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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



29 maggio 2007

Vita da cane, a sei zampe....


   
ENI, sei piedi in una scarpa....




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29 maggio 2007

TFR e Confindustria


    
Albero grigio
1911, olio su tela, cm.78x107, Haags Gemeentemuseum, the Hague


La gestione del TFR era un terreno su cui Confindustria doveva porsi in maniera decisa nei confronti dell'esecutivo. Montezemolo vede nei costi della Politica un pozzo che assorbe risorse economiche al Paese. Bene, giusto, geniale. Da un anno si sa, non a molti ma si sa,  che ci sono miliardi di Euro la cui ricollocazione viene messa in gioco. Era il momento per chiedere alla Politica di assecondare quelle risorse vitali, quelle dell'imprenditoria. Quelle risorse che, a suo avviso, di Montezemolo intendo, sono le uniche che possono portare sviluppo e ammodernamento a questo paese.
Ma Montezemolo non l'ha fatto! Cosa vuol dire? Le SGR, peraltro piuttosto poco trasparenti, rappresentano la soluzione di mercato. Ma non riceveranno che poche briciole dalla enorme spartizione che si consumerà a breve. E la Lega? Dov'è la Lega che urla sempre più ischemicamente allo statalismo? La sensazione, come al solito, è che i giochi siano stati fatti sempre troppo a monte e sempre poco meno a valle. Giochi volti a privilegiare una centralizzazione delle risorse. Giochi che finiscono con il favorire una sempre meno capillare verifica del loro sfruttamento. Il solito calderone, insomma.
Il punto a mio avviso è un altro. Confindustria non poteva porre la questione perchè, nel suo establishment,  è legata a doppio filo con un esecutivo, quello prodiano,  più a destra di Berlusconi. Dalla cosidetta base, quella un po' troppo rozza e un po' troppo becera degli industriali veneti e brianzoli, non ci si poteva certo aspettare indicazioni di ampio respiro.
Anche se per Giuseppe Cruciani di Radio24 parlare di Olivetti è filosofare, mi sembra che il problema di questo paese sia la mancanza di uno statista. Di una persona il cui carisma viene dalla capacità di guardare oltre.
Uno statista, in un'economia così terziarizzata e complessa, non può non essere una figura che compendi competenza e visione. Adriano Olivetti lo era, intellettuale, imprenditore e politico. Un gran bel conflitto di interessi.
Non si sarà scopato la Fenech ma ha garantito a molti un televisore per guardarla mentre si insaponava le tette....


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29 maggio 2007

TFR, il silenzio....

Ci manca poco ormai. Il 20 Giugno è il termine ultimo, per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti, di dichiarare come vorranno gestire il proprio TFR. 
"Intendono"... Moderiamo i termini....
Sarà una manna per l'INPS, e per i fondi di categoria (Cometa ecc..). I destinatari privilegiati dalla logica del silenzio assenso.
Le SGR, le società del risparmio gestito, quei soggetti del mercato che ambivano a collettare una mole non indifferente di risorse finanziarie, beh riceveranno solo le briciole. Molte di queste SGR, peraltro, non possono vantare una cura trasparente dei quattrini loro affidati. Oscar Giannino in un articolo del 22/05 affronta un po' nel dettaglio il problema. Ma è una voce in tanto, tanto silenzio.



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29 maggio 2007

Modello impresa



Montezemolo dice che bisogna applicare il modello impresa. Già come l'autostrada Torino Pinerolo. L'hanno costruita fino a None, fino alla fabbrica della Fiat....


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25 maggio 2007

Aronne a Radio24




Per chi vuole sentire la voce di Aronne, oggi, come dice Cruciani, pazienza permettendo, verso le 19.15 - 19.30 su Radio24 alla Zanzara.
L'intervento sarebbe dovuto andare in onda ieri sera. In coda sulla A21 To-PC Aronne voleva dire la sua. Gli argomenti erano: Montezemolo e le sue dichiarazioni in Assemblea di Confindustria. L'intervento populistico di Feltri a Matrix sull'emergenza rifiuti in Campania.


Feltri: "Perchè gli amministratori locali non vengono qui a Brescia e Milano a vedere come si fa e importano il nostro modello" - "Cosa ci vuole a fare un termovalorizzatore".

Ebbene. Entrambi gli interventi, e quello di Montezemolo e quello di Feltri si connotano di un alone di demagogia e di populismo. Entrambi cercano di animare l'interlocutore. Di arrivare alla base. Veniamo a Feltri. L'emergenza in Campania è fatto locale? Non del tutto. Senz'altro, un modello impresa che fa da codice di comportamento e di regolazione dei meccanismi nell'amministrazione della cosa pubblica sarebbe in molti ambiti auspicabile. In quest'ottica Bassolino e la Iervolino, non avendo raggiunto gli obiettivi programmatici, avrebbero dovuto rassegnare il mandato.
Fin qui si può trovare convergenza. Teniamo presente però che il problema della emergenza rifiuti non è poi così banale. Feltri semplifica qualunquisticamente giocando con la sua ars oratoria, che poi non è così ars.
A Milano negli anni '80, nella operosa Milano dell'ago e filo, ci furono settimane in cui in città i cassonetti erano strapieni. le discariche a napoli e mi si passi, il deserto in Sicilia, sono lo specchio di una questione meridionale ancora insoluta. Due spunti di approfondimento: il libro del giovane Roberto Saviano "Gomorra" e quello di Vittorio Nisticò "L'età dell'Ora".

Montezmolo: beh non sto a riassumere il suo intervento. E' chiaro. Si tratta di una fuga in avanti. Ma questo smarcamento, di un Montezemolo che ha sempre caldeggiato per Prodi e un po' scaricato Berlusconi, dove vuole andare a parare? Quale è l'area politica in cui vorrebbe identificarsi. Una sua eventuale leadership da chi dovrebbe essere accolta? Perchè questo eccesso di presenzialismo? Quest'aria da Salvatore della patria? Perchè Montezemolo non ha mai appoggiato apertamente con la stessa veemenza quei soggetti politici, pochi, ma già esistenti, fattivi e propositivi che si fanno portavoce delle esigenze di più mercato, più merito e più concorrenza. Penso al tavolo dei volenterosi?
Mi fermo qui.


25 maggio 2007

Nuova Borghesia



La nuova borghesia non chiede altro che parole come merito, rischio e concorrenza entrino a far parte stabile del vocabolario politico. Così Vico sul Corriere. Già. Montezemolo ne è proprio l'esempio...


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22 maggio 2007

Beat generation



Su Radio Tre, sabato, si è parlato del movimento della Beat Generation. Si è parlato di questa vita fuori dagli schemi. Della vita "on the road",  ma nel deserto sahariano.  Questi beduini, questi berberi sono uomini affascinanti. Loro, loro si che sono sempre on the road.....
La vita nel deserto è difficile. Altro che mondo occidentale, colletti bianchi e tute blu. Lì è tutto nero. Si, va bene. Ma io non mi sento più coglione di un nero berbero, o di un nero beduino. Li aspetto qui, in autostrada. Sulle autostrade italiane, dalle indicazioni sempre più gialle e sempre meno verdi. La manutenzione e i lavori
inducono, solo cromaticamente, una desertificazione delle nostre arterie viarie. Il nostro consumismo si sostanzia anche sull'asfalto. Il colesterolo di Tir just intime causa ogni giorno emoraggie di conducenti, un po' troppo ischemici alla guida. Già. Ogni giorno si rischia di essere il trombo, e quindi il trombato. Al solito la semantica e l'inculata vanno di pari passo.

Allora mi dico. Si i berberi affascinanti e millenari. Ma li voglio vedere questi affascinanti uomini che sembrano avere la storia dentro di sè in terza corsia a superare tir sulle dune orizzontali dei restringimenti. Li voglio vedere qui, nelle nostre oasi. Tra un positano e una rustichella. Qui datteri non ce ne sono. Ed a batteri non scherziamo neanche noi.


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22 maggio 2007

Lacoonti siamo



A volte ti capita di sentirti in difficoltà. Lavori, tanto. Ubbidisci, troppo. Cerchi di fare quadrare tutto. Casa, lavoro.  Le inclinazioni e i doveri. Le ragioni del cuore e quelle meno miocardiche. L'incastrare tutto ti infonde sicurezza, ti rende forte. Ti capita, sempre più di frequente di porti, nei confronti di chi ti sta intorno, via via più autorevolmente. Ma il terreno è scivoloso, quello dei rapporti. L'autorevolezza nella natura umana è un'idea che mal si adatta agli istinti. Tant'è.
Spesso non si viene riconosciuti, ma mal visti. Tale fenomeno è tanto più evidente quando gli interlocutori sono nella cerchia dei parenti. Specie se prossimi. Il fatto di sentirsi capaci, che poi vuol dire "essere consapevoli dei propri limiti rispetto alle esperienze sostenute", induce spesso i neo-Lacoonti ad imbattersi in una spiacevole fine. Laddove si pensa di trovare ascolto e gratitudine si scopre noia ed incomprensione. Semmai anzi, fastidio per quell'intrusione arrogante di "chissà chi si crede di essere".
Al paesello, come si suol dire, si vive da Dio. Già gli Dei. Loro hanno la loro volontà e quella regola la vita dei medievali ospiti di questi luoghi ameni della periferia italica. Noi, che ne siamo fuggiti, con una mano sul volante e l'altra sulle ciglie colme di nostalgica amarezza, tutti presi tra un incarico e l'altro della quotidianità, proviamo ancora ad agire in quel passato lontano e perduto.
Lacoonti siamo, avvolti nelle spire wireless di questa modernità. Una modernità mai introiettata nello spirito di greci e bizantini con l'ipod.



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18 maggio 2007

Scrivere è come soffiare



Stare lontani dallo scrivere è per me molto duro. E' una cosa che mi manca moltissimo. Mi piace chiacchierare, discutere, con chi mi trovo a mio agio, ma tendenzialmente trovo maggiore godimento dallo scrivere.
E' un periodo che ho bisogno di raccontarmi i miei pensieri. Di aiutare la mente a organizzare le sue riflessioni dandole un alveo, un percorso.
Come la sigaretta che si consuma in anelli vorticosi. Anelli di difficile predizione. Così il pensiero nella mente si consuma e ti consuma caoticamente. Ecco, lo scrivere è come soffiare sul filo di fumo quando questo si spacca in vortici. Tant'è.
Il filo di fumo evolve prima come un sottile filetto fluido omogeneo. Il suo comportamento, che i fisici definiscono "laminare", è tale per cui ogni particella democritea che lo compone si muove con la stessa velocità. La stessa velocità in intensità, direzione e verso. In genere, chi fuma lo sa,  il fumo segue una direzione dal basso verso l'alto, da zone in cui l'aria è più densa a quelle in cui è lo è meno. Poi, però, succede qualcosa. Un qualcosa che è un po' come il mistero della vita. Non si sa perchè, si sa che accade e  basta. Il filetto inizia a scomporsi, a borbottare nell'aria,  a perdere quell'omogeneità iniziale e finisce esanime a distruggersi in vortici. Immaginate la scena con un sottofondo dell'oboe che sancisce la fine del regime laminare e l'inizio del turbolento. E' proprio così: il violino, l'oboe quindi tutti gli elementi caoticamente insieme.
Le particelle iniziano ad andare in tutte le direzioni. Certo qualcuna di queste è privilegiata.. Eh sì. La minima azione. Tutti cerchiamo di fare quelle scelte che ci fanno consumare meno energie. Beh anche le particelle elementari fanno la stessa cosa. La fisica, la natura sottende il creato, e l'istinto della particella non si può astenere da questo. Il mistero di come si scatena questo fenomeno, che è poi la turbolenza non vuole lasciare adito a concezioni fideistiche. Qui il discorso è semplice. Si sa quello che la ragione ha saputo spiegare sin qua. Punto. Domani sapremo anche questo.
Quello che non si conosce ancora è comunque spiegabile. In futuro, un giorno, chissà quando. Quando la ragione e la conoscenza vedranno schiudersi nuovi scenari.
Ma torniamo ai filetti che si sono spaccati in vortici. A questo punto se si vuole indirizzarli occorre soffiare. Indurli a seguire un percorso privilegiato. Ecco così è.
Così è anche per i miei pensieri. Nascono bene, omogenei e logici. Riesco a spiegarmi le cose cui penso, procedo deduttivamente, e attraverso la riga e l'inchiostro saldo la protasi all'apodosi. Poi però ad un tratto mi perdo, la mia ragione non riesce a dischiudermi i passaggi successivi. Non riesco a spingermi oltre nell'analisi. Non ho più considerazioni da fare. Inizio a vagare, le idee, i concetti si sparpagliano e il filo del pensiero si spacca. Come il filetto fluido nei vortici.
Non mi resta che accettare il limite e cercare conforto nell'indirizzare il pensiero in una direzione. Alla ricerca di un qualche certezza, di un approdo. Soffio sul fumo. Ed il soffiare diventa lo scrivere. Scrivere ogni pezzo del mio pensiero.  La logica è brandelli di sentenze scritte. La logica è quanto residua sul foglio bianco. Di tutto,  dei tanti anelli vorticosi del pensiero.
Ognuno di noi vede quello che la ragione gli dischiude. La società ha la sua Ragione. Punto.


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17 maggio 2007

Padova

Il sindaco di Padova è stato frainteso. Quando un automobilista si ferma con una prostituta va punito.
Va punito come tutti gli altri, specie per eccesso di velocità....




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