< < aronne | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

  
 

    
ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



25 gennaio 2011

La Ducea di Carlin Petrini

In Piazza Carignano il count down verso l’anniversario dell’Unità d’Italia procede inesorabile. Per chi non è tra quei Meridionali anestetizzati dai Centri Commerciali, dai calci in culo della Fiat, dalle lusinghe della coattagine che al Nord puoi esibire grazie alla complicità di una maggiore indifferenza, c’è poco o niente da festeggiare. Anzi. La melassa editoriale, eventicola, quella ammantata da ortodosso intellettualesimo, fonda la sua propaganda sulla rievocazione di verità che rivivono del ricordo che sfuma i contorni netti di una realtà contro-storica e contro-dominante. E fa rabbia.
Specie se osserviamo il presente che perpetua del passato riti e gesti. Quanta aneddotica. Prendete Bronte, ad esempio. Crocevia storico ed enogastronomico. Perché la Storia dell’Unificazione è slow. La semiotica della lumaca simbolo del Garibaldi della buona tavola, quella del Carlin Nazionale che ai borbonici take away ha saputo sostituire i presidi chic, racconta la lentezza di un’unità mai compiuta. La bocca che mangia è padrona mentre quella che ha fame è povera.
A Bronte, in provincia di Catania, alle pendici della Montagna, il 10 Agosto del 1860 furono sparati in 5. Innocenti. Nicolò Lombardo, Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitaleri, Nunzio Samperi. Garibaldi, allora, aveva da far rispettare i presidi dell’Ammiraglio che tronca fe' la trïonfata nave del maggior pino, e si scavò la bara. Oggi su quella stessa terra, ancora sporca di sangue innocente, l’enogastronomia saccheggia pistacchi chiedendo a quella stessa terra un tributo insostenibile per la gioia di pochissimi palati. E cos’è il marketing se non propaganda. Serve a cibar gli occhi più che i palati. Serve a creare una verità soggettiva più forte di quella oggettiva. Lo straordinario pistacchio di Bronte rimane sullo sfondo, come sullo sfondo stanno le schiene fiaccate per produrlo. E così chi ne fruisce fa ricco il markettaro Garibaldi di turno a prescindere del pistacchio stesso.
Che, nei gelati, nei dolci, nei biscotti, a granella, sfuso è immagine del meridionale emigrato ovunque, servo disadattato di altrui stirpi. Buono sempre a criticare. Da Scilla e mai da Cariddi.


 -------------------------------------------------------------
vg


  
  


22 aprile 2009

Annata prodigiosa



Il sottoscritto tra un Rumeno ed un Romano.
Questione di vocali oltre che di filari
...


20 ottobre 2008

La lumaca e i tacchi a spillo

Nel week end ho assistito ad una serie di programmi televisivi dove ospiti erano personaggi un tempo definiti “di sinistra”.
Concita di Gregorio alle Invasioni Barbariche. Carlin Petrini da Fazio a Che tempo che fa.
Ecco.
La prima è Direttore dell'Unità. Giornale fondato da Antonio Gramsci.Uno che ha fatto il carcere per le proprie idee. Uno che dal carcere scriveva delle sue idee. Quaderni, che poi qualcuno dopo ha pubblicato, e che sono diventati importanti, una sorta di manifesto per delle generazioni di pensatori e politici perchè avevano una forza interiore unica e prorompente. Erano le idee che facevano il marketing al contenitore editoriale che le conteneva come la roccia il magma. Oggi, dicevo, il Direttore è Concita di Gregorio. Che alle Invasione Barbariche si limita a ridere della Gelmini e di Berlusconi. Ride della carfagna. Ma non dice nulla, o poco più di nulla nel merito. Dice poco contro e dice, se possibile, molto meno di come invece si sarebbe dovuto fare, o si dovrebbe fare secondo un'idea alternativa. Il regista la immortala mostrandone i tacchi a spillo belli quanto quelli della Bignardi, che finisce per essere più pungente della Concita. Ed alla fine lo spot in TV del libro. Malumori. I dolori delle donne raccontate da Concita. Dolori di altri. Idee di altri. Edite Mondadori, da altri. Ecco la sensazione è questa. Che non è rimasto niente alla ex-sinistra. Nessuno. Né un pensatore, né uno che prova dolore. Né uno che è disposto a pubblicare quelle voci.

Poi Carlin Petrini. Tutto bello, tutto pacato. Da Fazio, il più garbato, moderato, acuto presentatore, il migliore uomo TV che, una volta, si sarebbe detto “di sinistra”. Ecco. Sono lì che se la cantano e se la suonano. Fazio e Carlin. Ed in fondo a quelle parole, che Fazio fa vomitare ad uno che digerisce lentamente, c'è del buono. L'orecchio ormai è organo più straziato del piloro, ma scorge suoni che sono alternativi. Il suono si dissolve però nella laminazione del rumore lungo l'aere immoto dello studio TV e dell'etere. L'immagine rimane. L'immagine di Petrini che parla di fame del mondo. Fame, capite. Slow Food parla di fame da una distanza siderale. Perchè Slow Food non nutre ma ingolla il superfluo. E questo si abbina male con il piatto che Carlin vuole servire. Come innaffiare un piatto di un grande chef con del vino ignobile. E così si perde un'altra opportunità. Si finisce col piacere sempre agli stessi. Si finisce con far punti solo in casa quando bisogna andare a far punti principalmente fuori. Dove si mangia poco e male, di corsa, dove i dolori si sentono sulla propria pelle, e le scarpe sono basse perchè la strada per la fine del mese è troppo sconnessa. I tacchi a spillo non sono adatti.

sfoglia     dicembre        febbraio
 
 


 >> >>  in evidenza  << <<
  
  "Eurobond, Eurobond!"
  




  
I pionieri dell'Imprenditoria
 


  
                Statistiche

 Site Meter  



 















CERCA

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog