< < aronne | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

  
 

    
ARONNE: "quando ti pisci addosso rimani al caldo solo per un po' "
  



21 giugno 2011

Hotel Patria



Mario Calabresi in questo periodo è ovunque. In TV con Hotel Patria, in libreria con “Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro”. In TV, radio, sulla carta stampata per promuovere l’uno e l’altro.
Mario Calabresi ha una storia familiare importante. Si presenta bene. Una persona pulita. Competente, schivo, sa raccontare. E nel raccontare pare vincere quella certa aria di timidezza, di riservatezza che gli conferisce un’autorevolezza non comune.
Hotel Patria è un programma di 4 appuntamenti TV su Rai 3 in onda tutti i lunedì fino al 4 Luglio in cui racconta della tenacia e della pervicacia di uomini, italiani, che non si arrendono al destino. Che provano a ribaltare quella cultura machiavellica che assegna all’uomo una capacità parziale nell’influenzare le proprie sorti. Il 50% è nelle mani di fortuna avrebbe detto il politico fiorentino.
Il risultato è un programma che sa emozionare, in cui la pacatezza del narratore rappresenta lo strumento giusto. Quello che dà i bassi agli acuti che arrivano direttamente dai protagonisti delle storie. Prendete ad esempio quella dei cantieri Lillia sul Lago di Como. Storie di impresa che è vita. Romanzo. Una famiglia di macellai che per 300 anni tagliano fettine e insaccano prosciutti, che si ritrovano ad avviare un’attività di produzione di barche a vela. Barche le “star” che sono la formula 1 del mare. Barche che alle Olimpiadi si piazzano con 3 equipaggi diversi sui tre gradini del podio.
Quando muore il fratello che era stato il fondatore del cantiere, Mecu Lillia non ha dubbi. Si va avanti. Perché quella che conta è la passione.
In questa storia c’è tanto, tutto l’essere italiani e intraprenditori. Orgoglio. Passione. Tenacia. Creatività. La capacità di fare cose belle, veloci e che piacciono alla nicchia dei campioni che sul Lago di Como sono richiamati dalla professionalità, dalla qualità di queste barche. Di farlo nel posto meno globale del mondo, dalla tipicità che è orografica prima ancora che identitaria.
Oppure la storia di Loris Degioanni, giovane laureato al Politecnico di Torino, originario di Vinadio borgo di 400 anime sopra Cuneo. Grazie ad un contatto con il Prof.Bruno dell’Università di San Francisco finisce con il creare una start-up tecnologica nella Silicon Valley dove oggi ci sono 12 dipendenti, guarda caso tutti cresciuti nell’Ateneo sotto la Mole. Il passaggio più interessante è quando Calabresi, raccontando questa storia, parla della forza straordinaria che si libera quando due generazioni si toccano. Il cortocircuito tra il Prof. americano, italo-americano di terza generazione, con i nomi dei nonni registrati negli archivi di Ellis Island, e il giovane cuneese crea le condizioni per lo sviluppo di una nuova iniziativa. Il giovane che ha un talento promettente ma ancora acerbo e che va sorretto, che necessita fiducia e sostegno, che cerca qualcuno che gli creda e che gli dia una possibilità trova in John Bruno dall’altra parte del pianeta quelle braccia che sono quelle del nonno che ti accoglie quando piccolo cerchi di muovere i primi passi.
Ecco la ricetta dunque. Far dialogare le generazioni. Una via che risolve certi aberranti radicalismi. In politica, ad esempio. I vecchi dinosauri che trascorrono le notti come dei giovani adolescenti straripanti di amore e ormoni, i giovani rottama tori di una sinistra da tribuna VIP.
Mario Calabresi è una buona scoperta per la TV. Il suo giornalismo che racconta la vita, diventa romanzo. Senza perdere mai il contatto delle realtà che è dura, precaria e piena di mille contraddizioni, in un paese come il nostro rispetto al quale occorre muoversi più nonostante che grazie, Mario Calabresi porta in tavola piatti di una denuncia ottimista. Positiva. Di chi cerca di guardare comunque oltre il buio, oltre l’indietro. Come mi scrisse una volta Massimo Gramellini, alla fine del tunnel c’è sempre la luce.
Unico neo il carattere un po’ troppo locale, piemontese dei racconti. La colonna sonora è la ciliegina sulla torta.





Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Mario Calabresi Hotel Patria

permalink | inviato da aronne il 21/6/2011 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


15 giugno 2011

Referendum: Il Centro e la Chiesa


Mi pare che non sia stato detto. Ma questo referendum ha significato una sonora sconfitta per le forze di Centro: e quindi dei suoi due leader Fini e Casini.
L'UDC di Casini, inoltre, deve anche fare i conti col fatto che si è anche allontanato dalla Chiesa che, come non mai, si è schierata con tutte le sue forze (e le gerarchie) per i 4 SI.







Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. chiesa fini casini risultati referendum 2011

permalink | inviato da aronne il 15/6/2011 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 giugno 2011

Innovazione: nanotecnologia politica


Ieri alla giornata nazionale dell'Innovazione c'era anche il Ministro Brunetta. Alla fine del suo intervento ha dato una dimostrazione di un progetto innovativo in  nanotecnologia politica...



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Brunetta nanotecnologie innovazione

permalink | inviato da aronne il 15/6/2011 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2011

Il derby del quorum


Referendari politici contro referendari e basta. O referendari antipolitici. Di Pietro si smarca dal significato politico. I movimenti si smarcano dai politici. Anche Berlusconi minimizza il goal preso, e si smarca anche lui. Tutti smarcati.
Ma la palla chi ce l'ha? E soprattutto il gioco chi lo fa? Ed ancora c'è ancora qualcuno che paga il biglietto allo stadio?
Attenzione che a smarcarsi, senza palla, dalla politica si finisce con il rimanere in fuori gioco. Ci vuole una strategia, anche difensiva a volte, e ci va gioco di squadra, corale. Con certi alleati, a volte, non si può applicare il modulo sacchiano nè ci si può affidare sempre all'iniziativa dei singoli.






11 giugno 2011

Erano meglio gli androidi



Perché oggi viviamo come in uno stato di perenne attesa? In un limbo fatto di scadenze di breve periodo e di progetti rimandati? Nell’attesa e nella speranza che il domani ci dia una maggiore stabilità. Che l’orizzonte sia più nitido, la rotta più certa?

Diverse sono le ragioni di questo stato di cose. Grave stato di cose.

La prima di carattere economico. Se guardiamo all’Italia in particolare, l’ingresso nell’Euro ha portato con sé, come effetto collaterale, la necessità di far marciare la locomotiva Italia alla stregua della Germania. E si sa che le ferrovie Italiane non sono per niente efficienti come quelle teutoniche.
Pertanto chiunque, a tutti i livelli, ha potuto sperimentare una enorme difficoltà nel mantenere le proprie posizioni: status e/o salari. E’ indubbio che, anche se spesso tanti lo colgono solo animalescamente, da circa dieci anni ciascuno di noi è costretto a correre molto di più. I ritmi sono diventati sempre più frenetici e il potere d’acquisto, anche per quei fortunati che hanno visto resistere il livello delle proprie retribuzioni, è calato.
In altre parole lavoriamo di più (“bisogna aumentare la produttività”) ma guadagniamo meno (“crollo poter d’acquisto”). Come se ciò non bastasse, mentre negli USA ad esempio esiste una certa cultura del debito, e dell’indebitarsi, qui da noi questa tendenza è frenata da un’inerzia culturale che storicamente ha afflitto un paese, il nostro, troppo stretto tra Est e Ovest. Così, frenando i consumi, si frena anche la crescita. Il governo ultraliberista di Tremonti ha fatto il resto. Rigidità e controllo del debito per sbattere definitivamente (diminuzione Investimenti pubblici) la porta in faccia all’aumento del PIL.

La seconda ragione è di ordine sociale. Più grave. Quando larghi strati della popolazione, in particolare quelli più giovani, quelli che con il proprio entusiasmo e la propria energia, tipica della loro età, sono costretti a rinunciare a progettare la propria vita, il sistema paese vede cambiare completamente il suo DNA. Incontrovertibilmente.
Attenzione, per progettualità si intende quella capacità dell’uomo di prefiggersi obiettivi di lungo termine, ambiziosi e importanti. Obiettivi che richiedono forza, coraggio, intelligenza, intraprendenza. Che impongono la messa in gioco di tutto sé stessi cercando di violare le leggi di natura, le leggi della fisica e quelle dell’economia se necessario.
Grandi uomini devono ambire a fare grandi cose. A cambiare il mondo. Di piegare il futuro al proprio volere. Di rendere comune a tanti il proprio destino.
Ed invece da tempo il declino (altro che decrescita felice) è prima di tutto un declino sociale. Si è smarrita la tempra di molti che un tempo erano capaci di giocare ai dadi il destino di tanti. Che erano capaci di andare contro la natura, spericolati surfisti sull’onda dell’imprevisto. Si è smarrito quella luce che illuminava gli occhi di chi correva per il proprio pezzo di terra nel West. La luce degli occhi lunghi, acuti dei grandi navigatori. L’idea della ricerca di un mondo nuovo, di terre incontaminate e misteriose. Il fascino dell’esotico, di ciò che è sperduto, dell’ignoto. L’avventura. E’ scomparso dal vocabolario del cuore dove una volta albergava il coraggio.

La donna, in tutto questo, è la sconfitta più grande. E’ rimasta senza eroi e senza principi. Senza uomini che un tempo, con il loro destriero, correvano a salvarla. Fin su la torre in cui era rinchiusa. Sfidando qualsiasi ostacolo, rischio o pericolo. Le foreste di natura come i gineprai della malvagità umana.
Alla donna non è rimasto altro che consumare. Consumare quei beni che hanno permesso di rivitalizzare per qualche decennio un capitalismo avvizzito, che veniva da mezzo secolo di machismo.
Obbligata, oggi, nell’Occidente super sviluppato a consumare più di quello che produce, e nel Terzo Mondo a non riprodursi affatto perché il Terzo Mondo, che non consuma beni futili, non ha diritto di consumare l’energia che serve all’elite dei paesi industrializzati.
Da una giogo all’altro. Prima, la donna occidentale doveva produrre prole per rinforzare stati ed eserciti, perché più individui in una nazione, significavano più consumo, più forza e più Impero. Poi via, via, una cultura consumista ha finito con il far affievolire la voglia di maternità. Del resto, la maternità, il concepimento, la nascita e tutto ciò che segue, (un impegno a tempo indeterminato), non sono semplicemente piccole crepe nel bozzolo promesso ed ardentemente desiderato, ma creano una falla grande e impossibile da richiudere: una falla in cui il tanto deprecato imprevisto, incidente, destino può irrompere nella fortezza faticosamente costruita e attrezzata senza risparmio al fine di tenerli fuori (cfr. - BAUMAN - "Vite che non possiamo permetterci").
Viviamo in un’epoca che ha santificato la difettosità, quando intesa come strumento di marketing di prodotto, capace di far accrescere senza limiti gli indici di rotazione di magazzino: il ROS, il ROE. Ma che con altrettanta esasperata intransigenza si erge a bandirla se la stessa difettosità alberga nell’uomo.

Viviamo senza porci neanche l’idea della rinuncia o della posticipazione di un piacere o di un desiderio. Aggressivi ma statici, preferiamo atmosfere asettiche. Che non profumino di bio, ma che verosimilmente ricordino qualcosa che soddisfi il nostro status. Sempre più artificiali e digitali sembriamo a noi stessi dei robot. Dimenticando che solo qualche decennio fa, quando andavano molto di moda film, telefilm e cartoni animati che avevano per protagonisti “androidi”, di essi ci piaceva quando tradivano una certa umanità. Quando scattava qualcosa dentro quei circuiti, forse proprio per lo stare a contatto con l’umanità, che gli faceva compiere dei gesti che solo un uomo vero sarebbe stato in grado di fare.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. tasse euro capitalismo coraggio eroi consumo

permalink | inviato da aronne il 11/6/2011 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 giugno 2011

Capranica


Ferrara prova a serrare le fila del Pdl e invitare il sultano Silvio a cambiare marcia. Al Capranica si sentono di tanto in tanto anche alcune buone idee. Ma a mancare sono i giovani. A cui Silvio evidentemente non piace più, malgrado le barzellette e il suo stile da viveur. 
Purtroppo al Capranica fa la sua comparsata, con tanto di intervento Giorgia Meloni. Ecco era meglio se di giovani non ci fosse stato nessuno.





permalink | inviato da aronne il 9/6/2011 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 giugno 2011

Tradire la propria comunità




Sicilia, terra disgraziata. Bella, bellissima, ma disgraziata. A Giugno puoi assistere ad un miracolo di colori che il Sole, artista sempre contemporaneo, combina ogni minuto. Tutte le tonalità. Ma la bellezza tutt'intorno non basta. Il Paradiso Terrestre non rese Adamo migliore. E così, Eva. Pensate a quanti Siciliani, giovani e meno giovani, ieri come oggi emigrano in cerca di un lavoro al Nord. Assai spesso lo trovano ma un istante dopo studiano come rientrare. Non di rado utilizzando mezzi, escamotage, qualsiasi cosa. I pirati, se serve. Il rientro è concepito. Concepito, già. La demografia del Sud è figlia dei figli dell'avvicinamento. Ma alimenta la greve pulsione della propaganda leghista. Quella che non appartiene a molti politici leghisti, ma che cementa un importante percentuale della sua base elettorale.
Oppure, prendete la classe dirigente locale di molti, tanti comuni. Selezionata tra quanti, tanti rimangono. Gli autoctoni. Il politico, l'imprenditore, il professionista. O, ad esempio, il direttore di banca. Non vi sfuggirà l'importanza del suo ruolo. Tra tutti, di questi tempi più del solito, riferimento nevralgico cui guardare per tanti. Come il farmacista di 30, 40 anni fa, che era l'elemento di prossimità medico, psicologico oltre che farmaceutico. Colui cui rivolgersi in caso di malattia. Quando la salute della famiglia, della comunità era minacciata. Allo stesso modo, il direttore di banca è quell'elemento di prossimità che oggi si prende cura della salute dell'organo più importante della fisiologia nell'era del capitalismo 2.0. A sacchetta.
Il direttore di Banca è il parroco che deve preoccuparsi dell'aldiqua. Ministro del culto della vita degna di essere vissuta quando a contare non sono solo i valori dello spirito ma spesso e soprattutto i valori materiali. Ecco che i tassi di interesse diventano i Padre Nostro e le Ave Maria che egli infligge a quei siciliani della comunità che hanno peccato a “fare”. Perché “fare” in questa terra è peccato!
Indulgere in questo vizio richiede denaro e un pizzico di ingordigia. Vizi che al di qua si pagano. Ora il direttore della banca, da buon pastore, deve giocare di fioretto con le sue poche ma pur sempre importanti leve decisionali. Ora chiudendo un occhio, ora dando un'altra, forse l'ennesima ulteriore mutua possibilità. Che può voler dire futuro per tanti. Futuro, speranza. Derivata positiva se preferite i limiti dei rapporti incrementali a quelli umani.
Ora, quando un direttore di banca tradisce il territorio, il proprio territorio, la propria comunità diventa come Joe Morelli. L'Uomo delle Stelle di Tornatore.
Joe Morelli offriva speranza e futuro agli uomini ed alle donne delle comunità che visitava con il suo circo hollywoodiano ambulante. Gli rubava, con i suoi scatti, l'umanità dei loro sguardi. In cambio di niente prendeva a usura la vita.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pozzallo usura

permalink | inviato da aronne il 8/6/2011 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 giugno 2011

Aronne in TV


 
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Tg5 chirurgia estetica

permalink | inviato da aronne il 8/6/2011 alle 15:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 giugno 2011

Pensierini post-elezioni


Ora che la Moratti a Milano ha perso, che fine faranno gli equilibri costruiti in così tanto tempo (2 anni) per l’EXPO? Non è che la prima conseguenza di queste elezioni sarà che dovremo parlare di EX - PO?

Letta, quello giovane, ieri sera a Ballarò tradiva una certa sicurezza nel dire che il PD è l’architrave di questo centro-sinistra che ha vinto le elezioni amministrative. Proverbio: “Vedere la pagliuzza nell’occhio altrui trascurando l’architrave nel proprio”.

Un risultato positivo queste elezioni l’hanno dato. Se non altro, adesso che Futuro e Libertà ed AN non esistono più, abbiamo un Presidente della Camera super partes.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Ballottaggi Milano Napoli EXPO Letta

permalink | inviato da aronne il 1/6/2011 alle 8:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio        luglio
 
 


 >> >>  in evidenza  << <<
  
  "Eurobond, Eurobond!"
  




  
I pionieri dell'Imprenditoria
 


  
                Statistiche

 Site Meter  



 















CERCA

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog