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ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



27 febbraio 2010

Le proprietà della somma

Ogni Regione in Italia, a detta dei propri candidati alle prossime elezioni, è autonoma dal punto vista energetico. Chissà perchè assieme, le Regioni, hanno bisogno del'80% dell'energia dall'estero.


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27 febbraio 2010

Belpaese

Più che di Protezione Civile in Italia si deve parlare di Protettori Civili...


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22 febbraio 2010

Il concerto



Tre giorni. Dal Golgota alla Resurrezione. Tre giorni a Parigi. Ad inseguire la Storia che divide, ricongiunge, strappa e salda. Che si cuce da sola, senza una logica, capricciosamente. Che, talvolta, si riappropria dei fazzoletti di vita di ciscuno di noi. I personaggi del suo show.

Andrei Filipov, direttore del Boshoi di Mosca ha un conto in sospeso con la Storia. Nella Mosca comunista, quella fredda e ostile di Breznev, subisce la cosa peggiore per un direttore d'orchestra. Viene interrotto, umiliato, deriso, durante un concerto. Il concerto per violino ed orchestra di Tchaikovski. Un funzionario dell'apparato sovietico entra e spezza la sua bacchetta. L'umiliazione passa attraverso gesti e simboli. La bacchetta rotta. Lo spettacolo sospeso. Quell'armonia che la musica sta per creare si arresta. E con essa, le vite rimangono sospese.
Alcol, frustrazione, povertà. L'ideologia ha un prezzo carissimo. Un'intera orchestra smembrata, i vari musicisti costretti agli stenti di una vita durissima. Al gesto estremo. Quello di vendere il proprio strumento. A barattare la vita con la sopravvivenza.
Se credere in un ideale come quello comunista può sfociare in aberrazioni di cui, popoli interi ancora oggi portano sulla pelle i segni delle sofferenze, è anche vero che solo credere a qualcosa fortemente, con tutte le proprie forze, può aiutare a vivere. Dare un senso alla vita, anche se la vita in tanti momenti un senso non ce l'ha.
Andrei Filipov è relegato per 30 anni a fare le pulizie all'interno del suo Bolshoi. Può solo ascoltare, di nascosto dal Direttore del Teatro, le prove di quello che rimane della sua orchestra. E quello che rimane è ben poco.
Ma la storia è lì, dietro l'angolo. Pronta a rimettere al loro posto i cocci che gli eventi hanno disperso. Eccola, che viene a giuntare quei rivoli che, nel fluire del tempo, si sono smarriti. I pezzi della bacchetta. La storia familiare di una madre e di una figlia. La musica ha permesso ad Andrei di rimanere vivo. Malgrado il corpo si disfaceva sotto gli stenti e la debolezza umana. Il suo concerto per violino e orchestra era ancora lì sospeso.
Al teatro Chatelet di Parigi vorrebbero il Boshoi. Andrei gli darà il Bolshoi. Quello vero. Quello, la cui orchestra è ancora lì, sospesa come in un fermo immagine. Da 30 anni. Con lui, il primo violino. Anna Marie. Che 30 prima veniva concepita da Lea, il primo violino di allora. Che come gli altri rimase sospesa. Ma che non ce l'ha fatta. A resistere. Pur provandoci, pur ripetendosi nella propria mente il concerto per orchestra e violino di Tchaikovski.

Anna Marie era scampata al regime sovietico. Messa al sicuro, riposta dentro la custodia di un violoncello, nelle mani di una diplomatica che la portò nell'Europa libera. A Parigi. Quel viaggio, ancora neonata, dentro la pancia di un violoncello. Come Nelson nell'albero maestro della nave di Napoleone. Piccola, ancora in fasce, ma già con un “grande” destino. Grande, in russo Bolshoi. Il destino di una vita narrata da Plutarco.
Il concerto è organizzato a tempo di record. Di nascosto dal Bolshoi ufficiale. Grazie all'appoggio di quello stesso funzionario che 30 prima quello stesso concerto aveva bloccato. E' lui il regista che la storia ha scelto per mandare avanti il proprio plot.
Non mancano le gag. Si ride e si piange. Come in “Ogni cosa è illuminata”, come in “La vita è bella” la storia, nella pienezza di un destino che si compie, manifesta la sua bellezza ma anche la sua dolorosa complessità. L'ideologia si fa carnefice e tiranna. Bene e male, dolore e gioia, vita e morte sono legati indissolubilmente. Non c'è l'una senza l'altra. La vita è un inestricabile reticolo di emozioni. Ma, anche, un inestricabile biologico perpetuarsi di momenti di straordinaria armonia. Il comunismo, l'ideale del comunismo, è lì. Solo per la durata del concerto, il concerto per violini ed orchestra di Tchaikovski. In quel colletivismo di 53 elementi che costituiscono l'orchestra e il loro primo violino. Loro. I russi direbbero Nasi. Perchè lei Anna Marie gli appartiene, è pezzo della loro storia. E' pezzo di quell'armonia che attraverso la musica si riesce a creare. Con la tecnica, certo, e con l'anima. Che ha da dire. Quella voce intima va solo liberata, va solo messa nelle condizioni di uscire da quei corpi pesanti e gravi.
Il risultato è un'emozione, un'estasi sublime. L'orchestra risponde, come in un'intima conversazione tra parenti strettissimi, Nasi appunto, ai componenti dell'orchestra. Tutti diventano un unico elemento, si fondono in un unico fluire. Il KI del samurai giapponese.
I protagonisti del film sono doppiati in italiano, ma un italiano con inflessione russa. Non ne abbiamo capito la ragione. Peccato meno grave perchè la sintonia è nelle note e non nelle parole.


18 febbraio 2010

Formazione e Lavoro


18 febbraio 2010

Segnalazione


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16 febbraio 2010

Calta

Caltagirone chiamato alla casa del padre.
Caltagirone:"E com'è che questa nun l'ho fatta io?"


Caltagirone è stato chiamato dal Padre.
Caltagirone:"A Pa' che te serve?"


Un passante: "Caltagirone ne ha combinate delle belle, andrà all'inferno".
Il vicino:"Si nel Calta girone"


Caltagirone,  presente. Andreotti, Andreotti, Andreotti... assente.
 Ancora?


16 febbraio 2010

Eventi



Non c'è niente di più bello che assistere alle Olimpiadi Invernali. Veramente uno spettacolo fantastico. Che emozioni. Muori a 20 anni schizzando fuori da una pista di slittino. Che emozione. Lo spettacolo va avanti. I cronisti sportivi, il meglio del giornalismo nostrano, vanno avanti, ed anche indietro con i soldi del canone. Che emozione. Lo sci di fondo è veramente entusiasmante. Corridori stranieri con cognomi italiani vincono su Italiani con cognomi stranieri. In mezzo a quella coltre di neve che solo dalla televisione sembra bianca,  chissà quanto fango deve nascondere,  non riesci a capire in che posizione sono, chi sta arrivando, chi battaglia per la stessa posizione. Sentire le telecronanca in radio sarebbe uguale e costerebbe dieci volte di meno.

Però, l'emozione più grande è quella che mi prende quando mi chiedo che cosa se ne faranno del Medal Plaza i poveri Canadesi tra un paio d'anni. Come riempiranno i vari palazzetti. Beh, forse come a Torino. Allora...
Penso ai volontari e ai dipendenti del comitato organizzatore.  Quando li prendono, li fanno diventare tutti manager o di qualche sito, o di qualche  delegazione. Poi ad un anno di distanza delle Olimpiade possono a mala pena fare i custodi del sito abbandonato, oppure noleggiare pattini dalle 5 alle 8. Che emozione.


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13 febbraio 2010

Corso accelerato



Sei in cerca di lavoro? Sei capitato sul blog giusto. Questo è il post per te. Vuoi un futuro roseo e pieno di soddisfazioni e riconoscimenti? Leggi quelle due / tre regole base e potresti diventare un manager di successo. La ricetta Minchionne. Tanto per iniziare tieni sempre bene a mente questo. Vale sempre:

“Se sai fare fai, se non sai fare insegni, se non sai insegnare insegni agli insegnanti, se non sai manco insegnare agli insegnanti datti al giornalismo o alla politica”.
O, o, o, oppure, ora che ci penso, puoi effettivamente diventare l'amministratore delegato di una grande azienda che produce automobili.
Il lavoro che ti aspetta è semplicissimo. Ti alzi presto, intorno alle 6.30 tutte le mattine. Una volta sveglio, anche se non è fondamentale, metti un maglione, meglio se infeltrito. Prendi la borsa dove ti consiglio di tenere dentro, sempre, un po' di fogliacci. Carta da minuta. Con qualche appunto preso a penna. Se hai dei figli, puoi, per recuperare tempo, farglieli scarabocchiare direttamente a loro. Sembreranno più credibili delle tue buffe e dubbie lettere dell'alfabeto. Nella borsa non può mancare un quotidiano. Meglio se è uno di quelli finaziari. Non è necessario che ci siano tutte le pagine. Per evitare che la vista di quelle pagine, con tutti quei numeri e quei grafici, stanchino il tuo modesto intelletto, utlizza la prima pagina per contenere anche pagine di giornali sportivi, più consoni alla tua modestia culturale. Meglio che rimani sereno. Ti sarà più semplice dissimulare controllo ed equilibrio. L'immagine è tutto. E' meglio che non traspaia che non ti passa nulla per la testa. Ma, fidati, sembrerai più credibile se in testa hai solamente pensieri poco impegnativi.

A questo punto un elicottero ti porterà sul posto di lavoro. Una serie di lecca culo ti stanno aspettando. E stanno aspettando il tuo culo. Per i più è una sensazione irritante. Ma non per te. A stento te ne accorgi. Non devi dire nulla che tutti i tuoi servitori cercheranno di anticipare le tue richieste. E' una vera pacchia per te. Le cose accadono senza che tu sai neanche il perchè. E' la tua organizzazione. Il tuo microcosmo. Quello che i giornali, quelli di cui chi ti ha scelto è proprietario, dicono è stato plasmato da te. Tu, che pensi che il plasma sia la materia di cui sono fatti i biscotti per bambini, passi la tua mattinata partecipando a riunioni che altri hanno preparato per mostrarsi validi e tuoi valenti luogotenenti. Sperando nella tua attenzione. Negli avanzamenti di carriera.
Seguono pranzi di lavoro, viaggi di lavoro, meeting, presentazioni, momenti di condivisione dei risultati. Arriva la cena. Di lavoro. Sei sempre impegnatissimo.
Parla poco. Sempre. E' meglio che non ti esponi troppo. Tutti penseranno che è strategia. Che ci sono manovre, che c'è dell'altro. Il bluff funziona sempre. Tanto giochi con le fiches degli altri. Hai un culo della madonna. Vai tranquillo. Più della metà dei numeri della roulette, anche loro, appartengono all'azienda che ti ha messo lì. I croupier erano loro ex operai. Sei in una botte di ferro. Mancano solo i chiodi di Attilio Regolo. Ma verrà il giorno.

Di tanto in tanto, sempre più spesso per la verità, ti dicono che il rilancio passa sempre per nuovi modelli. Vai in una confusione pazzesca. La tua segretaria ti trova con lo sguardo perso nel vuoto che ripeti la frase inebetito. Rilancio – nuovi modelli. Rilancio – nuovi modelli. Bah. Stringi la testa tra le mani. La segretaria allora ti fa: “Ma dottore che succede. Non si sente bene? A proposito prima di uscire, se lei permette, è da tanto tempo che volevo dirle una cosa. Me la tengo dentro da tanto tempo. Perchè non ci rimettiamo a fare quella nostra macchinina, quella che all'epoca fu venduta tantissimo? E poi anche quell'altro modello che si potrebbe restaurare e che ha un sacco di potenzialità?” - Vorrebbe dire nuovi vecchi modelli? Vecchi ma nuovi modelli di automobile.

L'indomani sei sui giornali. Sei il creativo, il grande timonire. Sei il mao del popolo dell'automobile.
Dalla proprietà, periodicamente, ti dicono che bisogna prendere certe decisioni. Obbedisci. La tua obbedienza nei giornali diventa indipendenza. Fai un figurone. Ti dicono di licenziare 200 dirigenti. Tu lo fai. L'indomani sei un amministratore come non se vedevano da un pezzo. Uno col pugno di ferro. Grande. Sei sulle pagine di tutti i giornali. Sei l'uomo dell'anno. Le tue giornate sono sempre le stesse.
Arriva Dicembre, sei in prima pagina anche su qualche rivista internazionale. Merito di quella tua nonna di Brooklin che ti ha insegnato un po' di inglese.
Arriva l'anno nuovo. E' il tuo momento più difficile. Ti dicono che malgrado la tua grandezza, le cose per via di una serie di fattori fuori dal tuo controllo, che nessuno poteva prevedere, congiunture internazionali sui mercati finanziari, dovuti alla bilancia dei pagamenti, alla morsa del credito, alla rigidezza della domanda, è necessario chiedere a gran voce un piano di aiuti. Aiuti di Stato. Bisogna chiedere gli incentivi per la rottamazione delle autovetture. Insomma bisogna che lo Stato in cui hai alcuni degli stabilimenti ti dia denaro per rimettere apposto i conti dell'azienda privata che tu amministri. Cosa? Ti sembra strano? Non ti sembra onesto perchè ci siano anche altre aziende in difficoltà? Lascia stare, sforzi solo il cervello, dissipi calore e non succede niente. Lascia perdere. Non fa niente. Fai come sempre. Telefona al giornalista che segue la società per cui lavori da ormai 30 anni e gli dici di recuperare l'intervista che avevate fatto l'anno prima. Ne avrà sicuramente una copia. Anzi ti risponderà dicendo che ha un template. Ti basta cambiare il nome del stabilimento che devi minacciare di chiudere, cambi il numero degli operai che devi minacciare di licenziare. Mi raccomando cambia la data che già una volta un tuo predecessore si è fatto una figura di merda.


10 febbraio 2010

Vincent Van Gogh




Vincent Van Gogh nasce il 30 Marzo del 1853. Anzi no. Dovremmo dire del 1852. Già. Perchè un Vincent Van Gogh nasce morto il 30 Marzo del 1852 dal grembo della stessa madre. La signora Cornelia. Non ci vuole una laurea in psicologia per capire che nascere due volte e morire una volta per un giovane di Zundert, amena cittadina del sud di un' Olanda protestante e mercantile, non deve essere stato facile. Se Vincent Van Gogh si porterà con sé questo senso di colpa per tutta la vita, se sarà affetto disturbi psichici che lo porteranno al suicidio non lo sapremo mai. Quello che è certo è quello che dice Foucalt: “il passaggio dall'uomo all'uomo vero è per l'uomo pazzo”. Ora una precisazione. Quanto segue, cari lettori, è un concentrato di omaggi. Il primo all'artista Vincent Van Gogh. Il secondo a Giordano Bruno Guerri. Questi, come pochi altri intellettuali, ha saputo rendere la biografia un contentitore letterario accattivante e straordinariamente emozionante. Ha saputo catturare una serie di eventi e trasformarli in un racconto che è quadro anch'esso. Colorato, profondo, psicoanalitico, storico, sociale. Il tutto con una tavolozza di colori che avrebbe creato qualche difficoltà anche al grandissimo Van Gogh. Il nero dell'inchiostro e il bianco dela carta.


La vita di Vincent Van Gogh, breve perchè muore suicida a 37 anni, colpisce perchè è un concentrato di dissoluzione, di dissipazione, di povertà, indigenza, sofferenza, solitudine, incapacità comunicativa. E' una vita indegna di essere vissuta. Ma è la vita di uno spirito ipersensibile che avrà il merito di cambiare la sensibilità delle genti che solo dopo morto, solo molto tempo dopo, si accorgeranno di lui. Della sua grandezza.
Le sue tele, che oggi vengono battute nelle aste a cifre da capogiro (I Girasoli nel 1987 a New York 40 Mln di dollari), non hanno conosciuto alcun riconoscimento mentre lui era in vita. Nè dagli addetti ai lavori, i mercanti d'arte, nè dagli altri pittori. I vari Gaugin, Renoir, Manet, Monet, Degas, che pure egli frequentò al Cafè du Tambourin nel cuore di Pigalle a Parigi, lo snobbavano e non lo consideravano. Lo consideravano, guarda caso, un pazzo. Già, come tutti gli altri. Come facevano i ricchi, gli alto borghesi, i medioborghesi, i piccolo borghesi. Cioè tutti i pioli della scala.
Non aveva scampo il povero Vincent. Aveva ereditato dal padre, che, sfortuna sua, era un modesto prelato, pastore protestante delle cento anime Zundert, una scarsa capacità dialettica. E questo non deve averlo aiutato. Non riusciva a instaurare rapporti interpoersonali. Nè di amicizia, nè più profondi. Le sue donne. Solo le puttane. Già. Quelle che erano fuori dai pioli della scala. Erano sotto, la feccia. L'immondezzaio dove il mondo perbene, ordinato, mercantile, borghese anadava a depositare le sue feci, i suoi sfoghi.
Non ebbe mai una relazione con una donna anche se si innammorò diverse volte. Raquele, Agostina Segatori. Una diversa in ogni luogo diventava il suo riferimento. Spesso ubriaco, faceva uso di assenzio, come antidepressivo diremmo oggi. La sua condotta smodata nel bere e nel mangiare, pangiava poco o nulla, lo portò a perdere dieci denti. Glieli ricostruirono in acciao. Non doveva avere un gran sorriso che, abbinato alle mascelle taglienti, ai capelli rossi e ad uno sguardo stranito non dovevano farne un uomo di bella presenza.
Eppure quegli occhi sapevano vedere la natura primigenea. Sapevano cogliere l'autentico delle cose. Seppero capire ed interpretare la realtà in maniera profondissima ed originale. Il suo pessimismo era esasperato. I suoi colori, le sue pennellate davano voce alle urla della natura, allo strazio delle persone, al cuore dell'umanità. L'impressionista cercava di far emozionare grazie ad un cromatismo iperrealista. Van Gogh invece scarica sulla tela quello che che è il precipitato della sua interpretazione della realtà. I suoi colori danno forza a ciò che è dentro la natura. Alla parte non visibile. Questa forza, questo dinamismo supera l'impressionismo. Pone le basi per la pittura moderna. Astratta.
I mangiatori di patate. I corvi sui campi. Il biliardo nel caffè. Oggetti, pezzi, squarci della natura e della realtà che aprono un baratro nell'animo di chi guarda. Un baratro che è anche quello su cui si affaccia disperato ed inquieto Vincent. In cui egli si inabbissava ogni giorno.

La sua vita, dirà lui stesso, una “discesa infinita”. Consapevole della sua grandezza, con non molti altri grandi, si firmava Vincent. Perchè tutti avrebbero saputo di chi si parlava. Anche se il fratello Theo, rappresentante di quel mondo perbenista, mercante d'arte fu il primo a non capirlo mai completamente.
Zundert, Anversa, Parigi, Arles. Le tappe di una vita spesa dietro i colori alla ricerca di una perfezione, di un metodo, di una tecnica che divenne altissima. Le tappe di una vita che gli sfuggì sempre di mano. Che non seppe mai gestire. Prima protestante per supina educazione familiare. Poi cattolico per ribellione. Quindi acerrimo nemico di tutte le religioni.
Gaugin non lo stimava. Durante il periodo ad Arles in cui condivisero la casa gialla gli fece un ritratto. Lo ritrasse stupido. Con una faccia da ebete. Van Gogh scoprì la disistima di quello che considerava un amico e un ottimo interlocutore. La reazione fu feroce. Feroce ed autolesionista. Ci rimise l'orecchio che portò a Raquele perchè lo custodisse. A quel tempo la consapevolezza della sua grandezza gli era ormai chiara. Così come chiara gli era la prospettiva di vita. Di lì a poco avrebbe detto basta in una pozza di letame.
Per una spietata legge del contrappasso, ai discendenti dei concittadini di ogni città che lo ospitò, finì col regalare la ricchezza e l'agiatezza del turismo culturale. Oggi Arles, Amsterdam vivono economicamente anche grazie a lui. Già. Gli Olandesi, buoni solo per mercanteggiare, che odiava ferocemente per la l'incapacità di spiengersi oltre, mettono il marchio Van Gogh su cappellini, tazze, t-shirts.
Il libro di Giordano Bruno Guerri sono circa 120 pagine.  Si fanno leggere d'un fiato. Un crescendo che prende come il film 4 minuti, come il presto della sonata Kreutzer di Bethoween. E' edito Bompiani ed ha una bella copertina. Per cui va bene anche per chi compra I libri ad uso estetico.

Per chi invece ha la possibilità di passare da Londra in questo periodo, fino ad Aprile alla Royal Academy of Arts è allestita una delle più ricche e suggestive mostre del pittore.

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