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26 marzo 2009

Più di mille giovedì




Le Madres de Plaza de Mayo. Ancora una volta perchè non si dimentichi ciò che è stato. Il titolo di questo pezzo si addice molto alla rubrica che, chi scrive, cura per questa testata telematica. Gli si addice indebitamente. I mille giovedì cui fa riferimento il titolo sono quei giovedì in cui le madri dei desaparecidos hanno manifestato a Plaza de Mayo a Buenos Aires in Argentina. Dal 30 Aprile 1977. Tutti i giovedì. Il 30 Aprile 1977 alle 15.30, poche decine. Poi, settimana dopo settimana, l’appuntamento del giovedì raccolse centinaia, migliaia di madri. Con il loro pannolino in testa, la foto del figlio o della figlia appesa al collo. Perchè tutti sapessero. Per gridare il proprio dolore. La sofferenza calpestata dal governo argentino assieme al diritto al dolore. Queste madri non sapevano nulla, da anni, dei loro figli scomparsi. Niente, né notizie, né una tomba per cui e su cui disperare. “Qualche minuto dopo arrivò la polizia, ci strapparono le fotografie dal collo, ci picchiarono, ci insultarono, ci urlarono pazze, puttane, comuniste, ebree [..] Ma nelle mani ci era rimasto il pannolino, quello non erano riuscite a strapparcelo“. Come in “Ogni cosa è illuminata” le storie delle vittime di una dittatura sono fatte di oggetti, della ricerca e della custodia “liturgica” di oggetti e notizie. Quel puzzle di segni che costituisce il simulacro della memoria.

Segue su Giornalettismo


19 marzo 2009

Boris Godunov


22 aprile 2007

77

 

Si fa un gran parlare del 77. L'Annunziata con il suo libro omonimo. Il bimestrale di Diario da poco disponibile in edicola.  Io ho letto Aceto, Arcobaleno di Erri de Luca. Ieri pomeriggio. Ho pianto.
In quegli anni delle idee venivano elaborate. Passioni, ideologie, convincimenti venivano prima delle persone. Si viveva per quello. Nascevano nuovi ordini e nuovi linguaggi con cui parlare o in base ai quali discutere.
Oggi si riutilizza, ci si orienta sulla base di schemi già esistenti. Figli del periodo storico in cui erano sorti. Non c'è nulla di nuovo. Le forze politiche ragionano con medesime logiche algebriche che non risolvono i dilemmi che i movimenti e i tragici errori del passato pongono come ancora attuali. Questo è il vero male di questa epoca transitoria. Un sincretismo improduttivo.


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