviamente non vuol dire che la Sicilia non sia accogliente. Anzi, guai a demitizzare il più famoso dei luoghi comuni. La Sicilia, è ovvio, accoglie tutto e tutti. Anche la colecisti lo fa. Ma dopo un certo tempo, anche se non senza grande dolore espellerà il corpo estraneo.
Il libro alterna capitoli suggestivi ed emozionanti a capitoli mal congegnati. Ad esempio, è troppo breve per essere bello il capitolo in cui l'autore racconta il suo viaggio in macchina dal Brennero in Sicilia. Ricorda Rumiz ma è troppo sintetico per essere suggestivo, troppo lungo per essere un semplice capitolo di collegamento. Quasi stucchevole quando è troppo caricaturale. Certo la Sicilia lo è. Ma non è eccessivo un capitolo per descrivere l'abbondanza di cibo in occasione delle cene in cui, ospite a Marsala non riusciva a schermirsi di fronte alla bonaria e straripante invadenza pantagruelica degli amici Marsalesi?
Il registro cambia quando quello che residua sulla carta è la saliva che ti rimane in bocca quando sei commosso. Quando ti si sono stretti pancia, cuore e non riesci neanche a deglutire. Sono gli occhi di Giuseppe Culicchia giovanissimo che per la prima volta va in Sicilia. Col padre che l'aveva lasciata subito dopo la guerra per cercare fortuna come barbiere a Torino. Mentre gli occhi di Giuseppe guardano i colori della Sicilia che scorrono davanti: il Monte Pellegrino, l'isola di Mozia, le Egadi, gli occhi del padre bruciano davanti agli stessi colori come la punta della sigaretta che ha in bocca.
Diventa spassoso quando descrive le seconde case dei Marsalesi. Negli anni 70, 80 si era infatti diffusa anche a Marsala la moda di costruirsi una seconda casa: la cosidetta casa in campagna. Peccato che era sul mare anche questa come la prima. Anzi sulla spiaggia.
Il forestiero, invitato a cena, chissà le difficoltà a raccapezzarsi cercando in riva al mare  ciò che doveva essere in campagna.
Giuseppe Culicchia, siciliano per metà, lo diventa per intero qui: - Mio padre era morto da 6 anni. Insieme con Nuzzo facemmo a piedi un pezzo del Cassero proprio come lui e mio padre avevano fatto infinite volte in gioventù -. - “Mi sembra ieri che eravamo ragazzi” - mi disse. “Ho quasi smesso di andare al mare e tra poco smetterò completamente. Spero che quando non sarò più in grado di guidare, qualcuno mi porterà in macchina a vederlo” .
Prima di partire da Marsala quell'anno andai a pranzo da lui (Nuzzo). C'erano sua moglie Pina e Marilena. Il medico gli aveva ordinato di smettere di fumare e seguiva una dieta rigida. Mi raccontò ancora una volta vecchie storie di famiglia, di mio padre, di mio nonno (Pippino Piruzzo). Poi al momento dei saluti si eclissò. Sentiva che non ci saremmo più rivisti.  Ecco.

Chiamatela omertà la lingua che non capite.


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29 giugno 2010

Traffico




Sono stato in Sicilia. Per un matrimonio. Malgrado la sentenza che condanna Dell'Utri posso confermare che in Sicilia il vero problema è il traffico. Ho rischiato che le granite si squagliassero. Roba da non credere!


12 aprile 2010

Un consiglio alla Palomar

Stanno per iniziare le riprese di altri 4 episodi di Montalbano. Beato a quel cornuto di Zingaretti ca sinni va a me casa. Detto questo, leggo allibito della possibilità che tra le cosidette guest star (tradotto: come ti futtu) ci sia quella buttanissima di Belen. Megghiu a figghia i Masinu!

Mezza parola!



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