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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



31 gennaio 2010

Consorte



Prossima settimana, nuovi sviluppi. Sono abbastanza daccordo con quanto detto QUI.


31 gennaio 2010

Edicola

Dopo alcune settimane è venuto il momento di aggiornarvi sugli sviluppi della mia attività di consulente editoriale della mia edicola di fiducia.
Nell'arco di un mese le vendite sono aumentate del 30%. Sono stati recuperati molti dei clienti abituali che da circa 5 anni avevano trovato rifugio presso altre edicole ai confini del quartiere. Il locale adesso è accogliente, le riviste sono disposte con coerenza e gusto. Il locale è luminoso e visibile anche dal parco di fronte. In modo da sfruttare, oltre alla clientela stanziale, anche quella si passaggio. Su tale quota di potenziali utenti bisogna esercitare una azione di marketing. La zona è infatti ricca di uffici e durante i giorni feriali raccoglie un passaggio di circa due-tre mila persone al giorno.
Gli interventi di carattere editoriale sono stati diversi. Innanzitutto il posizionamento di un dispenser per i quotidiani al centro dell'edicola. Il dispenser divide il locale in due navate. Il termine navate non è scelto a caso. Per fare arrivare un po' di gente, all'inizio, c'è stato solo da pregare. Il dispenser, dicevo, permette una migliore visibilità delle testate. Porta il cliente al centro del locale in modo tale che può essere colpito da qualche altra testata o di carta o dell'edicolante. Sono state introdotte alcune testate straniere: Finacial Times, WSJ, Times.
Si è scelto di referenziare anche dei libri, specie in concomitanza di particolari eventi della settimana o del mese (es. Anna Frank, Buongiorno di Massimo Gramellini) cercando di sfruttare effetti di marketing indiretti.
Sono state attivate delle azioni di promozione aggressive: “Porta a porta”. E' un termine deteriore e volgare. Quando l'ho spiegato al mio edicolante di fiducia io avevo preferito il più elagante (top-down). Il risultato è stato: “Ok, hai ragione faccio un giro a regalare qualche copia del Sole24Ore e de La Stampa agli uffici qui vicino però col cazzo che giro mezzora al giorno a regalare porta a porta i giornali. Io mi alzo già alle 5 tutti i giorni”.
E' stata analizzata antropolgicamente la struttura sociale della zona. Alcuni pregiudizi trovano conferma. I ricchi non leggono, i borghesi leggono ma quanto sono stronzi, i poveri vogliono solo i gratta e vinci e perdono. E gli sta bene. Comprassero due edizioni de La Stampa ( La Bugiarda) per l'edicola sarebbe uguale e per la società sarebbe meglio. Con fiducia si aspettano adesso i risultati del I trimestre.


31 gennaio 2010

Jena

La Jena su La Stampa di sabato:"Dopo la sua esperienza alla Juve, Ciro Ferrara ha le giuste referenze per fare il leader del Pd...."

E' proprio difficile scrivere tutti i giorni in così poco spazio.


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31 gennaio 2010

Mezzora

Un ottimo Vendola a In Mezzora. Molto più amministratore, molto più solido. Idee, dati, fatti. Una speranza di alternativa lessicalmente evoluta, meridionale, e a sinistra almeno  geograficamente.


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26 gennaio 2010

Italian Folktales



Dal Grande Lebowsky dei Coen, alle fiabe di Calvino. Un grande Turturro incanta il Carignano. Istrionico, con due occhi nerissimi e grandissimi porta sul palco sabaudo più che un cast una famiglia allargata. Bravissima la cugina Aida. Straripante. Semplicemente perfetta Aurora Quattrocchi. Un pezzo della fiaba. Leggi tutto .



26 gennaio 2010

Intervista a Ms.Moneta

 

Ms. Moneta è una vecchina dall'aria stanca. Per alcuni girovaga, per altri indefessa viaggiatrice, per altri ancora una sporca clochard. Anche se continuiamo ad attribuirgli due facce, i suoi volti sono innumerevoli: salario, semplice resto, mancia, puntata, elemosina, prezioso tesoro. La sua voce... un tintinnio gradevole. Davanti ad un caminetto che su di lei riflette un ambrato sfavillare l'abbiamo avuta tra le mani.


MF: Quanto si ferma?
Ms. Moneta: Poco. Non è certo l'età di Saturno, questa...
MF: Anche lei sta patendo la crisi?
Ms. Moneta: Può ben dirlo. Mi fanno correre a destra e sinistra. La mia famiglia è quella delle monete più comuni. Con le mie sorelle stiamo facendo anche gli straordinari.
MF: Almeno il lavoro non le manca
Ms. Moneta: Noi siamo un mezzo. E tale vogliamo rimanere. E soprattutto non vogliamo essere confuse con il fine.
MF: Con le sue sorelle lavorate in team?
Ms. Moneta: Team?! Lei si vede che è proprio di un'altra generazione! Ma che team! Noi veniamo spedite ognuna in un posto diverso.
MF: E quando vi vedete?
Ms. Moneta: Solo nelle ferie. Che per noi coincidono con i periodi in cui si risparmia.
MF: Da quanto non fa un mese di ferie?
Ms. Moneta: E chi se lo ricorda più?! - ricorda - ah! bei tempi. Ce ne stavamo spaparanzate, con tutte le altre o dentro casse forti a 5 stelle oppure in portamonete B&B con una bella vista su della biancheria pulita. Altre finivano in edifici architettonicamente curiosi, ha presente quelli a forma di quell'animale, ehm..., mi aiuti...
MF: il maialino, intende i salvadanai.
Ms. Moneta: Bravo! Si quelli.
MF: Ma non vi annoiavate?
Ms. Moneta: Per niente! Era un vero relax. Poi, ogni tanto, venivamo cambiate di posto, messe una sopra l'altra e facevamo a gara tra di noi a chi si trovava nella colonna più alta. Un papero si divertiva e ci faceva divertire facendoci saltare da una parte all'altra di una tenuta enorme. Che luccichio! Che tintinnare. Quello era il nostro Natale.
MF: Chi accumula tante monete come Paperon dei Paperoni è visto male dalla gente comune. E' considerato un avaro.
Ms. Moneta: Certo. Voi e i vostri aggettivi. Puaff. Voi avete i vostri sistemi di riferimento. Sembra che al mondo esistiate solo voi. Io ero la prima in quei casi a chiedere di volermi muovere, di almeno sgranchirmi un po'. Perchè quella che voi chiamate avarizia per noi vuol dire piaghe da decupido. Ma di questo nessuno si è mai preoccupato. Voi vi preoccupate solo quando noi ci muoviamo come forsennate. L'inflazione, la competitività, la bilancia dei pagamenti. Nessuno che parla dei nostri diritti di lavoratori!
MF: Le posso chiedere quanti anni ha?
Ms. Moneta: Io sono nata nel 2001 e sono la 203450987 moneta da 20 cent. di €. Comunque tra di noi monete è buona creanza non chiedere l'età alle signore ed alle signorine.
MF: Ah, ahahaha. Anche tra di noi. Mi scusi.
Ms. Moneta: Prego.
MF: Mi dica, la prego, dato che mi sembra abbia già una certa esperienza, quali sono i movimenti per cui si sente più gratificata.
Ms. Moneta: Beh.. quando con le mie sorelle battiamo il 5 dentro la tasca di qualche pantalone.
MF: Può spiegarmi meglio. Non capisco.
Ms. Moneta: Quando emettiamo quel tintinnio, che è poi una specie di nostro civettare, sappiamo di avvertire della presenza di una persona cara o di una persona odiosa.
MF: Quanto è vero! Ricordo che da piccolo, a letto, da quel tintinnio capivo che mio padre era rientrato a casa. Quanto mi rassicurava... Da grande, invece, quel tintinnio mi avvisava che era arrivato. Quanto mi agitava...
MF: Ma è proprio sicura che sia questa la cosa che le da maggiore gratificazione?
Ms. Moneta: Non è la sola cosa. Ce ne sono altre ovviamente. Ad esempio venire donate ai bambini durante qualche ricorrenza. Lo si capisce subito perchè chi dona e chi riceve hanno le mani più pulite e profumate del solito. E noi lo avvertiamo quando i sentimenti dietro al gesto sono puri.
MF: Lo dice con una punta di malinconia. Come mai?
Ms. Moneta: Già. Succede sempre più di rado. E, soprattutto quel che è peggio e che un attimo dopo finiamo in qualche registratore di cassa di qualche megastore e ancor più velocemente dentro qualche banca. Le più sfortunate di noi non escono più. Una specie di ospizio.
MF: Ospizio?
Ms. Moneta: Si. Oggi è tutto così virtuale che molte di noi non sono più in prima linea a fare da mezzi di scambio. A svolgere quello che dovrebbe essere il nostro compito principale che ci realizza. Essere liquidità per le persone.

Finiamo invece a costituire riserve. Accantonamenti per giustificare i movimenti che altri fanno virtualmente sui mercati finanziari. Numeri sui monitor al posto del nostro tintinnar nelle tasche. Dov'è la poesia?
MF: C'è l'ha contro la Finanza?
Ms. Moneta: Si. Vede lei è il primo che si è degnato di intervistarmi. Si parla tanto dell'economia reale ma si evita di interpellare la diretta interessata. Una esperta del settore come me.
MF: Non so se faremo uno scoop con questa intervista. Ma prima che cambi idea le devo ricordare che anche il nostro giornale è virtuale.
Ms. Moneta: Anche il giornale!?!?!? E quindi anche le notizie?!?!?!?! Ma in che razza di mondo volete finire a vivere!
MF: E' meglio che a questa sua domanda non rispondo. E poi ci porterebbe fuori tema.
Ms. Moneta: Fuori tema un corno! Giovanotto le dico questo: L'altro giorno sono stata fortunata. Come resto sono finita a parlare con una massaia. Non ce ne sono più... Mentre l'accompagnavo, dall'edicolante alla panetteria, mi diceva che sta conservando le mie sorelle maggiori quelle da 2 € per la figlia che oggi ha 8 anni. Per il corredo. Mi sono commossa. E sebbene avrei preferito rimanere un po' con lei, l'ho ringraziata di quel momento e l'ho aiutata a comprare del pane. Nelle botteghe si può ancora trovare pane buono. Non come quello al supermercato.
MF: Oltre alla Finanza c'è l'ha pure contro la Grande Distribuzione?
Ms. Moneta: Giovanotto lei misembra un po' ingenuo. Innanzitutto le ricordo che sono meno distanti di quanto possa sembrare. E, comunque, non è questo il punto. Il punto è che il virtuale finanziario e l'aria dispersiva del consumismo stanno distruggendo le relazioni. Quegli scambi relazionali che avvenivano durante gli scambi rionali. Quel tessuto di relazioni umane cui noi partecipavamo da protagoniste.
MF: Certe cose dovrà ammettere che resistono. Ad esempio nei bar si continua a prendere il caffè e a scambiar due chiacchiere con il barista. Con gli amici di fronte ad un aperitivo.
Ms. Moneta: Si è vero. Ma nei bar ci sono anche quelle terribili macchinette con cui lo Stato (nostro padre putativo) ci obbliga a renderci complici dell'impoverimento dei poveri.
MF: Ed allora le slot machines nei casinò?
Ms. Moneta: Quello non mi riguarda. Per quello ho fatto obiezione di coscienza!
MF: Questa proprio non la sapevo!
Ms. Moneta: Non solo questa! Glielo assicuro.
MF: Lei mi sembra molto, troppo preparata. Le posso chiedere che studi ha fatto?
Ms. Moneta: Le superiori. Poi non ho proseguito con l'Università. Ho fatto un corso di lingue. Nell'ambito del progetto Eurasmos. Presso un aeroporto internazionale sono riuscita ad essere ammessa alla cassa di un'edicola dove ho potuto confrontarmi con monete di tutti i paesi europei.
MF: E adesso che progetti ha per il futuro?
Ms. Moneta: Beh, essere elemosina e risparmio per chi ha poco, per chi è diverso. Per chi conosce la fatica e riconosce il mio valore. Per chi si ferma ancora a raccogliermi.


25 gennaio 2010

Altrimenti...

Se avete superato la diffidenza verso gli acquisti on-line, se siete colti ma senza avere la puzza sotto al naso, se siete acuti senza essere a 90°, se siete disposti a spendere il prezzo di un libro più la spedizione che impiega anche 15gg., beh allora vi consiglio di dirigervi su www.lulu.com e cercare “Riformatorio Costituzionale”.
Il libro di Francesco Nardi, autore ed editore di sè stesso, è una raccolta di salaci sassolini su cui il lettore, come un fachiro, cammina a piedi nudi. Scalzo, perchè più che uguali, la maggior parte di noi è, rispetto alla legge, senza calze nè scarpe. E i giudici, avvocati e magistrati spesso hanno i mocassini...
La Costituzione della Repubblica Italiana, questa signora, per alcuni decrepita, per altri trombabile, per altri ancora ancora giovane anche se un po' sfigata, viene riletta con lo spirito disincantato, ironico e, tavolta, anche sarcastico di un giovane, attento osservatore della cosa pubblica.
Per neofiti della giurisprudenza, come chi scrive, ad un certo punto del libro trovate il testo integrale della Carta Costituzionale. Idea per nulla banale, anzi azzeccatissima. Già. Il Nardi ci ha visto giusto. L'idea, oltre ad essere originale, è stata ben tradotta nella sostanza. Volendo trovare un appunto, la sua leggerezza, di tanto in tanto, risulta dissonante con la materia trattata. Specie se la si confronta con il lungo editoriale dello stesso autore che fa da introduzione al libello. L'introduzione è infatti misurata e molto ben articolata, giocando di sponda tra le buche del realismo e il pallino delle riforme. Una partita a biliardo quindi, che si spera di giocare all'americana.
Convinti di interpretare l'autore, è un fatto che la maggior parte degli italiani sono come quelli che iniziano a giocare al gioco dell'oca o ad un qualunque altro gioco da tavolo, senza averne mai letto le regole. Fateci caso ma è l'atteggiamento che si ha anche verso le diavolerie tecnologiche. Si spacchettano, si accendono, e si inizia ad usarle convinti che, smanettando, si possa fare a meno di leggere il manuale d' istruzioni. Lo stesso è accaduto e continua ad accadere verso la Costituzione. Il bugiardino del cittadino fa la fine di quello dei medicinali, premuto contro il fondo del pacchetto da supposte o bustine quando le si ripongono dentro. Stropicciato e visto come un fastidioso ingombro nel rimettere apposto il contenuto. A tutela più del produttore del farmaco che del suo utilizzatore finale.
Nardi diventa quindi, al tempo stesso, un mascalzone del diritto, perfetto cittadino, fine osservatore, divulgatore prezioso. Il suo tentativo, seppur spogliato delle forza di diffusione che sarebbe potuta venire mediante un'operazione editoriale strutturata, ha il merito di aiutare la nostra carta costituzionale a superare il temibile esame per ottenere il certificato di sana e robusta costituzione che in tanti dei reparti militari alla sturmtruppen della politica italiana esigono urlandolo a gran voce.
E la rilettura è un pretesto per colpire proprio loro, gli strampalati protagonisti del circo della politica italiana. Dal governo fino all'opposizione dipietrista (minoranza linguistica). Ma soprattutto per colpire il cittadino medio, che ha a cuore i propri diritti civili meno di quanto non ha cuore i diritti TV della propria squadra del cuore. Molti articoli della Costituzione sono veramente esilaranti, i migliori dardi di Nardi. Ma non starei qui a farne una classifica né televoti ché non ho contatti con Tim e non pago da mesi le fatture di Vodafone.
A cifra di quanto detto in queste righe, sperando di non far torto all'autore svelandone uno, vi cito questo, l'art.80:“I trattati internazionali sono roba complicata di cui è meglio che i cittadini non sappiano nulla”. Trovo che dica tanto, ahimè troppo di questo paese e di questio paesani...

Se Francesco Nardi sostiene che le sue uscite editoriali suscitino solo l'interesse dei parenti e degli amici più stretti, allora deve sapere che le recensioni di chi scrive non possono contare neanche della lettura dei propri parenti.


20 gennaio 2010

Segnalazione


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19 gennaio 2010

Anni 80



In questi giorni si stanno incrociando sui media due personaggi anni 80: Ali Agca e Bettino Craxi. I giornali che hanno i loro problemi a trovare nero da mettere su bianco sembrano uno di quei programmi Rai in cui rieditano sketch già visti di epoche lontane. Sketch di personaggi che la lontananza nel tempo, il grigiore dei capelli, l'immagine bianco e nero restituisce più belli di quello che erano. Come si dice, il tempo è galantuomo. E così ci ritroviamo l'attualità a buon mercato, quella fatta con un po' di restyling del passato, senza valore aggiunto perchè tanto quel restyling, per l'appunto, il tempo stesso glielo ha conferito. Così, almeno, ci pare nel nostro immaginario.

Prendete Craxi. Le agiografie di questi giorni ce lo restituiscono quasi un martire, un grande incompreso di un sistema da cui, solo, si eresse mentre una banda di depravati corrutori e corrotti, quella degli stessi attuali burattinai nella mani di altri burattinai, lo spernacchiava in segreto. Craxi, come Catone, si ritirò in Africa in un esilio da un sapore sfuggente, che dico latitante, per Ingrao di puro orgoglio umano. Almeno Craxi aveva letto qualche classico, forse a buon mercato, della Newton Press. Al suo posto, a qualche editore, debitore di qualche favore, avremmo chiesto qualche edizione più pregiata.
Il lupetto grigio, figura Christi, ha attraversato lo stige delle carceri, ha espiato, riflettutto, maturato. Ora è risorto. E' pronto per dire tutto quello che si è detto più, certamente, qualche altra cosuccia che mescolata al tempo, alla scarsa memoria, alle opportunità di destra o di manca porrà le basi per un nuovo best-seller.
Lucarelli, Dan Brown, vaticanisti letterati ed illetterati sono già pronti per una nuova saga che coniugherà il passato al presente.
I media, nelle loro articolazioni più o meno robuste: quotidiani, settimali, libri e best-seller, sono come avambracci, mani, piedi, gambe di un corpo umano che è la plebaglia cui noi tutti apparteniamo. Plebaglia nell'escatologia della società di massa. L'anello più debole della catena di comunicazione di massa. Solo  a quelle articolazioni, interagiamo, passivi, col mondo esterno. Fatto dei fatti e del racconto dei fatti.
Travolti dalla corrente, non abbiamo modi di procedere autonomamente e, semmai ci riesce, il nostro vettore di velocità è un epslon rispetto al vettore della corrente dominante. Il risultato è un bruttissimo parallelogramma. Che stringe nel suo stretto ed angusto perimetro la capacità critica e di giudizio. E così, insoddisfatti dalla nostra lontananza dall'agire, dall'incedere, dal determinare qualche cosa, dell'essere parte dei giochi vaghiamo nel limbo in cui la comunicazione ci ha condannato. Alla ricerca di sempre più effimeri e subitanei momenti di appagamento che non soddisfano.
In attesa di un po' di relax, con qualche fiction magari. Quella di Woitila, di Ali Agca, dei pastorelli di Lourdes, delle madonnine che lacrimano, del dimonio e di Padre Pio.
Di qualche nuova diavoleria tecnologica che migliorerà l'efficacia del medium per trasferire i plot consolidati dei romanzi d'appendice.


17 gennaio 2010

Anniversario



Articolo chiccoso. Avviso i più di lasciar perdere. Dallo stretto del canale di Suez, un' immensa pagina di storia, politica, religione, affari, imprenditorialità. Tutto in questo bell'articolo che ricorda i 140 anni dall'apertura del Canale di SUEZ che permette collegare l'Occidente con l'Oriente senza dover circumnavigare l'Africa. 

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